La spirale di morte continua: la Francia legalizza l’eutanasia
Padre Shenan J. Boquet|
(www.hli.org)
Mercoledì 15 luglio, l’Assemblea Nazionale francese ha votato con 291 voti a favore e 241 contrari a favore della legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito. Il voto fa seguito a un dibattito durato anni, spesso controverso, nel corso del quale le proposte di legge erano state ripetutamente respinte da entrambe le camere del Parlamento.
La nuova legge consente a un adulto di richiedere la morte se è cittadino francese o residente legale stabile, soffre di una malattia grave e incurabile in stadio avanzato e potenzialmente letale, prova sofferenze fisiche o psicologiche ritenute insopportabili o refrattarie alle cure, ed è ritenuto capace di prendere una decisione libera e informata.
La legge prevede inoltre che la richiesta venga esaminata da professionisti sanitari entro quindici giorni, seguiti da un periodo di riflessione di almeno due giorni. La sostanza letale può essere somministrata autonomamente dal paziente oppure da un medico o da un infermiere qualora il paziente non sia in grado di farlo.
ILa pressione affinché la legge venisse approvata è stata incessante. Come ha osservato la presidente dell’Assemblea nazionale Yaël Braun-Pivet dopo il voto, il disegno di legge ha dato luogo al dibattito più lungo in Assemblea dagli anni ’80.
Negli ultimi anni, il Senato francese aveva respinto la misura per tre volte. Il voto del 15 luglio è stato il quarto su cui l’Assemblea nazionale si è espressa dal maggio 2025, e il sostegno tra i deputati si è ridotto a ogni lettura.
Tuttavia, la questione è stata sostenuta con forza dal presidente Emmanuel Macron, che durante la sua campagna elettorale del 2022 aveva promesso di aprire la strada alla morte legale. E questa volta, lui e gli altri sostenitori del suicidio assistito e dell’eutanasia sono riusciti a raccogliere i voti necessari.
«Nel 2022 mi sono impegnato a spianare questa strada insieme al popolo francese», ha dichiarato dopo il voto. «Quell’impegno è stato mantenuto». I deputati hanno applaudito l’autore del disegno di legge, Olivier Falorni, che ha descritto la sua campagna pluriennale come «una maratona con ostacoli».
Tuttavia, la battaglia non è ancora del tutto conclusa. Con un annuncio a sorpresa nel giorno della presa della Bastiglia, il primo ministro Sébastien Lecornu – che è personalmente contrario alla legge – ha dichiarato che avrebbe deferito il testo al Consiglio costituzionale, citando il disaccordo tra le due camere e, soprattutto, la mancata inclusione nella legge di una clausola di coscienza per le istituzionil presidente Emmanuel Macron mantiene la promessa elettorale più controversa
Nella sua formulazione attuale, la legge obbligherebbe le strutture di assistenza – comprese le case di cura cattoliche gestite dalle Piccole Sorelle dei Poveri – a consentire le iniezioni letali all’interno dei propri locali. Il presidente del Senato Gérard Larcher ha annunciato a sua volta un rinvio.
All’esterno dell’Assemblea, i manifestanti esponevano cartelli con la scritta: «Assistenza = fratellanza – Eutanasia = abbandono». Alliance VITA, la principale organizzazione anti-eutanasia del Paese, ha definito il voto «una grave frattura etica e sociale» che mina la prevenzione del suicidio, stigmatizza la vita dei più vulnerabili e apre la strada a «divisioni all’interno delle famiglie, delle équipe sanitarie e della società nel suo complesso».
L’e Se la legge entrerà in vigore, la Francia diventerà il quinto Paese europeo a legalizzare pienamente l’eutanasia, unendosi a Paesi Bassi e Belgio (2002), Lussemburgo (2009) e Spagna (2021) nel consentire ai medici di provocare direttamente la morte.
