Card. Bagnasco: La famiglia trova la sua legittimazione nella natura umana

Ferma presa di posizione della Cei sul ruolo privilegiato della famiglia nella società. A ridosso del Family Day la Chiesa italiana si schiera

(di Daniele Sebastianelli, per gentile concessione di www.foritalynews.it) Al Consiglio Permanente della Cei, riunito a Roma dal 25 al 27 gennaio 2016, il Cardinal Bagnasco, nella prolusione di apertura, non ha usato mezzi termini per far sentire la voce della Chiesa italiana verso il disegno di legge Cirinnà, sebbene indirettamente e senza mai nominarlo, in discussione al Senato dal prossimo 2 febbraio.

In un clima che si preannuncia infuocato in aula, la Conferenza episcopale ha voluto, per bocca del suo Presidente, prendere ufficialmente posizione sul tema, visto che da giorni si combatte anche a colpi di manifestazioni di piazza: il 23 gennaio ci sono state le cosiddette 100 piazze organizzate in tutta Italia dal movimento Lgbt, sostenitore delle unioni civili, e il prossimo 30 gennaio ci sarà il Family Day, l’appuntamento organizzato al Circo Massimo di Roma da associazioni che sono apertamente contrarie e si schierano a difesa della famiglia naturale.

Sentiamo il dovere – ha ribadito il porporato – di rilanciare la voce della famiglia – tesoro inesauribile e patrimonio universale – perché sia tutelata, promossa e sostenuta da politiche veramente incisive e consistenti”. Un invito anche alla responsabilità verso la Costituzione italiana, secondo la quale, la famiglia “è il fondamento e il centro del tessuto sociale, il punto di riferimento, il luogo dove ricevere e dare calore, dove uscire da sé per incontrare l’altro nella bellezza della complementarietà e della responsabilità di nuove vite da generare, amare e crescere”. Ricordando, che proprio “i Padri costituenti ci hanno consegnato un tesoro preciso, che tutti dobbiamo apprezzare e custodire come il patrimonio più caro e prezioso”.

Per questo, ricorda Bagnasco, “ogni Stato assume doveri e oneri verso la famiglia fondata sul matrimonio, perché riconosce in lei non solo il proprio futuro, ma anche la propria stabilità e prosperità”. Da qui l’appello perché “nella coscienza collettiva mai venga meno l’identità propria e unica di questo istituto che, in quanto ‘soggetto titolare di diritti inviolabili, trova la sua legittimazione nella natura umana e non nel riconoscimento dello Stato. Essa non è, quindi, per la società e per lo Stato, bensì la società e lo Stato sono per la famiglia’”. Un messaggio chiaro a ridosso del Family day e un no secco, dunque, verso progetti che vogliono minare il tessuto sociale ed inserire nell’ordinamento giuridico altri modelli di unione affettiva. D’altronde, già Papa Francesco, all’apertura dell’anno giudiziario del tribunale della Sacra Rota, aveva detto che “non ci può essere confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione“.

Bagnasco ha toccato anche la questione dei figli, al centro del dibattito intorno alla controversa Stepchild Adoption (in italiano “l’adozione del figliastro”). Si tratta della norma che permetterebbe ad un membro di una coppia omosessuale di adottare o prendere in affido il figlio naturale del partner. Norma prevista nel ddl Cirinnà, che aprirebbe, se fosse approvata, anche alla pratica dell’utero in affitto, oggi vietata in Italia.
“In questo scrigno di relazioni, di generazioni e di generi, di umanesimo e di grazia, vi è una punta di diamante: i figli. Il loro vero bene – ha affermato Bagnasco – deve prevalere su ogni altro, poiché sono i più deboli ed esposti: non sono mai un diritto, poiché non sono cose da produrre; hanno diritto ad ogni precedenza e rispetto, sicurezza e stabilità. Hanno bisogno di un microcosmo completo nei suoi elementi essenziali, dove respirare un preciso respiro: ‘I bambini hanno diritto di crescere con un papà e una mamma. La famiglia è un fatto antropologico, non ideologico’”, citando Papa Francesco nel Discorso ai partecipanti al Colloquio internazionale sulla complementarietà tra uomo e donna, del 17 novembre 2014.

Il cardinale, ha concluso con l’auspicio che vengano prese decisioni giuste. “La giustizia, infatti, è vivere nella verità, riconoscendo le differenti situazioni per quello che sono, e sapendo che – come ha ribadito il Santo Padre – “quanti (…) vivono in uno stato oggettivo di errore, continuano ad essere oggetto dell’amore misericordioso di Cristo e perciò della Chiesa stessa”.

 

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