Rivendicare la paternità per guarire la famiglia

Di Don Shenan J. Boquet

(Originale in Inglese)

“La paternità umana ci dà un’anticipazione di chi è Dio. Ma quando questa paternità viene meno, perché viene vissuta solo come fenomeno biologico, senza la sua dimensione umana e spirituale, tutte le affermazioni su Dio Padre sono vuote. La crisi della paternità che stiamo vivendo oggi è un elemento, forse il più importante, che minaccia l’uomo nella sua umanità. La dissoluzione della paternità e della maternità è collegata alla perdita di significato del nostro essere figli e figlie”. (Cardinale Joseph Ratzinger, Palermo, 15 marzo 2000, traduzione nostra).

Papà, come si fa a … ?

Alla fine del mese scorso, anche se la pandemia imperversava e i nostri televisori e smartphone erano pieni di notizie terribili di morte e di crescenti disordini civili, qualcosa di strano, sereno, bello … e commovente è diventato virale su Twitter.

È stato un tweet di una donna di nome Gissel Carmona. Si era collegata a un nuovissimo canale YouTube, gestito da Rob Kenney, residente a Chicago. Carmona ha scritto: “Suo padre se n’è andato quando aveva 12 anni, ora ha un canale [YouTube] intitolato ‘Papà, come si fa a …?’ Per aiutare i bambini che crescono senza padre”. Ha definito il progetto YouTube di Kenney, “la cosa più pura”.

P. Shenan Boquet Presidente di VUI

Mentre scrivo, il tweet di Carmona ha ricevuto più di 2 milioni di like ed è stato rilanciato 650.000 volte. Nel frattempo, il canale YouTube di Kenney ha raccolto quasi tre milioni di iscritti, proiettandolo nella stratosfera degli influencer di Youtube. Il che è straordinario se si considera la natura noiosa dei video caricati da Kenney: video didattici inediti e senza fronzoli su cose “come sostituire la batteria dell’automobile”, “come utilizzare un cercapersone” o “come fare il nodo alla cravatta”.

Quindi, come fa un padre americano di classe media senza pretese a passare dall’essere sconosciuto a una celebrità della Rete semplicemente mostrando alle persone come svolgere le attività domestiche più elementari? Molti dei commenti sotto i suoi video lasciano pochi dubbi su quello che sta succedendo. Commenti come questo: “vedere questo mi ha fatto piangere. Mio padre mi ha abbandonato quando avevo 11 anni e a malapena mi ha insegnato qualcosa. È così maledettamente dolce, è travolgente, voglio abbracciare quest’uomo”. O quest’altro: “Oh, questo mi emoziona. Mio padre se n’è andato quando avevo 19 anni, ma emotivamente lui se n’era andato MOLTO prima. Queste sono le cose che invece mi ha insegnato mia madre perché sono importanti”.

O quest’altro ancora: “Mio padre se n’è andato quando avevo 6 anni e da allora non ho più avuto sue notizie [sic]. Mia madre non mi aiuta affatto. Sento che questa [è] l’essenza di un padre, e ho quasi iniziato a piangere […] Grazie per essere il papà che non ho mai avuto. Grazie per essere la luce nel mio mondo buio e a pezzi. Continua così”.

Grazie per essere il papà che non ho mai avuto. Kenney ha detto a People Magazine che da quando il suo canale è diventato virale, ha iniziato a ricevere un numero enorme di messaggi da persone che hanno perso il contatto con i loro padri. “Le storie di dolore e sofferenza possono essere incontenibili”, ha detto. Lo stesso Kenney racconta come, quando aveva solo 14 anni, suo padre ha detto a lui e ai suoi sette fratelli che non voleva più avere niente a che fare con loro. Poi se n’è andato.

La paternità sull’orlo del baratro

Il 19 marzo si celebra la Festa del Papà, giorno in cui esprimiamo la nostra gratitudine e riflettiamo sul ruolo e sul contributo insostituibile dei nostri padri alla vita familiare e alla società.

Questa può sembrare un’affermazione troppo forte, ma credo che la paternità – almeno la paternità che ho avuto il privilegio di sperimentare da mio padre, dai miei nonni e dalle guide della mia giovinezza – sia sull’orlo dell’estinzione. E credo che gran parte dei disordini che stiamo vivendo in questo momento – la crescente violenza, l’estremismo ideologico, il laicismo militante, l’immoralità, la polarizzazione e l’epidemia di inciviltà – possano essere ricondotti all’assenza nella vita della gente di figure paterne forti e rassicuranti.

