Figli e figlie, non prodotti: la moralità della modifica genetica degli embrioni
Di padre Shenan J. Boquet (Originale in inglese su www.hli.org)
“La manipolazione genetica diviene arbitraria e ingiusta quando riduce la vita a un oggetto, quando dimentica che ha a che fare con un soggetto umano, capace di intelligenza e di libertà, che deve essere rispettato qualunque siano i suoi limiti; o quando lo tratta in funzione di criteri non fondati sulla realtà integrale della persona umana, col rischio di mettere in pericolo la sua dignità.”
― Papa San Giovanni Paolo II, Discorso all’Associazione Medica Mondiale, 1983
All’inizio di questo mese, un gruppo di ricercatori della Columbia University, guidato dal genetista Dieter Egli, ha annunciato di aver riscritto il codice genetico di embrioni umani nella fase più precoce della vita, quando ogni minuscolo essere umano era ancora una singola cellula.
Il team ha utilizzato uno strumento più recente chiamato «base editing», che riscrive una singola lettera del codice genetico anziché tagliare entrambi i filamenti di DNA, come fa il più noto CRISPR (o Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats). Il pregio di questo metodo è la precisione. Come spiega il New York Times, «Anziché asportare un segmento di DNA [come nelle precedenti tecnologie CRISPR], i base editor hanno praticato una minuscola incisione in un filamento. Hanno poi potuto guidare la cellula a correggere la mutazione».
La più recente forma di ideologia eugenetica
È importante tenere presente che tutti gli esperimenti sugli embrioni umani comportano la creazione di esseri umani e la loro successiva distruzione deliberata. Questo è l’orrore che accomuna tutti gli esperimenti sugli embrioni umani e rende la pratica universalmente ripugnante dal punto di vista morale, indipendentemente dall’intenzione alla base degli esperimenti.
Ma c’è un orrore particolare in questi recenti esperimenti: vale a dire, il modo in cui fanno compiere all’umanità un ulteriore passo avanti lungo il percorso di un’eugenetica normalizzata, commercializzata e orientata al profitto.
Il New York Times osserva senza mezzi termini che i nuovi esperimenti rappresentano «un risultato che potrebbe aprire la strada alla creazione di bambini progettati con caratteristiche particolari».
Sebbene la tecnologia possa teoricamente essere utilizzata per curare malattie genetiche, il Times sottolinea che «potrebbe anche essere impiegata per selezionare i tratti desiderati – una pratica che, secondo alcuni esperti di etica, non è altro che eugenetica».
Infatti. Questa è eugenetica, pura e semplice. Tuttavia, a differenza dei campi di concentramento o delle sterilizzazioni e degli aborti forzati praticati su vasta scala in tutto il mondo all’inizio del XX° secolo, si tratta di un’eugenetica più pulita e ordinata, mascherata dalla rassicurante rispettabilità scientifica del laboratorio e del tecnico in camice bianco.
Persino gli ingegneri genetici sono preoccupati
È interessante notare, tuttavia, che alcune delle espressioni di allarme più forti riguardo agli esperimenti provengono proprio dall’interno del settore stesso dell’ingegneria genetica.
Alexis Komor, che ha contribuito a sviluppare il base editing, ha avvertito che lo studio ha infranto un «gentleman’s agreement» di lunga data tra i ricercatori e costituisce una «porta d’accesso alla modifica degli embrioni a fini di miglioramento» che «in un certo senso apre le cateratte».
Fyodor Urnov, genetista dell’Università della California, Berkeley, è stato ancora più schietto: ciò che il team aveva realmente prodotto, ha affermato, era un manuale pratico per i «miglioratori di bambini», istruzioni «per incursioni oltre i limiti etici».
Come riporta Futurism, la ricerca è sostenuta da una società chiamata Nucleus Genomics, che già nel luglio del 2025 aveva suscitato notevoli polemiche. Come Scientific American riportò all’epoca:
Un comprensibile clamore etico ha accolto l’annuncio, a giugno, di una piattaforma software che offre ai futuri genitori l’«ottimizzazione genetica» dei propri embrioni.
Promuoto dal CEO di Nucleus Genomics, Kian Sadeghi, il servizio da 5.999 dollari, denominato “Nucleus Embryo”, prometteva l’ottimizzazione di caratteristiche quali la resistenza alle malattie cardiache e al cancro, oltre all’intelligenza, alla longevità, all’indice di massa corporea, alla calvizie, al colore degli occhi, al colore dei capelli e alla mancinità. Prometteva inoltre di eliminare ciò che rende una persona alcolista.
