Ciò che angeli e demoni possono e non possono fare, Parte 1
Di padre Francesco Giordano, tratto da www.catholicexchange.com
Quando i miei seminaristi di Kuching hanno cominciato a farmi domande sugli angeli, la discussione è diventata ben presto molto più personale. Le prime domande riguardavano la metafisica. Dove si trova un angelo? Un angelo si muove? Come si rapporta allo spazio e al tempo una creatura puramente spirituale?
Ma la metafisica ha il vizio di non restare comodamente astratta. Se gli angeli esistono davvero e possono agire nell’ordine materiale, prima o poi ci si chiede: che cosa possono fare a noi? Un angelo custode può mettermi un pensiero nella mente? Un demone può leggere i miei pensieri? Gli angeli possono spostare oggetti fisici? Il diavolo può costringere qualcuno a peccare? Che cosa accade esattamente nella tentazione? E dove si colloca la possessione, in tutto questo?
Sono domande tutt’altro che banali. Alcuni ne restano quasi affascinati, altri ne sono imbarazzati. I primi rischiano di vedere ovunque un’influenza demoniaca; i secondi di ridurre l’intero ordine spirituale a un relitto di un’immaginazione prescientifica. La tradizione cattolica propone qualcosa di molto più esigente: ci chiede di affermare allo stesso tempo la realtà del mondo spirituale, l’integrità della natura creata, la libertà della persona umana e la sovranità assoluta di Dio.
Come agiscono gli angeli nel mondo materiale?
Tommaso d’Aquino è particolarmente prezioso su questo punto, perché la sua trattazione degli angeli non indulge mai nel sensazionalismo. Più definisce con cura il potere angelico, più ne emergono chiaramente i limiti. Un angelo può agire sulla materia. A prima vista può suonare strano: se un angelo non ha un corpo, come può influire sui corpi? La risposta è che la causalità non richiede che causa ed effetto appartengano esattamente allo stesso modo di essere. Il nostro stesso pensiero produce ogni giorno conseguenze corporee: decido di alzare la mano e la mano si alza. Il paragone è imperfetto, ma ci ricorda che il mondo materiale non è necessariamente chiuso, sul piano causale, a quello spirituale.
Tommaso sviluppa questo punto con grande precisione nella Summa Theologiae I, q. 110. Gli angeli possono muovere i corpi da un luogo all’altro e possono servirsi di cause corporee già esistenti per produrre ulteriori effetti nell’ordine creato. Ciò che non possono fare è creare, perché creare in senso stretto significa causare l’essere dal nulla, e questo appartiene solo a Dio. Né la materia corporea obbedisce semplicemente alla volontà dell’angelo quanto alla forma sostanziale. Come spiega San Tommaso in ST I, q. 110, a. 2, un angelo non può decidere di far assumere a una cosa materiale una nuova natura sostanziale. L’azione angelica si svolge piuttosto attraverso le potenze e le strutture causali già presenti nel creato. La materia può essere mossa, le cause naturali esistenti possono essere impiegate, le circostanze possono essere disposte. Ma l’angelo non sta al di fuori dell’ordine della natura, come se potesse riscriverlo per decreto.
Questa distinzione è importante perché ci permette di affermare un’autentica causalità angelica senza trasformare l’angelo in un creatore secondario. L’angelo agisce all’interno di un ordine che non ha stabilito, su nature create alle quali non ha conferito né l’essere né la forma. Il suo potere può superare di gran lunga il nostro, ma resta un potere creaturale. Lo stesso vale, sul piano delle capacità naturali, per i demoni. Un angelo caduto non ha smesso di possedere una natura angelica: la sua intelligenza e i suoi poteri naturali restano, ma vengono ora esercitati da una volontà ormai fissata contro l’ordine divino. Dobbiamo dunque evitare due errori opposti: ridurre l’attività demoniaca a un semplice simbolo dei nostri impulsi più oscuri, oppure esagerarla fino a far somigliare il demonio a una divinità minore. Non è né l’una né l’altra cosa. È una creatura i cui poteri sono reali, ma limitati dalla natura che Dio gli ha dato e dalla Provvidenza a cui non può sfuggire.
La stessa distinzione ci aiuta a comprendere le scene della Scrittura in cui gli angeli appaiono in forma corporea. Gli angeli non hanno naturalmente un corpo. Quando compaiono sotto forme visibili, assumono il corpo come strumento, a scopo di comunicazione. L’angelo non è diventato uomo. Per questo un’apparizione angelica non potrà mai essere messa sullo stesso piano dell’Incarnazione. Il Figlio di Dio non si limita ad apparire come un uomo: assume veramente una natura umana completa. L’angelo, al contrario, si serve di una forma visibile assunta in modo strumentale, adatta alla percezione umana (ST I, q. 51, a. 2).
