Il ruolo fondamentale della famiglia nella guarigione della società

Di Don Shenan J. Boquet (Originale in inglese: www.hli.org )

«Come va la famiglia, così va la nazione, e così va il mondo intero in cui viviamo».

― Papa San Giovanni Paolo II

Mentre Papa Leone XIV si insedia nel suo nuovo ruolo di Vicario di Cristo, lo vediamo tornare ripetutamente su alcuni temi. Ciò suggerisce che egli considera queste questioni particolarmente urgenti nel mondo contemporaneo.

Con mia grande gioia, uno dei temi su cui il Santo Padre continua a tornare è l’importanza centrale della famiglia come «culla del futuro dell’umanità» (come ha affermato in un recente discorso).

Papa Leone: la famiglia è un «dono e un compito»

Le ultime osservazioni di Papa Leone sull’argomento sono state fatte durante un discorso rivolto a un gruppo di partecipanti a una conferenza sulla famiglia e sulle sfide che essa deve affrontare nel mondo moderno.

In quel discorso, il Papa parla della famiglia come di «un dono e un compito».

“In ogni figlio, in ogni sposa o sposo, Dio ci affida a suo Figlio, a sua Madre, come fece con san Giuseppe, per essere, insieme a loro, base, lievito e testimonianza dell’amore di Dio in mezzo agli uomini”, ha detto.

La famiglia è chiamata, ha aggiunto, “Per essere Chiesa domestica e focolare dove arda il fuoco dello Spirito Santo, diffonda a tutti il suo calore e inviti tutti a questa speranza”.

Il Santo Padre ha lamentato che nel mondo contemporaneo «ci sono autentiche minacce alla dignità della famiglia, come, per esempio, i problemi relativi alla povertà, la mancanza di lavoro e di accesso ai sistemi sanitari, gli abusi sui più vulnerabili, le migrazioni, le guerre».

Di fronte a tali minacce, ha affermato, il governo e la Chiesa «hanno la responsabilità di cercare i modi per promuovere il dialogo e rafforzare gli elementi nella società che favoriscono la vita in famiglia e l’educazione dei suoi membri».

Le lezioni di Nazareth sul silenzio, la preghiera e l’armonia familiare

Nel suo discorso, Papa Leone ha suggerito ai suoi ascoltatori di riprendere familiarità con il contenuto di un’omelia che Papa San Paolo VI tenne a Nazareth nel 1964.

In quell’omelia, il defunto papa sottolineava l’importanza del silenzio, del lavoro e della preghiera nel contesto della vita familiare.

«Nazaret», diceva San Paolo VI, «è la scuola in cui cominciamo a comprendere la vita di Gesù. È la scuola del Vangelo. Qui impariamo a osservare, ad ascoltare, a meditare e a penetrare il significato profondo e misterioso di quella semplice, umile e amabile manifestazione del Figlio di Dio»[1].

In particolare, osservava Paolo VI, Nazareth ci insegna il profondo significato spirituale del silenzio. Parlando del silenzio, esprimeva il suo desiderio che «ci torni l’apprezzamento di questa condizione spirituale stupenda e indispensabile, assordati come siamo da tanto tumulto, tanto rumore, tante voci della nostra vita moderna caotica e frenetica[2]».

«O silenzio di Nazareth», pregava il santo pontefice, «insegnaci il raccoglimento, la riflessione e il desiderio di ascoltare le buone ispirazioni e le parole dei veri maestri; insegnaci la necessità e il valore della preparazione, dello studio, della meditazione, della vita interiore, della preghiera segreta vista solo da Dio».

A Nazareth, concluse Papa San Paolo VI, troviamo «il significato della vita familiare» – «la sua armonia d’amore, la sua semplicità e austera bellezza, il suo carattere sacro e inviolabile».

Ristabilire l’armonia in casa condividendo i pasti

Purtroppo viviamo in un mondo che sottovaluta sempre più il matrimonio e la vita familiare.

È difficile non contrapporre i valori descritti da Papa San Paolo VI alla realtà vissuta da molte famiglie contemporanee, che in molti casi sembrano vivere secondo valori diametralmente opposti a quelli insegnati dal Santo Pontefice.

Dove troviamo il silenzio, la preghiera, la semplicità, l’armonia e la bellezza nelle famiglie moderne?