Questi ultimi esperimenti rappresentano semplicemente il passo successivo verso lo sviluppo dei cosiddetti «bambini su misura». Solo che questa volta i ricercatori stanno sviluppando tecnologie non solo per «eliminare» gli embrioni ritenuti «non idonei», ma stanno facendo un passo in più: stanno effettivamente «progettando» il codice genetico di un embrione a livello del singolo gene.
Come ha dichiarato apertamente e con entusiasmo al Times il direttore clinico di Nucleus Genomics, la tecnologia di modifica delle basi «ci avvicina» alla possibilità di ottimizzare gli embrioni prima dell’impianto nella fecondazione in vitro (la fecondazione in vitro è un’azione immorale che viola la dignità della vita umana, trattando i bambini come merci anziché come doni da ricevere).
L’evoluzione della mentalità eugenetica
In un certo senso, nulla di tutto ciò è particolarmente nuovo.
Come ho scritto proprio la settimana scorsa, la nostra cultura identifica già abitualmente i bambini non ancora nati che ritiene difettosi e li distrugge. Negli Stati Uniti, circa due bambini non ancora nati su tre a cui viene diagnosticata la sindrome di Down prima della nascita vengono abortiti. In Inghilterra la cifra si avvicina a nove su dieci; in Islanda è quasi totale.
In Cina e in India, nel frattempo, la preferenza per i figli maschi rispetto alle figlie ha prodotto, attraverso l’aborto selettivo in base al sesso, popolazioni sbilanciate da decine di milioni di donne “mancanti”. E, come ha sottolineato Scientific American nel riferire dei servizi distopici di “miglioramento genetico” offerti da Nucleus Genomics, la selezione genetica eugenetica degli embrioni è già una pratica comune in tutto il mondo:
Da decenni i futuri genitori ricorrono alla diagnosi genetica preimpianto nell’ambito della fecondazione in vitro. Dopo la creazione di una serie di embrioni fecondati tramite FIV, da ciascuno viene estratto e analizzato un campione di DNA. I genitori possono quindi selezionare quale embrione o quali embrioni impiantare in base ai loro profili genetici.
Scientific American ha osservato che questa pratica è diventata talmente abituale che «non suscitano particolari perplessità etiche i genitori che utilizzano questa tecnologia per impedire la trasmissione di una terribile malattia al proprio figlio, o che scelgono di non impiantare un embrione che potrebbe non svilupparsi».
La modifica genetica degli embrioni, quindi, non rappresenta tanto un nuovo sviluppo radicale nella scienza o nella cultura. La porta all’eugenetica è stata spalancata decenni fa, con la diffusione dell’aborto selettivo basato sui test genetici e la selezione degli embrioni per la fecondazione in vitro. La modifica genetica degli embrioni ha semplicemente anticipato di un passo questa pratica.
In Nigeria, il corso di formazione pro-vita dell’HLI rivolto agli studenti di infermieristica affronta le questioni etiche sollevate dalle tecnologie riproduttive. Uno studente ha commentato: «Ora sono meglio preparato a condividere con gli altri la mia posizione pro-vita sulla fecondazione in vitro. Userò ciò che ho imparato nella mia carriera professionale per educare i miei pazienti e tutti gli altri sulla bellezza e la sacralità della vita umana».
La tentazione di riprogettare l’umanità
Una volta accettato che alcuni tratti genetici debbano essere eliminati (come abbiamo già fatto), non rimane alcun confine morale chiaro, e la logica si sposta inevitabilmente dalla prevenzione delle malattie alla progettazione di esiti preferiti. Così, il bambino cessa di essere una persona accolta con amore e diventa un oggetto di selezione.
Come ha scritto il cardinale Robert Sarah, una delle voci più profetiche della Chiesa su queste questioni, nel Si fa sera e il giorno ormai volge al declino:
Già le tecniche di procreazione artificiale, il triage embrionale preimpianto e la diagnosi prenatale generalizzata delle malattie genetiche hanno poco a poco inoculato nell’opinione pubblica idee eugenetiche. Si considera normale eliminare embrioni, in altre parole esseri umani minuscoli, che non corrispondono alla nostra norma. Chi stabilirà la norma domani?… Il transumanesimo cerca forse di creare una razza superiore? Queste domande sono terrificanti e fanno gelare il sangue.
Nel discorso del 1983 citato all’inizio di questo articolo, Papa San Giovanni Paolo II aveva previsto questa deriva verso il transumanesimo. Egli osservò che il termine «ingegneria genetica» è ambiguo. Da un lato, comprende «tentativi avventati volti a promuovere chissà quale tipo di superuomo», e dall’altro comprende «interventi auspicabili e salutari volti alla correzione di anomalie quali certe malattie ereditarie».