Un numero maggiore di paesi consente il suicidio assistito, in cui è il paziente stesso ad assumere la dose letale: la Svizzera tollera questa pratica dal 1942 – da qui il famigerato «turismo del suicidio» della clinica Dignitas – mentre le sentenze delle corti costituzionali hanno aperto la strada in Germania e in Austria, e la Corte di cassazione italiana ha previsto alcune limitate eccezioni.
Il parlamento portoghese ha approvato una legge sull’eutanasia nel 2023, anche se i veti presidenziali e i ricorsi costituzionali ne hanno finora impedito l’entrata in vigore. La mappa dell’eutanasia legale in Europa, in altre parole, si sta espandendo costantemente – e la Francia è la più grande nazione europea che non ha ancora adottato l’eutanasia.
La risposta dei vescovi francesi
I vescovi francesi hanno risposto nel giro di poche ore, con una dichiarazione senza mezzi termini. «Il 15 luglio 2026 segna una grave svolta nella storia del nostro Paese», hanno scritto i vescovi.utanasia legale si diffonde in Europa
Il cardinale Jean-Marc Aveline di Marsiglia, presidente della Conferenza episcopale, ha deplorato il fatto che «i parlamentari abbiano sancito nella legislazione francese la possibilità di provocare la morte». «Questa scelta», ha affermato, «rompe con la lunga tradizione di assistenza il cui scopo è alleviare la sofferenza e accompagnare ogni persona fino alla fine naturale della propria vita».
Come conseguenza della legge, hanno proseguito i vescovi francesi,
il nostro rapporto con la vulnerabilità, la vecchiaia, la disabilità e la malattia cambierà. Il legame di fiducia tra le generazioni, così come tra gli operatori sanitari, i pazienti e le loro famiglie, ne uscirà indebolito, e la percezione che la società ha della fragilità ne risulterà compromessa. I più poveri saranno probabilmente i primi a pagarne il prezzo: per non essere un peso per i propri figli o nipoti, gli anziani in situazioni precarie potrebbero sentirsi spinti a morire.
I vescovi hanno inoltre (giustamente) osservato che «l’esperienza in altri paesi dimostra che i criteri di accesso all’eutanasia tendono sempre ad ampliarsi, a scapito delle cure palliative».
I vescovi hanno concluso la loro dichiarazione incoraggiando le strutture sanitarie cattoliche «ad essere testimoni fedeli dell’attenzione etica essenziale al rispetto dei valori umani fondamentali, astenendosi da comportamenti chiaramente moralmente riprovevoli, in conformità con la dignità di ogni vita umana».
I vescovi si sono impegnati a «seguire da vicino» i ricorsi presentati al Consiglio costituzionale e hanno esortato i cattolici francesi, qualunque cosa accada, a «testimoniare che è possibile un’altra via: quella della presenza fedele e dell’assistenza attenta che allevia le sofferenze fisiche o psicologiche, senza mai abbandonare nessuno».
Le suore si rifiutano di sottostare alla legge di New York
Nel frattempo, dall’altra parte dell’oceano, a New York, anche i leader cattolici si stanno opponendo a una nuova legge sul suicidio assistito.
Il «Medical Aid in Dying Act» di New York, firmato dalla governatrice Kathy Hochul a febbraio, entrerà in vigore ad agosto, rendendo New York uno dei tredici Stati, oltre al Distretto di Columbia, ad aver legalizzato il suicidio assistito.
Venerdì 17 luglio, quattro ordini di suore cattoliche – le Suore Carmelitane per gli Anziani e gli Infermi, le Suore Domenicane di Hawthorne, le Suore Missionarie di San Benedetto e le Piccole Suore del
I poveri – si sono uniti alla diocesi di Rockville Centre e ad altre organizzazioni cattoliche nel presentare una causa federale per bloccare la legge.
Le Suore Domenicane di Hawthorne gestiscono una struttura di cure palliative da 42 posti letto per i poveri in fin di vita. Secondo la legge dello Stato di New York, tali strutture devono fornire consulenza ai malati terminali su tutte le loro “opzioni di fine vita” – che ora includono il suicidio assistito – oppure indirizzarli a qualcuno che lo faccia, pena multe fino a 2.000 dollari per ogni violazione, la revoca delle licenze e persino la reclusione in caso di violazioni intenzionali.