Prendete i commenti strazianti riportati sopra e moltiplicateli per molti milioni di volte, e avrete un’immagine del dolore che affligge il nostro paese e il nostro mondo. Moltissime persone soffrono di un senso di inutilità e di dolore per essere state abbandonate dall’unica persona di cui avrebbero dovuto fidarsi e cercare protezione più di chiunque altro nella loro vita.

Settant’anni fa, il 6% dei bambini americani viveva in una casa in cui mancava il padre. Fino ad arrivare a oggi quando un bambino su quattro non ha un padre a casa. A seconda della fonte, alcuni affermano che oltre il 60% dei bambini americani non ha il padre biologico a casa.

Guardate i video di Kenny e capirete subito cosa le persone vedono in lui. È il suo modo di parlare calmo e sereno, che trasmette un senso di stabilità e affidabilità; è la sua normalità quasi stereotipata, tanto che uno ha la percezione che potrebbe essere suo padre; ed è il modo in cui esprime la sua gratitudine e il suo amore incondizionato per una folla di anonimi utenti di YouTube con uno stile che in qualche modo risulta assolutamente autentico e sincero.

Il suo secondo video più visto si intitola “Sono fiero di te”. Conclude il video dicendo: “Ti amo. Sono fiero di te. Dio ti benedica”. Quanti giovani uomini e donne nel nostro paese hanno trascorso tutta la vita desiderando ardentemente ascoltare quelle parole dalle labbra dei loro padri, ma non l’hanno mai sentite? E quanti di loro, in conseguenza a ciò, hanno imboccato un sentiero distruttivo, nell’inutile ricerca di quell’amore incondizionato, per il quale sono stati creati, ma che non hanno mai ricevuto dai loro padri?

Così spesso, la nostra cultura affronta la rottura della famiglia come se non fosse un grosso problema. I progressisti radicali diffamano apertamente la famiglia, in quanto fonte di repressione e persino di violenza, una struttura di potere patriarcale pensata per sottomettere e controllare, e che deve quindi essere abolita. Altri, meno estremisti, semplicemente vedono nel divorzio, o nelle convivenze seriali, il risultato inevitabile e necessario di adulti che hanno la “libertà” di determinare il loro destino, liberi da interferenze esterne, liberi di ricercare la “realizzazione” sessuale.

In entrambi i casi, ciò che si perde nel quadro d’insieme sono i bambini: i bambini ai quali è negata l’istituzione e la stabilità che bramano e della quale hanno così disperatamente bisogno – e che meritano – per trovare il proprio posto nel mondo e per sviluppare appieno la loro personalità, sapendo che sono protetti e amati incondizionatamente.

Rivendicare la paternità

Il Vescovo Thomas Olmsted, nella sua lettera pastorale “Nella breccia”, invita i Cattolici, soprattutto gli uomini, ad essere pronti per le battaglie spirituali delle loro vite. Contrastando le false immagini della virilità, il Vescovo Olmsted mette in rilievo giustamente il ruolo unico e il contributo degli uomini per la guarigione delle nostre famiglie e della società quando afferma:

“Uomini, non esitate a impegnarvi nella battaglia che infuria intorno a voi, la battaglia che ferisce i nostri figli e le nostre famiglie, la battaglia che deturpa la dignità sia delle donne che degli uomini. Questa battaglia è spesso nascosta, ma è battaglia vera. È principalmente spirituale, ma sta progressivamente distruggendo quello che resta dell’etica cristiana nella nostra società e cultura, e persino nelle nostre case”.

Se l’America (ma vale per qualsiasi paese) intende risolvere i suoi dilemmi morali e sociali, dobbiamo rivendicare e ristabilire il ruolo fondamentale della famiglia – un uomo e una donna coniugati in un’unione esclusiva, indissolubile e feconda – e in particolare il ruolo insostituibile del padre. Il Modernismo ha fatto del suo meglio per distruggere l’istituzione familiare, cancellando deliberatamente le differenze tra madri e padri e rigettando le sacre responsabilità che ciascuno ha verso l’altro e verso i propri figli.

La cultura odierna fa arrivare agli uomini il messaggio che essi non sono necessari nei ruoli tipici di padre e di marito. I nostri media ritraggono e sminuiscono sistematicamente i padri come sciocchi sfortunati, sgraditi e incapaci. Anche nei film per bambini, così spesso i padri, anche quando sono ritratti come persone “simpatiche” o comprensive, non riescono, in modo catastrofico, a capire o a guidare i loro figli; spesso l’intera trama del film è incentrata sul modo in cui il padre deve imparare dal figlio, piuttosto su come il figlio viene guidato dal padre. C’è dunque da sorprendersi quando il messaggio che arriva da ogni dove è che gli uomini sono indesiderati e inutili se, al primo sentore di guai, se ne scappano via?