La seconda forma di ingegneria genetica ripristina ciò che era stato danneggiato. La prima parte con l’obiettivo di creare un essere umano «migliorato» – un «superuomo». Questi nuovi esperimenti rientrano pienamente nella prima categoria.
La persona umana non è una bozza
Alla base di tutto ciò si cela un unico, più profondo errore: la convinzione che l’essere umano sia una bozza che necessita di correzioni.
I finanziatori che investono ingenti somme in queste iniziative parlano apertamente di «progettare i nostri discendenti». Si tratta dell’ideologia nota come transumanesimo, che considera ogni limite umano – compresi l’invecchiamento, la sofferenza e la morte – non come parte della nostra natura, ma come un difetto da eliminare con l’ingegneria.
Nella sua recente enciclica Magnifica Humanitas, Papa Leone XIV ci ricorda che “La tecnologia non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa.” (n. 9). Un editor di basi nucleotidiche nelle mani di un’azienda che commercializza l’ottimizzazione genetica non è uno strumento neutro; esso veicola gli scopi di chi lo vende, che vorrebbe ridurre la persona umana “a risorsa da usare e sfruttare”, valutata solo “da ciò che realizza o produce” (n. 51).
Contro tutto ciò, Papa Leone ripropone una verità che i sostenitori dell’ottimizzazione hanno dimenticato: i nostri limiti non sono affatto difetti. “l’umano non fiorisce malgrado il limite,” scrive, “ma spesso attraverso il limite” (n. 118).
Le famiglie che crescono bambini con la sindrome di Down lo sanno senza che nessuno glielo dica. Hanno accolto i propri figli come doni piuttosto che come progetti, e la loro anima si è arricchita grazie a coloro che il mondo avrebbe scartato. La scelta che ci si presenta, dice Papa Leone, è tra costruire “una nuova Torre di Babele” e costruire “la città dove Dio e l’umanità abitano insiem” (n. 1).
La modifica genetica degli embrioni umani per motivi eugenetici non è che un altro mattone nella Torre di Babele che i transumanisti stanno costruendo da decenni.
I bambini sono figli e figlie, non prodotti
Un bambino non è un prodotto da ottimizzare, un bene di consumo da aggiornare o un progetto da perfezionare. È un figlio o una figlia di Dio, voluto e amato dal suo Creatore, impresso fin dalla sua prima ora con una dignità che nessuno strumento di editing può accrescere e nessuna diagnosi può sminuire.
Questa era la saggezza che il Papa San Giovanni Paolo II offrì ai medici di tutto il mondo nel 1983: «prima contrastate tutto ciò che è dannoso, poi cercate e perseguite il bene». Possiamo, e dobbiamo, sviluppare terapie autentiche che curino i malati, esercitando il dono della ragione come collaboratori di Dio nella creazione. Ma non siamo i padroni della vita umana. «Solo Dio è il padrone della vita umana e della sua integrità», ricordò a quei medici.
Come ha affermato il cardinale Sarah nel suo libro Si fa sera e il giorno ormai volge al declino:
Se vogliamo rimanere umani, dobbiamo accettare la nostra natura di creature e rivolgerci nuovamente al Creatore. Il mondo ha scelto di organizzarsi senza Dio, di vivere senza Dio, di pensare a se stesso senza Dio. Sta conducendo un terribile esperimento: ovunque Dio non sia, lì c’è l’inferno. Che cos’è l’inferno se non la privazione di Dio? L’ideologia transumanista lo illustra perfettamente. Senza Dio, non rimane altro che ciò che non è umano, il post-umano. Più che mai l’alternativa è semplice: Dio o niente!
I nostri legislatori devono fare tutto ciò che è in loro potere per impedire che questi esperimenti alla Frankenstein vadano avanti.
Noi altri, nel frattempo, dobbiamo riempire il mondo d’amore accogliendo i bambini che Dio ci manda man mano che arrivano, sia i forti che i deboli, sia quelli che superano ogni prova sia quelli che le falliscono tutte. E dobbiamo stare al fianco delle famiglie che hanno aperto le loro case ai bambini che il mondo diceva loro di rifiutare.
L’assioma secondo cui ogni essere umano possiede una dignità innata fin dal primo istante del concepimento, compresi coloro che sono afflitti da malattie, sofferenze o che sono meno «utili», non costituisce un limite al progresso scientifico. È il fondamento su cui si realizza una «civiltà dell’amore», contro la riduzione tecnocratica della persona umana a materia prima da manipolare per fini estrinseci, che genera la cultura della morte.