«Nelle nostre case portiamo l’amore sconfinato di Cristo agli anziani newyorkesi di ogni provenienza e ceto sociale», ha affermato Madre Mary Rose Heery, priora generale delle Suore Carmelitane. «Ci impegniamo a portare la Sua compassione a coloro che ci sono affidati, assicurandoci che nessun ospite debba mai morire da solo. Questa legge colpisce al cuore quella vocazione».
Mark Rienzi del Becket Fund, lo studio legale specializzato in libertà religiosa che rappresenta le suore, ha espresso il concetto in modo ancora più schietto: «New York sta costringendo le persone malate e in fin di vita a prendere in considerazione il suicidio nel momento di maggiore sconforto, indipendentemente dal fatto che lo chiedano o meno. Peggio ancora, sta arruolando le suore che si prendono cura di loro nel proprio “culto del suicidio”, sotto la minaccia di multe schiaccianti e della rovina professionale».
Il vescovo John Barres di Rockville Centre, la cui diocesi è tra i ricorrenti, ha espresso un tono di sfida in una dichiarazione: «Non ci sottometteremo mai alla cultura della morte di New York».
«Il suicidio assistito è un grave fallimento morale che espone gli anziani, i disabili e coloro che soffrono di malattie mentali ed emotive al rischio di abusi e manipolazioni», ha affermato. «Cristo, il Medico Divino, ci chiama ad accompagnare i malati e i morenti con compassione, non ad abbandonarli alla morte. Il tribunale dovrebbe proteggere quella missione millenaria».
Legalizzare l’eutanasia è un terreno scivoloso
I vescovi francesi hanno ragione a temere che, una volta legalizzata l’eutanasia per casi “limitati”, essa si estenderà ben presto a casi molto più ampi. Su questo punto, i fatti parlano chiaro.
Il Canada ha legalizzato l’eutanasia nel 2016 per coloro la cui morte era «ragionevolmente prevedibile». Dieci anni e oltre centomila decessi dopo, le condizioni «rigide» sono state ampliate a tal punto che il Paese sta valutando di consentire l’eutanasia e il suicidio assistito per pazienti la cui unica condizione è una malattia mentale. In altre parole, il Paese sta valutando di aiutare le persone con tendenze suicide… a suicidarsi.
La proposta è talmente macabra e incontra una tale opposizione da parte del settore della salute mentale che persino la commissione parlamentare canadese sta chiedendo di frenare questa tendenza, come ho scritto il mese scorso.
I Paesi Bassi, il primo Paese al mondo ad aver legalizzato l’eutanasia, hanno seguito lo stesso percorso. Quando la legge olandese entrò in vigore nel 2002, all’opinione pubblica fu assicurato che l’eutanasia sarebbe stata riservata ai casi di «sofferenza insopportabile» senza «alcuna prospettiva di miglioramento», il tutto circondato da rigorose misure di salvaguardia. Nel giro di tre anni, i medici olandesi avevano adottato il Protocollo di Groninga, una serie di linee guida in base alle quali i medici possono porre attivamente fine alla vita dei neonati gravemente malati.
Nel 2020, la Corte Suprema olandese ha avallato l’eutanasia di pazienti affetti da demenza avanzata che non sono più in grado di dare il proprio consenso, a condizione che abbiano firmato in precedenza una direttiva anticipata. Il caso sottoposto alla Corte riguardava una donna di 74 anni alla quale il medico aveva versato un sedativo nel caffè e che era stata immobilizzata dalla propria famiglia quando sembrava opporre resistenza all’iniezione letale. Il medico è stato assolto.
