La necessità di una visione pienamente Pro-Vita

Del Dr. Aaron Linderman. Fonte: truthandcharityforum.org

 

Il termine “pro-vita” è generalmente noto nel significato di opposizione all’aborto. Ma chi ha riflettuto sull’argomento sa che necessariamente implica molto di più. Se la vita umana ha una dignità intrinseca dal concepimento alla nascita, continua chiaramente ad avere dignità dopo la nascita. E questa verità ha implicazioni per il modo in cui agiamo, come individui e come società. Tratteremo qui il caso dal punto di vista della Chiesa Cattolica, ma è in accordo con tutte le tradizioni Cristiane, e in effetti con le filosofie e le religioni di molte persone di buona volontà.

Per quanto riguarda la pena di morte, la Chiesa riconosce la possibilità del suo uso legittimo, ma rileva anche che tali circostanze sono verosimilmente abbastanza rare:

L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani.

Se, invece, i mezzi incruenti sono sufficienti l’autorità si limiterà a questi mezzi, …. Oggi, infatti, … i casi di assoluta necessità di soppressione del reo «sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti». (CCC 2267)

Si può discutere o meno se la pena capitale debba rimanere negli Stati Uniti, ma se ciò dovesse essere, dovrebbe essere utilizzata solo con grande cautela. Le carceri americane del ventunesimo secolo sono estremamente sicure, rendendo i mezzi non letali quasi sempre sufficienti per salvaguardare la società. Inoltre, data la tragica storia di errori giudiziari portati alla luce da gruppi come l’ Innocence Project, dovremmo essere ancora più cauti nel ricorrere alla punizione finale.

Per quanto riguarda il suicidio, il Catechismo insegna,

Siamo amministratori, non proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Non ne disponiamo. (CCC 2280) Il suicidio… è gravemente contrario al giusto amore di sé. Al tempo stesso è un’offesa all’amore del prossimo, perché spezza ingiustamente i legami di solidarietà con la società familiare, nazionale e umana, nei confronti delle quali abbiamo degli obblighi. (CCC 2281) Anche per quelli durevoli grande sofferenza, il Catechismo insegna che “mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. …è moralmente inaccettabicatechismole. (CCC 2277)

Così come per porre fine all’aborto è necessario non solo modificare la legge, ma una cultura più profonda della vita, così anche per porre fine al suicidio servono non solo sanzioni penali per coloro che prendono parte ad esso, ma cure mediche per chi soffre di malattie molto dolorose e, forse più importante, un’adeguata l’assistenza psichica indirizzata alle tragiche cause che sono dietro i suicidi. In molti casi, tali cure fisiche e psicologiche possono e dovrebbero essere fornite da organizzazioni private, ma in alcuni casi il coinvolgimento del governo, ad un certo livello, sarà richiesto per garantire le cure.

Ma un’etica di vita coerente deve essere più ampia rispetto a queste sole tre questioni.

Se abbiamo a cuore i bambini prima della loro nascita, dobbiamo prenderci cura di loro anche in seguito. I bambini ricevono adeguate cure per la loro salute? Teoricamente dovrebbero essere seguiti principalmente dai propri genitori. I salari sono sufficienti per sostenere una nuclei familiari monoreddito? C’è un adeguato congedo di maternità e la garanzia del posto di lavoro per le neo mamme? La cura dei figli ha prezzi accessibili per coloro che non possono rinunciare al reddito di un genitore? Queste sono domande sollevate da persone del calibro di Giovanni Paolo II ed evidenziate nel “Compendio della dottrina sociale della Chiesa”.  Analogamente, i bambini
necessitano di formazione per realizzare il loro potenziale, prendere il loro giusto posto come cittadini a pieno titolo, e un giorno sostenere una famiglia propria. È fruibile un’istruzione di qualità per tutti i bambini? E che dire dei disabili o gli anziani? C’è un’assistenza adeguata per loro? Come chiede l’apostolo Giacomo: “Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? ” (Gc. 2, 15-16) O, come dice il Catechismo, “La cura della salute dei cittadini richiede l’apporto della società perché si abbiano condizioni d’esistenza che permettano di crescere e di ragg
iungere la maturità: cibo e indumenti, abitazione, assistenza sanitaria, insegnamento di base, lavoro, previdenza sociale.” (CCC 2288). Anche queste sono questioni pro-vita.

La preoccupazione per la dignità umana deve ampliare anche i nostri confini. Come il Catechismo spiega: “Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine” (CCC 2241). Questo non è, tuttavia, un obbligo unilaterale. Ospitanti e migranti hanno entrambi dei doveri: “L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri.” (CCC 2241)

Infine, se consideriamo seriamente la dignità umana, dobbiamo essere inorriditi dalla distruzione della guerra. Giovanni Paolo predicava con coraggio: “La violenza è inaccettabile come soluzione ai problemi, … la violenza è indegna dell’uomo …. La violenza distrugge ciò che sostiene di difendere: la dignità, la vita, la libertà degli esseri umani “.

Quando i soldati vennero da Giovanni il Battista, chiedendo che cosa dovessero fare, egli non ha detto loro di deporre le armi. La Chiesa ammette la possibilità di una guerra legittima, ma solo come ultima risorsa, in difesa della vita e della società. Se ci dichiariamo a favore della vita, dobbiamo prendere sul serio la ricerca della pace. Gesù non ci chiama a niente di meno, ma ci ricorda che gli operatori di pace “saranno chiamati figli di Dio.” Ma chi, in particolare, ha il dovere di controllare che tutte queste cose siano fatte? La risposta è nota a tutti. Considerando le condizioni economiche, per esempio, Giovanni Paolo ha osservato,

La responsabilità principale … non appartiene allo Stato, ma agli individui e ai vari gruppi e associazioni che compongono la società. Lo Stato non potrebbe assicurare direttamente il diritto al lavoro per tutti i suoi cittadini a meno che non controlli ogni aspetto della vita economica e limiti la libera iniziativa dei singoli. Questo non significa, tuttavia, che lo Stato non ha alcuna competenza in questo settore…. Piuttosto, lo Stato ha il dovere di sostenere le attività delle imprese, creando condizioni che assicurino occasioni di lavoro, stimolando le attività … o sostenendole nei momenti di crisi.

Più o meno lo stesso si può dire per l’assistenza sanitaria, il congedo di maternità, l’educazione, i salari o altri problemi. Alcuni ruoli del governo sono abbastanza evidenti. Ma il governo non può, e non deve, essere la sola risposta. La sollecitudine fraterna degli individui, agendo individualmente e in associazioni, deve rivolgersi alle esigenze che la dignità dei nostri fratelli e sorelle ci impone.

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Aaron Linderman

Questa è una visione ampia e una nobile chiamata. E la sua assenza dalla scena politica contemporanea è evidente.

Si stanno facendo, tuttavia, vari tentativi per cambiare tale situazione. Un tentativo è l’ American Solidarity Party  (ASP). Ispirato dall’ American Civil Rights Movement, la tradizione della Democrazia Cristiana, e la Dottrina sociale della Chiesa, l’ASP “cerca di promuovere il bene comune e il benessere materiale e spirituale di tutti gli uomini.” E “sostiene la sacralità della vita umana, la necessità di giustizia sociale, la responsabilità per l’ambiente, e auspica le condizioni per un mondo di pace “. Anche se è un partito giovane e ancora molto piccolo, l’ASP ha attirato l’attenzione di una molteplicità di commentatori politici, compresi i Cattolici and gli Evangelici Protestanti. Si tratta di un piccolo inizio, ma un segno di speranza che la politica pro-vita può essere realmente possibile.

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