A contatto con la realtà: il fondamento della famiglia, dell’educazione e della spiritualità

Del Prof. Mitchell Kalpakgian, 26 dicembre 2016 (Fonte: truthandcharityforum.org )

 

Lo studente americano medio del ventunesimo secolo non ha una vera esperienza concreta del mondo reale: non ha un vero contatto con la terra, l’aria e l’acqua di Madre Natura; con i vari membri concreti e reali della famiglia; o con la vita fisica del corpo. I giovani hanno sostituito con un’esperienza mediata o secondaria il contatto fondamentale con il mondo reale, il tangibile e il concreto. Molti studenti si riferiscono al mondo che li circonda attraverso dispositivi mobili e social media che mancano della presenza reale di un’altra persona con cui interagire e conversare faccia a faccia, amico ad amico e cuore a cuore. Anche quando le persone sono fisicamente presenti con il corpo o nella stessa stanza, esse possono essere lontane, fissare uno schermo o essere impegnate con una qualche sorta di dispositivo elettronico. La presenza di un’altra persona, tuttavia, non è solo un corpo che occupa uno spazio ma anche uno spirito che pervade un’atmosfera ed entra in contatto con la coscienza e la consapevolezza di un altro essere umano. Proprio come un suono lascia un’eco o una pietra lanciata in una vasca d’acqua crea un movimento di cerchi concentrici, una persona dovrebbe lasciarsi qualcosa dietro che faccia la differenza: un gesto di amicizia, una parola piacevole, un atto cortese, uno spirito vivace, un sorriso di incoraggiamento. Gli esseri umani non sono fatti per essere disincarnati, oggetti inerti ignari di altra gente o insensibili alle attrattive della socialità.

Molti che sono fisicamente presenti spesso non si curano delle altre persone avviando una conversazione, mostrando interesse o prestando attenzione. Essi sono occupati a ricevere messaggi o sms da lontano piuttosto che osservare il prossimo o trarre beneficio da quelli che li circondano in quel momento e in quel luogo. La vita di una persona diventa una centrale di comunicazione che continuamente riceve e trasmette messaggi ad ogni ora e ogni minuto e che in ogni momento libero richiede la verifica di notizie, meteo, e-mail e messaggi. Questo flusso di comunicazioni è senza fine perché le persone portano ovunque questi dispositivi e controllano a tutte le ore l’ultima comunicazione. Questo flusso incessante di messaggi diversi da individui e organizzazioni presto sfuma la distinzione tra notizie importanti e informazioni banali, tra amici reali e conoscenti casuali, tra priorità e questioni secondarie.

La capacità di concentrarsi e di focalizzarsi su un libro, un saggio e un compito a casa diminuisce, mentre le distrazioni e i diversivi si accrescono continuamente ogni giorno. La vita della mente presto si frammenta perché perde la sua capacità di occuparsi di un compito importante alla volta fino a quando non viene svolto fino in fondo o alla perfezione. La mente perde la sua consapevolezza di ciò che la circonda, delle persone e degli eventi presenti nell’immediato e si allontana dall’importante, dall’essenziale e dall’obbligatorio. Nessuno vuole avere una conversazione con una persona che fissa uno schermo o è impegnata a digitare o inviare messaggi. Questo attaccarsi ai dispositivi mobili durante ogni pausa da un’attività o in qualsiasi momento di tempo libero soffoca anche il desiderio naturale di salutare le persone perché sembrano assorte e non disponibili. Così una persona perde facilmente anche il contatto con il suo centro spirituale, il nucleo del suo essere dove l’anima, il cuore e la coscienza parlano, quando è sottoposta a un flusso di continue interruzioni e di forze centrifughe che la portano a prestare attenzione a molte voci e infinite fonti di notizie e a pubblicità che fanno perdere tempo e ritardano i compiti urgenti che richiedono la più completa attenzione.

