Scegliere l’avventura, nonostante i rischi

Di Don Shenan J. Boquet

(Originale in Inglese: www.hli.org )

Papa Francesco ha generato una grande preoccupazione tra gli attivisti del controllo della popolazione quando ha recentemente denunciato la tendenza ora in voga crescente a sostituire i bambini con quelli che a volte, in modo un po’ nauseante, sono chiamati “fur babies” (“bambini con la pelliccia”, N.d.T.), gli animali domestici.

“Oggi … c’è un certo egoismo” ha detto il Papa in un’udienza pubblica all’inizio di gennaio. “La gente non vuole avere figli, o soltanto uno e niente di più. E tante coppie non hanno figli perché non vogliono o ne hanno soltanto uno perché non ne vogliono altri, ma hanno due cani, due gatti … Eh sì, cani e gatti occupano il posto dei figli”.

“E questo rinnegare la paternità e la maternità ci sminuisce, ci toglie umanità”, ha aggiunto.

Queste osservazioni hanno causato una certa agitazione mediatica. In un editoriale pubblicato dalla CNN, Alistair Currie, responsabile campagne e comunicazione della Population Matters, ha pomposamente dichiarato che i commenti del Papa “sono completamente sbagliati”.

Secondo Currie, scegliere di avere pochi o nessun figlio è sempre e ovunque la scelta altruista. “[La] scelta di avere una piccola famiglia, o nessuna famiglia umana, è una scelta che aiuta tutti”, ha scritto, “in particolare i bambini, il cui futuro dipende da un pianeta più sostenibile”. Aggiunge che “mostrare amore per gli animali è sicuramente qualcosa che migliora e dimostra la nostra umanità – piuttosto che diminuirla”.

Vediamo se ho capito bene: da un lato, scegliere di avere figli è una scelta disumana, in particolare verso i bambini (che soffriranno se li generiamo). Ma, d’altra parte, scegliere di avere animali domestici non umani è una scelta umana che dimostra la nostra umanità.

Ora, non sono in disaccordo sul fatto che un amore giustamente ordinato per gli animali possa davvero migliorare la nostra umanità. Tuttavia, l’idea che amare gli animali aumenti la nostra umanità, mentre amare i bambini tanto da farli nascere è in qualche modo intrinsecamente egoista e disumano, tradisce un pensiero notevolmente confuso.

È particolarmente sconcertante se si considera che anche gli animali consumano risorse. Ci sono centinaia di milioni di cani e gatti nel mondo. E come dice un articolo, “Quello che mangiano cani e gatti ogni anno genera la stessa quantità di emissioni di carbonio di un anno di guida di 13,6 milioni di automobili”. Mi sembra che se siamo così seriamente intenzionati a ridurre la nostra traccia di carbonio come Currie vuole, non dovremmo allevare animali che non hanno nessuno scopo pratico.

Non sono serio, naturalmente. Ma se abbiamo intenzione di sostenere una posizione così estrema come quella secondo cui ogni bambino minaccia il pianeta, allora dovremmo essere coerenti e riconoscere anche i danni ambientali associati al possesso di animali domestici.

Il rischio di non avere figli

Nelle sue osservazioni durante quell’udienza, il Santo Padre ha aggiunto un riferimento all’adozione. “Quanti bambini nel mondo aspettano che qualcuno si prenda cura di loro!”, ha detto Papa Francesco. “avere un figlio sempre è un rischio, sia naturale sia d’adozione. Ma più rischioso è non averne. Più rischioso è negare la paternità, negare la maternità, sia la reale sia la spirituale”.

Che bel modo di pensare al “rischio” in associazione alla paternità!

Come ho scritto qualche settimana fa, quando si pensa di accogliere dei bambini, molte giovani coppie vedono solo innumerevoli “rischi”: difficoltà finanziarie, cambiamenti nello stile di vita, vacanze perse, notti insonni e una vita di preoccupazioni per il benessere del bambino.

Da un lato, questo è comprensibile. Ma nel solo pensiero di co-creare un nuovo essere umano c’è qualcosa di così inconcepibilmente misterioso e imponente da far girare la testa. Una coppia, unendosi insieme in una fugace unione fisica, può far nascere un essere umano immortale: con una sua personalità, suoi desideri, ambizioni, talenti; una vita completamente nuova che avrà un impatto sulla vita di innumerevoli altre persone in modi potenzialmente in grado di cambiargli la vita, a cominciare dai genitori. Visti in questo modo, i rischi sembrano enormi.

Tuttavia, possiamo anche ribaltare tutta questa visione. Se i rischi dell’accoglienza di un bambino sono troppo grandi per essere presi, allora che dire dei rischi di non accogliere un bambino?

Coloro che si occupano della teoria delle decisioni sottolineano spesso che ogni scelta ha un “costo di opportunità”. Cioè, quando si sceglie una cosa, si rinuncia necessariamente a tutto ciò che comportano le alternative. Non ci sono decisioni “senza rischio”. Scegliere di evitare il “rischio” della paternità, è assumere i “rischi” che comporta la sterilità.

E quali sono i rischi della sterilità? Beh, la non esistenza di un potenziale figlio che sarebbe potuto esistere, e tutto ciò che comporta: la non esistenza dell’esperienza della paternità per i genitori; la non esistenza di un fratello o sorella, nipote o nipote; la non esistenza di innumerevoli esperienze e ricordi; la non esistenza di un potenziale falegname, ingegnere, artista, madre o padre; la non esistenza di nipoti e pronipoti.

E così via. Una lista inesauribile di potenziali perdite.