In un numero sorprendente di casi, i membri della famiglia non trovano quasi mai spazio per quell’atto umano fondamentale di comunione e fratellanza che è il riunirsi per consumare un pasto.

Non sono certo il primo a suggerirlo, ma c’è qualcosa di profondamente eucaristico in una famiglia riunita attorno a un tavolo, che gode della reciproca compagnia e cresce e si crogiola nell’amore che i suoi membri nutrono gli uni per gli altri.

Infatti, non è certo un caso che Cristo abbia scelto di rendersi presente a noi in modo così intimo sotto forma di cibo, da condividere con i fedeli riuniti attorno a un tavolo. Così come non è un caso che i Vangeli ci informino ripetutamente che, dopo la sua Risurrezione, Cristo si è mostrato ai suoi Apostoli nel contesto di un pasto condiviso.

Riuniti attorno a un tavolo, comunicando durante un pasto, i membri di una famiglia imparano a conoscersi più profondamente. Condividono le notizie del giorno, i loro trionfi, le loro delusioni e i loro dolori. Soprattutto, sono semplicemente presenti gli uni agli altri, con una presenza che è il prerequisito per un amore autentico.

Invece, in troppe famiglie moderne, i membri della famiglia consumano i pasti isolati, in momenti casuali. Se si riuniscono, fissano lo schermo della TV o quello dei loro smartphone. Ci sono poche risate, poche conversazioni o quel silenzio intimo che è il segno distintivo di un amore profondo e sereno.

Come le famiglie divise danneggiano l’identità di un bambino

E questo solo nei casi in cui la famiglia è intatta. Purtroppo, molte famiglie sono divise, con i bambini che vengono portati da una casa all’altra, a seconda di ciò che i tribunali hanno deciso debba essere l’accordo di custodia. Invece di una madre e un padre stabili, si trovano di fronte a una serie di pseudo-genitori, sotto forma di fidanzati o fidanzate dei loro genitori divorziati.

In tali circostanze, caratterizzate da rumore e cambiamenti frenetici, come possono i bambini imparare chi sono veramente? Come possono sviluppare e maturare la loro personalità, sotto l’ala protettrice dell’amore dei loro genitori? Come possono imparare quanto può essere bella la vita, non attraverso un intrattenimento rumoroso e senza fine, ma attraverso la condivisione contemplativa dell’amore? Come possono imparare a pregare? Come possono imparare ad entrare nel piccolo e tranquillo silenzio in cui Dio parla al cuore?

Come ha scritto Papa San Giovanni Paolo II nella Centesimus annus , « La prima e fondamentale struttura a favore dell’«ecologia umana» è la famiglia […] fondata sul matrimonio, in cui il dono reciproco di sé da parte dell’uomo e della donna crea un ambiente di vita nel quale il bambino può nascere e sviluppare le sue potenzialità, diventare consapevole della sua dignità e prepararsi ad affrontare il suo unico ed irripetibile destino.» (n. 39).

La Chiesa domestica: un faro di speranza in un mondo ferito

Come hanno ripetutamente osservato numerosi Papi e il Catechismo della Chiesa Cattolica, la famiglia non è solo un’unità sociale. È una chiesa domestica, un luogo in cui si nutre la fede, si instillano i valori e si persegue la santità.

In una società che ha perso i propri punti di riferimento, è essenziale che le famiglie cattoliche abbracciano il loro ruolo di esempio di fede e virtù. Vivendo la loro fede e le loro virtù, le famiglie possono dimostrare la bellezza di una vita incentrata su Cristo.

Mentre scrivo questo articolo, mi vengono in mente i principi sostenuti da Fra Lorenzo [3] in La pratica della presenza di Dio. «Non c’è al mondo vita più dolce e deliziosa di quella di una continua conversazione con Dio; solo chi la pratica e la sperimenta può comprenderla», scrive Fra Lorenzo in quel libro.

Durante i miei numerosi viaggi, ho avuto l’opportunità di visitare molte famiglie diverse. Mi sembra sempre percepibile, quando entro in una casa incentrata su Dio e sulla preghiera. Molto spesso si avverte un senso palpabile della presenza di Dio, che si manifesta nell’amore silenzioso che i membri della famiglia nutrono gli uni per gli altri: la gioia che provano nella reciproca presenza, la profonda conoscenza che hanno delle personalità, delle simpatie e delle antipatie degli altri e i tanti piccoli gesti con cui dimostrano il loro amore reciproco.