La vita familiare, la vita accademica e la vita spirituale tutte richiedono la completa presenza fisica dell’altra persona nella sua totale attenzione. Le conversazioni non nascono mai quando la mente è concentrata su una macchina o su uno schermo. Nessuno vuole sentire che ci si impone a una persona occupata nelle sue attività. Non si può percepire lo stato emotivo o mentale di altre persone senza l’interazione piacevole che la disponibilità rilassata di una persona incoraggia. I bambini hanno bisogno di genitori disponibili, attenti e sensili alle loro esigenze, domande e pensieri. I coniugi hanno bisogno di comunicazioni costanti per essere consapevoli della vita, dei sentimenti e delle emozioni dell’altro. Solo la giusta atmosfera e il distacco dai media rendono possibile la disponibilità a discutere questioni serie e delicate senza interruzioni e brevi momenti di attenzione. La conversazione, la più umana e piacevole delle arti, soffre di trascuratezza a causa dell’iperattività e dell’irrequietezza che la messaggistica comporta.

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Anche la vita accademica richiede un margine di silenzio e un’atmosfera di quiete che favoriscano la riflessione, la contemplazione e la concentrazione. La mente non può pensare quando da fuori i messaggi la inondano e sollecitano risposte. Per leggere un classico, per risolvere un problema di matematica, per tradurre una versione di Latino, per scrivere un saggio o per studiare per un esame, per tutto ciò è richiesta una mente focalizzata su di un unico obiettivo per potere ottenere una profonda comprensione. La capacità di attenzione di una grande percentuale di studenti delle scuole superiori, che ha orecchie ma non ascolta, costituisce un grave ostacolo a un serio apprendimento. Sebbene l’insegnante sia presente fisicamente, gli studenti hanno perduto la capacità acquisita di ascoltare a causa della natura della loro vita quotidiana interrotta continuamente da un flusso senza pausa di messaggi che richiedono risposte immediate. Ogni momento libero prima, durante e dopo la scuola viene speso per consultare un dispositivo per le ultime comunicazioni. Anche gli insegnanti che abitualmente insegnano con i computer sulla scrivania o che controllano sempre i loro telefoni durante tutto il giorno, aggravano solo il problema perché si modellano sulla stessa alienazione dalla gente.

Anche la vita spirituale patisce per la frammentazione della vita mentale ed emotiva. Ann Morrow Lindberg scrive nel libro Dono dal mare: “Alcune sorgenti sgorgano solo quando siamo soli” e mette in guardia dal pericolo costituito dalle continue distrazioni: “Questa non è la vita della semplicità, ma la vita della molteplicità sulla quale gli uomini saggi ci mettono in guardia. Essa non conduce all’unificazione ma alla frammentazione. Non porta grazia; distrugge l’anima”. Una persona deve proteggersi dal “troppo”, troppo tempo da sola con i dispositivi mobili, troppo tempo sprecato in scambi frivoli di informazioni inutili, troppe distrazioni e interruzioni, troppo attaccamento ai congegni vari. Essa scrive che il santo o il bambino possiedono la capacità di vivere nell’immediato presente con la piena consapevolezza dei cinque sensi e di tutta la sensibilità umana: “Vivere come un bambino o un santo nell’immediatezza del qui e ora”. Essere emotivamente desensibilizzato per colpa dell’attaccamento a dispositivi o essere fisicamente sconnesso dalle altre persone per colpa della mancanza di un’interazione normale stordisce la vita interiore.

La poesia di Gerard Manley Hopkins “S’accende il martin pescatore” (As Kingfishers Catch Fire) raffigura gli esseri umani come persone profonde, con una vita interiore, che hanno bisogno di potersi sbloccare ed esprimere per poter essere un canale di grazia per il prossimo, grazie alla maniera in cui si muovono, parlano e agiscono, nel modo in cui imitano la bontà di Cristo, riflettono le parole di Cristo e trasfigurano il mondo con la loro presenza e nel modo di interagire e rispondere agli altri in un modo visibile, concreto e reale:

“Ogni cosa mortale fa una cosa e sempre quella:

Diffonde l’essere che entro ognuna risiede,

Essere se stessa, andare verso se stessa”

(Gerard Manley Hopkins “S’accende il martin pescatore” trad. nostra)

Come può una persona “essere se stessa”, cioè, parlare dall’anima, agire con il cuore, o dare il meglio di sé come fonte di grazia, carità, gentilezza o amabilità quando trascorre gran parte delle sue giornate sconnessa dagli altri, insensibile al suo ambiente e alla persone che la circondano, disinteressata alla vita della famiglia, alla vita della mente, o alla vita spirituale che esige una disponibilità assoluta, e non un interesse occasionale?

Prof. Mitchell Kalpakgian
Prof. Mitchell Kalpakgian
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