La tutela del creato nell’era digitale

– Di Serenella Verduchi

(catholicexchange.com)

La cura dell’ambiente rappresenta una sfida per tutta l’umanità. Si tratta di un dovere comune e universale, quello di rispettare un bene comune, destinato a tutti, impedendo che chiunque utilizzi «impunemente le diverse categorie di esseri, viventi o inanimati – animali, piante, elementi naturali – semplicemente come si vuole, secondo le proprie esigenze economiche» (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 466).

Ecco cosa afferma la Dottrina Sociale della Chiesa in merito alla tutela dell’ambiente.

Possiamo immaginare gli ambiti delle relazioni sociali umane, come illustrato nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, come se fossero cerchi concentrici: al centro c’è la persona umana e poi, espandendosi gradualmente verso l’esterno, ci sono la famiglia, il lavoro, la società, la comunità internazionale e, infine, l’ambiente che circonda ogni essere umano. Ciò riguarda la responsabilità dell’umanità nei suoi rapporti – potremmo dire – con lo spazio, ma vi è anche una dimensione che si estende nel futuro, riguardante le generazioni future.

La responsabilità verso l’ambiente, patrimonio comune dell’umanità, si estende non solo alle esigenze presenti, ma anche a quelle future. «Abbiamo ereditato dalle generazioni passate e abbiamo beneficiato del lavoro dei nostri contemporanei: per questo motivo abbiamo degli obblighi verso tutti e non possiamo rifiutarci di interessarci a coloro che verranno dopo di noi, per ampliare la famiglia umana». Si tratta di una responsabilità che le generazioni presenti hanno verso quelle future, una responsabilità che riguarda anche i singoli Stati e la comunità internazionale. (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 467)

La nostra responsabilità nei confronti delle generazioni future nella salvaguardia del creato si estende anche al modo in cui produciamo, utilizziamo e smaltiamo le apparecchiature elettroniche. Ogni decisione che prendiamo riguardo ai dispositivi digitali — dall’acquisto alla riparazione fino al riciclaggio — contribuisce all’impatto ambientale che lasciamo in eredità a chi verrà dopo di noi.

Impronta energetica dei dispositivi: smartphone, televisori, computer portatili

Si stima che circa l’80% delle famiglie possieda almeno un PC in casa, il 90% uno smartphone e che il numero di dispositivi digitali sia in costante crescita.

Le fasi principali del ciclo produttivo e del ciclo di vita di un dispositivo possono essere riassunte come segue: estrazione di materiali rari, produzione, trasporto, utilizzo e smaltimento. Ciascuna di queste fasi ha un impatto ambientale in termini di sostenibilità, disponibilità di minerali rari, emissioni di CO₂, consumo energetico, nonché produzione e smaltimento di rifiuti pericolosi.

L’uso dei dispositivi digitali ha un impatto ambientale significativamente inferiore rispetto alle fasi relative alla produzione, al trasporto e allo smaltimento. Pertanto, è strategicamente più efficace concentrarsi su questo aspetto, ovvero evitare la sostituzione frequente dei telefoni cellulari, a meno che non sia necessario.

L’Unione Europea ha iniziato ad adottare misure per contrastare l’obsolescenza programmata attraverso varie direttive, come quelle che impongono requisiti di durata e riciclabilità (la direttiva sulla progettazione ecocompatibile) o che garantiscono opzioni di riparazione più ampie e accessibili (la direttiva sul diritto alla riparazione). Che cos’è l’obsolescenza programmata?

L’obsolescenza programmata è una strategia di produzione adottata dalle aziende che decidono di attribuire a un prodotto una durata di vita limitata, con l’obiettivo di trarre profitto da volumi di vendita più elevati. Per raggiungere questo obiettivo nel mondo dei dispositivi digitali, vengono utilizzate varie tattiche: aggiornamenti che rallentano i dispositivi, nuove applicazioni incompatibili con l’hardware più vecchio e scarsa riparabilità. Queste politiche attuate dai produttori accelerano il ciclo di sostituzione e di nuovi acquisti.

I dispositivi dismessi contribuiscono al crescente volume di rifiuti elettronici (e-waste o RAEE, Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) — tra cui computer, telefoni ed elettrodomestici — uno dei flussi di rifiuti in più rapida crescita, che richiede uno smaltimento speciale. Al loro interno si trovano materiali tossici come il piombo e il mercurio, dannosi per l’ambiente e la salute umana, ma anche materie prime preziose (rame, oro) che possono essere recuperate attraverso il riciclaggio.

Infatti, il recupero di materiali preziosi dai dispositivi dismessi potrebbe rappresentare un modo per promuovere la sostenibilità. Nella città olandese di Breda, questo compito è stato affidato a un robot di nome Daisy. È stato costruito per estrarre materiali preziosi dagli smartphone dismessi. È interessante notare che è in grado di recuperare, da una tonnellata di circuiti stampati, componenti elettronici flessibili e moduli fotografici, la stessa quantità di oro e rame che altrimenti dovrebbe essere estratta da 2.000 tonnellate di roccia.

Nel 2022 sono stati generati 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. La quantità di rifiuti elettronici generati aumenta di 2,3 milioni di tonnellate all’anno. I dati relativi al 2022 mostrano che meno del 25% del totale viene raccolto e riciclato.

La temperanza nell’era digitale

Per quanto riguarda gli smartphone, l’83% del loro impatto ambientale non deriva dal loro utilizzo, ma dai processi di produzione e smaltimento.

Si stima che un cellulare venga sostituito, in media, ogni 2–3 anni. Questo tasso di sostituzione genera un impatto ambientale significativo che potrebbe essere mitigato se la sostituzione degli smartphone venisse posticipata, anche solo di qualche anno.

Da una prospettiva cristiana, scegliere di prolungare la durata di vita dei nostri dispositivi digitali non è solo una decisione ambientale, ma anche un’espressione della cura del creato e della virtù della temperanza. Come sottolineato nella *Laudato si’*, «Sulla cura della casa comune», il consumo responsabile e l’uso prudente della tecnologia fanno parte del nostro impegno per il bene comune e per la solidarietà con le generazioni future, che hanno il diritto di ereditare un mondo in cui le risorse naturali non vengano sperperate a causa di sprechi inutili.

Prima di sostituire il proprio smartphone, vale la pena chiedersi se la sostituzione sia davvero necessaria. Ove possibile, prolungare la durata di vita del dispositivo attraverso riparazioni, aggiornamenti o semplicemente un uso più consapevole rappresenterebbe un contributo concreto alla responsabilità ambientale.

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