Milano, aborto: le voci non ascoltate delle donne e dei bimbi non nati

(Fonte: prolifeinsieme.it)

Egregio Direttore,
Nella teca ambulatorio installata a Milano, Torino, dopo Parigi e Roma per volere dell’ organizzazione ”Medici del mondo”, si possono ascoltare le voci di donne che testimonierebbero la cultura di silenzio e vergogna, di abusi e violenza che dominerebbe ancora nelle strutture sanitarie di alcune regioni italiane.
Torniamo un attimo indietro, alla legge istitutiva della IVG, la 194/78 che all’articolo 1 così recitava “…l’ interruzione di gravidanza non è il mezzo per il controllo delle nascite…”; ora dopo più di 50 anni, la battaglia si fa ancora più accesa adeguandosi ai tempi, e nel solco della cultura dei diritti, accusa le suddette strutture di violare gli articoli, 3 (pari dignità sociale), 32 (diritto alla salute), infine l’articolo 54 della Costituzione (fedeltà alla Repubblica e osservanza della Costituzione e delle leggi)!


Nonostante l’avanzare di questa deleteria cultura di negazione (si afferma che il battito non è il cuore che pulsa ma uno stimolo elettrico!) è nostro obbligo affermare alcune essenziali verità sancite da leggi naturali: le donne sono state scelte dalla natura per accogliere la vita; la gravidanza non è uno stato patologico da curare; l’embrione anche se piccolissimo è già una vita e quella vita, anche se negata con menzogne scientifiche e barbaramente cancellata, lascerà nella psiche femminile delle tracce indelebili (perfino nella teca c’è il ricordo del senso di colpa e del dolore atroce che si vorrebbe evitare con un antidolorifico). Ma vorrei qui citare tutte le possibilità che la stessa legge altresì prevede a tutela della maternità: l’assistenza del consultorio nel periodo pre e post parto; le norme che tutelano i diritti delle lavoratrici madri; i centri di aiuto alla vita dove migliaia di volontari si spendono per aiutare le donne e i loro nascituri; il parto in anonimato e altre iniziative che stanno nascendo come le recenti “Culle per la vita”.


Nell’articolo si conclude auspicando più compassione, gentilezza, empatia invece che steccati ideologici nella comunità sociale; noi concludiamo dicendo invece che una comunità che possa dirsi umana non elimina i propri figli perché scomodi, ma li accoglie facendo fronte comune e se ne prende cura come la cosa più preziosa che dà speranza nel futuro; questo ci connota come uomini e donne.
Suggerisco di leggere gli articoli sul nostro sito, dove si possono trovare approfondimenti scientifici, testimonianze, argomenti di carattere culturale e morale, in merito all’aborto volontario.
Cordialmente.

Maria Cariati
Comitato “Pro-life insieme“

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