Le ricompense inaspettate della genitorialità

Questo non significa, naturalmente, che non ci siano a volte ottime ragioni per posticipare l’accoglienza di un bambino. La Chiesa ha sempre favorito la “paternità responsabile”. Ma significa che dobbiamo essere onesti e lucidi nel soppesare i rischi: se accogliere una nuova vita nel mondo sembra troppo rischioso per intraprendere una tale avventura, ciò implica anche che potrebbe essere troppo rischioso non farlo! Viviamo una sola vita, e la scelta di non accogliere figli significa rinunciare a una delle esperienze più significative della vita.

Nel mio lavoro, ho spesso l’opportunità di parlare con genitori che, ad un certo punto, hanno abortito un bambino o hanno evitato di accogliere i bambini con la contraccezione. Ho anche l’opportunità di parlare con molti genitori che si sono trovati dinanzi una gravidanza inaspettata in un momento in cui stavano cercando di rimandarla, ma che hanno affrontato la sfida e accolto il bambino.

È straziante sentire il rimorso di quei primi genitori, che più avanti nel tempo si sono resi conto di desiderare moltissimo il bambino che avevano abortito, o che si sono resi conto di volere dei figli, ma solo quando era troppo tardi. D’altra parte, è profondamente commovente ascoltare le storie di genitori che si sono trovati ad affrontare una gravidanza non pianificata, e che tuttavia hanno accettato la grande avventura di una nuova vita.

Le loro storie non sono sempre facili. I figli possono arrivare in momenti di grande difficoltà: nel mezzo di una grave malattia, o di gravi difficoltà economiche. Eppure, alla fine, c’è il bambino: un altro essere umano, da conoscere e da amare; un’altra persona che porta una nuova vita e una nuova luce alla famiglia, con una personalità e con dei doni che nessun altro potrebbe donare. Un bambino che, col tempo, impara a contraccambiare i suoi genitori; ad amarli quando invecchiano; a dare loro dei nipoti.

“I figli infatti sono il dono più eccellente del matrimonio e contribuiscono grandemente al bene dei genitori stessi”, hanno scritto i Padri del Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes. “Di conseguenza un amore coniugale vero e ben compreso e tutta la struttura familiare che ne nasce tendono, senza trascurare gli altri fini del matrimonio, a rendere i coniugi disponibili a cooperare coraggiosamente con l’amore del Creatore e del Salvatore che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la sua famiglia”. (n. 50)

Molte coppie che sono state a un passo dal ricorrere all’aborto per il loro bambino, dicono poi, che quel bambino si è rivelato essere il “più grande dono” della loro vita, il regalo che ha portato una gioia inaspettata, che in alcuni casi li ha portati a cambiare la loro vita in modi decisivi.

Abbracciare l’avventura

G.K. Chesterton scrisse una volta che un’avventura è semplicemente “un inconveniente considerato nel modo giusto”.

Non c’è dubbio che ci sono molti “inconvenienti” legati alla genitorialità. È anche vero che un essere umano consuma risorse, e che il numero di esseri umani sul pianeta può rappresentare una sfida ambientale. Tuttavia, questa non è una sfida che è meglio evitare sbarazzandosi consapevolmente degli umani che pongono la sfida. È piuttosto una sfida che deve essere risolta dagli esseri umani che sono stati accolti nel mondo da genitori che hanno deciso, con spirito d’avventura, che accogliere un bambino è un rischio che vale la pena correre.

Come disse Papa San Paolo VI nella Humanae vitae: “Il gravissimo dovere di trasmettere la vita umana, per il quale gli sposi sono liberi e responsabili collaboratori di Dio creatore, è sempre stato per essi fonte di grandi gioie, le quali, tuttavia, sono talvolta accompagnate da non poche difficoltà e angustie”. (n. 1)

Fin dall’inizio della Genesi, con il comando di Dio “siate fecondi e moltiplicatevi”, le Scritture e la Tradizione hanno sempre coltivato una fede radicale nella bontà della vita umana. Essere genitori è essenzialmente ricevere un dono che dà una nuova prospettiva d’amore, visto dalla prospettiva della generosità reciproca e del dono di sé.

Piuttosto che scoraggiare le coppie con l’antinatalismo cupo e tetro dell’eco-estremismo, dovremmo incoraggiare nei nostri giovani questo spirito di “avventura”, incoraggiandoli ad essere aperti ad accogliere il dono imperscrutabile di una nuova vita, se Dio li benedice con un dono così grande.

È innegabile che il matrimonio e la famiglia nella società contemporanea sono sotto costante attacco da una comprensione povera, limitante e insoddisfacente della verità riguardo la vita sessuale e sull’amore coniugale. Solo “pungolando” le coscienze delle persone e della società – come ha fatto Papa Francesco – possiamo sperare di risvegliare il desiderio di ciò che è buono, vero e bello del matrimonio, della famiglia e dei figli.

Concludo con un appello fatto da Papa Benedetto XVI ai capi di governo europei nel 2007. Le stimolanti parole del Santo Padre rimangono valide oggi, non solo per i leader europei ma anche per tutti i paesi e i leader di governo, specialmente quelli che promuovono ideologie secolari che attaccano la dignità del matrimonio e della vita familiare e la santità della vita umana. Preghiamo che l’istanza di Benedetto di costruire una Cultura della Vita non si posi su orecchie sorde e cuori induriti ma, invece, sia accolta e realizzata.

[Mi appello … ai responsabili della politica, affinché] non permettano che i figli vengano considerati come casi di malattia… fare tutto il possibile per rendere i Paesi europei di nuovo più aperti ad accogliere i bambini… favorire condizioni che rendano possibile alle giovani coppie di allevare dei figli. Tutto ciò… non gioverà a nulla, se non riusciremo a creare nei nostri Paesi di nuovo un clima di gioia e di fiducia nella vita, in cui i bambini non vengano visti come un peso, ma come un dono per tutti.

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