Gli angeli fanno esperienza del tempo?
La questione di come una creatura spirituale agisca nel mondo materiale porta naturalmente a un’altra domanda, che ha incuriosito in modo particolare i miei seminaristi di Kuching: gli angeli fanno esperienza del tempo? Anche qui dobbiamo resistere alla tentazione di immaginare le creature spirituali con le categorie dell’esistenza corporea.
San Tommaso distingue tre modi della durata: l’eternità, il tempo e ciò che la tradizione chiama aevum, o aeviternità. Solo Dio è eterno in senso proprio. Seguendo Boezio, Tommaso definisce l’eternità come il «possesso completo e perfetto, tutto in una volta, di una vita senza fine», interminabilis vitae tota simul et perfecta possessio (ST I, q. 10, a. 1). Le parole decisive sono tota simul, «tutto in una volta». L’eternità non è semplicemente un tempo prolungato all’infinito. Una successione infinita di istanti sarebbe ancora tempo, perché un istante continuerebbe a seguire l’altro. Dio non passa dall’ieri all’oggi per poi attendere il domani. Possiede la pienezza della propria vita in un unico atto indivisibile e per questo conosce l’intero ordine temporale senza essere soggetto alla sua successione.
Gli esseri umani esistono in tutt’altro modo. La nostra vita corporea si svolge attraverso il cambiamento: cresciamo, invecchiamo, ricordiamo, dimentichiamo, impariamo, deliberiamo, passiamo dalla potenza all’atto. Anche il nostro modo ordinario di conoscere è discorsivo: arriviamo a un giudizio attraverso un altro. Il tempo misura proprio questa successione, secondo il prima e il dopo.
Gli angeli, invece, non appartengono pienamente né all’uno né all’altro modo. La loro sostanza spirituale non invecchia, non si deteriora e non subisce i mutamenti corporei che caratterizzano l’esistenza umana; eppure sono creature e quindi non possono avere l’immutabilità assoluta propria di Dio. Per questo Tommaso afferma che la loro esistenza naturale è misurata dall’aevum (ST I, q. 10, a. 5). L’aeviternità non comporta alcun «prima» e «dopo» nell’essere sostanziale dell’angelo, mentre la successione può comunque accompagnarne le operazioni. Un angelo può rivolgere l’attenzione a una cosa e poi a un’altra, volere un atto e poi un altro, esercitare il proprio potere in un luogo e in seguito in un altro. Il suo essere è stabile, mentre la sua attività può svolgersi in successione.
Questa distinzione diventa particolarmente importante quando gli angeli agiscono nel nostro mondo. Un angelo non è immerso nel tempo corporeo come lo siamo noi, eppure le sue azioni possono avere effetti temporali. Un angelo custode può aiutare qualcuno in un momento piuttosto che in un altro; un angelo può agire su un corpo qui e poi altrove; un demone può inserire una tentazione in una sequenza di pensieri umani. La causa spirituale non diventa materiale o temporale per il solo fatto che il suo effetto si produce nel tempo materiale.
Anche qui Tommaso ci consente di mantenere le distinzioni senza separare realtà che interagiscono davvero. Dio esiste nell’eternità; gli angeli possiedono il proprio essere naturale secondo l’aevum; le creature incarnate vivono nel tempo. Eppure la Provvidenza abbraccia tutti e tre i piani senza confusione.
Ciò evita anche un altro errore frequente. Dire che gli angeli sono per natura incorruttibili e possono continuare a esistere senza decadimento corporeo non significa che siano infiniti o eterni. Un angelo può non avere alcun principio naturale di dissoluzione, ma resta una creatura la cui esistenza è ricevuta da Dio in ogni istante. La sua relativa libertà dalla successione che segna la nostra vita corporea non deve dunque indurci a esagerare la grandezza angelica, ma a cogliere con più chiarezza l’immensa distanza che separa ogni creatura, per quanto elevata, dal Creatore. Gli angeli possono stare sopra di noi nella gerarchia dell’intelligenza creata, ma si trovano con noi dalla stessa parte della distinzione che conta di più: anche loro hanno ricevuto da Dio il proprio essere.
Angeli e demoni possono agire sulla materia e nella storia umana, ma restano creature dipendenti da Dio. Per capire come influiscano sulla nostra vita interiore serviranno ulteriori distinzioni su pensiero, desiderio e libertà, che affronteremo domani nella Parte 2.