Non è d’aiuto neanche il fatto che a così tanti giovani, fin dalla più tenera età, venga insegnato a vedere il romanticismo e il matrimonio non come una vocazione al sacrificio per il bene degli altri, ma come la ricerca egoistica della “realizzazione di sé” e del piacere. Troppe persone oggi concepiscono il matrimonio solo come qualcosa che dovrebbe essere soddisfacente per “me”, che dovrebbe rendermi felice, perché mi porterà più gioie che difficoltà. Un tale approccio è troppo meschino, troppo egocentrico. E quando arrivano le difficoltà – cosa che si verificherà inevitabilmente – quando sono chiamati a sacrificare qualcosa di se stessi, molti concludono solo di essere stati ingannati. “Non è per questo che mi sono sposato”, dicono. E così, se ne vanno via.

Ma il matrimonio cristiano non è solo espressione dell’affetto umano, è un sacramento dell’amore di Cristo, un modo per moglie e marito di rapportarsi tra loro e con i propri figli. In questo modo la famiglia cristiana diventa il luogo dove gli altri possono vedere la bellezza e la potenza dell’amore redentore di Cristo, un amore che è spesso oscurato nel nostro mondo decaduto. Ecco perché il matrimonio è una vocazione cristiana.

La paternità è essenzialmente una relazione, un modo in cui un uomo si pone al servizio della comunità umana. La paternità non può essere compresa separatamente dalla cultura in cui si vive. L’assenza del padre è dannosa socialmente, spiritualmente ed economicamente. È stato dimostrato che una casa senza padre è più vulnerabile alla violenza e i bambini senza il padre sono molto più predisposti a subire abusi fisici e sessuali frequenti, povertà, scarso rendimento scolastico, delinquenza giovanile, promiscuità, gravidanza e, in futuro, divorzio. Queste conseguenze distruttive della diffusa assenza del padre si sono propagate orizzontalmente nella nostra cultura come increspature sull’acqua, ma poi si sono trasmesse verticalmente nelle generazioni come le onde della marea, in un circolo vizioso nel quale un’assenza del padre porta a un’altra assenza del padre.

Per mandare in cortocircuito questo circolo vizioso, la paternità come vocazione all’amore – all’amore oblativo – ha un disperato bisogno di una maggiore attenzione nelle nostre case, scuole, chiese e società. Abbiamo un disperato bisogno di mettere alla prova i nostri uomini per farli diventare quegli eroi di tutti i giorni per cui sono stati creati: uomini forti, simili a rocce, somiglianti a Cristo, pronti a dare la vita per le loro mogli e i loro figli.

Il matrimonio, inteso correttamente e vissuto nello spirito di una vocazione, trasmette e promuove la responsabilità, la devozione, il duro lavoro e molte altre virtù, che vengono trasmesse dai padri ai figli. Questo a sua volta porta a una buona riuscita a scuola e nelle relazioni sociali e prepara i bambini a futuri successi.

In America, come nella maggior parte dei paesi occidentali, ci troviamo in una situazione terribile causata da una ferita autoinflitta: un collasso morale e spirituale. Naturalmente, ciò che ha reso possibile tutto questo è l’implacabile assalto alla famiglia, alimentato da false ideologie come l’auto-determinazione. Un individualismo esagerato caratterizza la modernità, centrato sulla persona isolata da ogni entità collettiva, famiglia inclusa.

La paternità, quando è modellata sull’amore del Padre celeste per noi, possiede in sé un enorme potere per sanare questa ferita. Facciamo sì che quelli di noi che sono padri, spirituali e fisici, si prendano l’impegno di essere quei padri di cui i nostri figli hanno bisogno: forti, altruisti, pazienti, umili e pieni di amore simile a quello di Cristo. In questi tempi di caos, è facile sentirsi incapaci di fare la differenza. Ma credo che non sarà principalmente attraverso un brillante attivismo o una grande riforma che si realizzerà la guarigione della nostra cultura, ma prima di tutto attraverso la conversione interiore e l’amore che ci mostriamo l’un l’altro tra le mura delle nostre case. E così, esorto tutti i padri, citando le parole di san Francesco di Sales: “Siate quello che siete e siatelo bene!”

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