Il Belgio, che ha legalizzato l’eutanasia nel 2002, ha seguito lo stesso percorso ancora più rapidamente. Nel giro di un decennio, i suoi medici praticavano l’eutanasia a persone che non soffrivano di alcuna malattia terminale. Tra questi, nel 2013, c’erano due fratelli gemelli sordi di 45 anni che stavano perdendo la vista e una donna di 44 anni devastata da una serie di
interventi chirurgici di “cambio di sesso” falliti. Nel 2014, il Belgio è diventato il primo Paese al mondo ad abolire ogni limite di età dalla propria legge sull’eutanasia e, da allora, ha praticato l’eutanasia su bambini di appena nove anni.
Questo schema non conosce eccezioni. Nessun paese che abbia legalizzato l’eutanasia ha mai limitato in modo significativo la propria legge. Le «condizioni rigorose» del primo anno sono inevitabilmente solo un preludio a un numero sempre maggiore di decessi negli anni a venire.
I numeri seguono inevitabilmente questa tendenza. Nei Paesi Bassi, i decessi per eutanasia hanno raggiunto quota 9.958 nel 2024 – con un aumento del dieci per cento in un solo anno, e rappresentando più di un decesso su venti nel Paese – mentre l’eutanasia per sole malattie mentali è passata da 88 casi nel 2020 a 219 nel 2024. In Belgio, i decessi per eutanasia ufficialmente registrati sono saliti da 236 nel primo anno completo di vigenza della legge a 3.423 nel 2023. E il Canada, che ha legalizzato l’eutanasia solo nel 2016, ha già superato entrambi: più di centomila canadesi sono morti per iniezione letale in un solo decennio, di cui 16.499 nel solo 2024 – il 5,1 per cento di tutti i decessi nel Paese.
Ovunque venga legalizzata, l’eutanasia non rimane un caso raro. Diventa una pratica di routine.
La via da seguire: una cura secondo l’esempio di Cristo
«A prescindere dalle motivazioni e dai mezzi utilizzati, l’eutanasia diretta consiste nel porre fine alla vita di persone disabili, malate o in fin di vita», insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica. «È moralmente inaccettabile» (n. 2277).
Tuttavia, la Chiesa non impone mai un divieto senza offrire contemporaneamente una visione più completa, più umana, più cristiana, più conforme alla dignità umana. Due paragrafi dopo aver condannato l’eutanasia, la Chiesa indica la vera via: cure palliative di eccellente qualità, che il Catechismo definisce «una forma speciale di carità disinteressata» (n. 2279).

Difendere la vita significa molto più che rifiutare l’eutanasia: significa promuovere una cultura della cura. Attraverso la formazione dei futuri infermieri, Human Life International fornisce agli operatori sanitari gli strumenti necessari per accompagnare chi soffre con compassione, rispetto e un impegno incrollabile a tutela della dignità di ogni persona umana.
La vera domanda che si pongono la Francia, New York e ogni società tentata da questa falsa misericordia è quella sollevata dai vescovi francesi: se la risposta alla sofferenza sia la morte su richiesta, oppure una società in cui nessuno giunga a concludere che la morte sia preferibile perché l’assistenza, la medicina, la famiglia e la comunità li hanno delusi.
La risposta alla sofferenza non è la morte, ma accompagnare i malati e i morenti con compassione cristiana, sviluppando e applicando le migliori cure palliative possibili.
Questa è la testimonianza delle Suore Carmelitane al capezzale dei morenti e delle Piccole Sorelle dei Poveri, da Parigi a New York. Preghiamo per loro, per i giudici del Consiglio costituzionale francese e della corte federale di Albany, e soprattutto per i malati, gli anziani e i morenti che queste leggi mettono in pericolo di vita.
Human Life International

Padre Shenan J. Boquet
In qualità di presidente di Human Life International, padre Boquet è uno dei massimi esperti del movimento internazionale a favore della vita e della famiglia, avendo visitato quasi 90 paesi in missioni a favore della vita nell’ultimo decennio. Padre Boquet collabora con i leader del movimento a favore della vita e della famiglia in 116 paesi che collaborano con HLI per proclamare e promuovere il Vangelo della Vita.