L’esempio di una famiglia del genere serve da testimonianza alla comunità più ampia, dimostrando che l’amore e la fede possono fiorire anche in mezzo alle sfide sociali, fungendo da fonte costante di vita e di guarigione.

In una società che mina il valore della vita familiare donata da Dio, le famiglie cattoliche che lottano per la santità e vivono autenticamente la loro fede svolgono un ruolo essenziale nella guarigione e nella trasformazione del mondo. Vivendo autenticamente la loro fede, le famiglie possono ispirare gli altri a cercare un rapporto più profondo con Dio e diventare una luce splendente di speranza in un mondo che ne ha disperatamente bisogno.

La guarigione della società inizia dalla famiglia

La fede autentica ha conseguenze pubbliche molto serie. Può essere personale, ma non è mai privata: cerca sempre di cambiare il mondo.

Il Concilio Vaticano II ha descritto la famiglia come «la cellula prima e vitale della società» (Apostolicam actuositatem , n. 11). Ha sottolineato che «Il bene della persona e della società umana e cristiana è strettamente connesso con una felice situazione della comunità coniugale e familiare» (Gaudium et spes , n. 47).

Nella Familiaris consortio , Papa San Giovanni Paolo II descrive la famiglia come «lo strumento più efficace di umanizzazione e di personalizzazione della società». In altre parole, la famiglia costruisce il mondo «rendendo possibile una vita propriamente umana» (n. 43).

Sempre nella Familiaris consortio, San Giovanni Paolo II ci ricorda che «In quanto «piccola Chiesa», la famiglia cristiana è chiamata, a somiglianza della «grande Chiesa», ad essere segno di unità per il mondo e ad esercitare in tal modo il suo ruolo profetico testimoniando il Regno e la pace di Cristo, verso cui il mondo intero è in cammino» (n. 48).

Come rafforzerete la vostra «cellula prima della società»?

Nel nostro mondo sempre più turbato, frenetico e violento, molte persone sono alla ricerca di grandi soluzioni ai nostri problemi. Sicuramente le Nazioni Unite possono salvarci. O forse saranno le ONG, finanziate con il denaro dei miliardari, a implementare i sistemi che porteranno alla pace.

Tuttavia, la Chiesa, nella sua saggezza, attira la nostra attenzione verso l’interno: verso i nostri cuori e le nostre famiglie, nel riconoscimento che un cambiamento reale e duraturo non può essere imposto dall’alto, ma deve avvenire attraverso la conversione dei cuori e delle famiglie.

Il governo non può guarire le nostre società, ma la “cellula fondamentale della società”, la “culla del futuro dell’umanità” può farlo. E questo inizia con voi, oggi, nella vostra casa, con i vostri figli.

Forse è semplice come dare la priorità ai pasti consumati insieme come famiglia, se attualmente non lo fate. E se lo fate, perché non seguire il consiglio di tanti santi e iniziare a recitare il rosario insieme come famiglia?

Tali azioni potrebbero non sembrare sufficienti per “salvare il mondo”. Ma forse non siamo mai stati destinati a salvare il mondo. Forse, siamo stati destinati solo a fare la nostra piccola parte salvando noi stessi e le nostre famiglie. Almeno, questo è il primo passo. Chi può sapere quali saranno gli effetti a catena della riscoperta dei profondi valori spirituali all’interno della nostra famiglia sulla cultura in generale? Penso che saranno più grandi di quanto potremo mai immaginare.


[1] Testo originale: “Nazaret es la escuela de iniciación para comprender la vida de Jesús. La escuela del Evangelio. Aquí se aprende observar, a escuchar, a meditar, a penetrar en el sentido, tan profundo y misterioso, de aquella simplísima, humildísima, bellísima manifestación del Hijo de Dios”.

[2] Testo originale: “Renazca en nosotros la valorización del silencio, de esta estupenda e indispensable condición del espíritu; en nosotros, aturdidos por tantos ruidos, tantos estrépitos, tantas voces de nuestra ruidosa e hipersensibilizada vida moderna”.

[3] Fra Lorenzo della Resurrezione, OCD (1614 – 1691) era un religioso cattolico francese. È ricordato soprattutto per un libro pubblicato postumo, “The Practice of the Presence of God”.

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