Il ritorno del turismo abortista

Di Anne Hendershott

(Fonte: www.crisismagazine.com)

Mentre il Texas e un numero sempre maggiore di stati stanno salvando la vita dei bambini non nati inasprendo con successo leggi che pongono restrizioni all’aborto, stiamo già assistendo al ritorno del “turismo abortista”, in voga durante l’epoca precedente alla sentenza Roe vs. Wade (la sentenza che ha legalizzato l’aborto negli USA, N.d.T.). È probabile che ancora una volta, come nei primi anni ‘70, la città di New York sarà la destinazione mortifera scelta dalle donne che vogliono abortire fuori dai loro stati d’origine. Come ha sottolineato il recente articolo di Paul Kengor su Crisis, la Governatrice cattolica pro-aborto dello Stato di New York, Kathy Hochul, ha già promesso che se le donne non riescono ad abortire nei loro stati d’origine, “la Signora Libertà è qui per accoglierle a braccia aperte” nella loro cliniche abortiste.

Con la promessa di assicurare un “lasciapassare” alle donne, Hochul sta ridando vita al lucroso turismo abortista dell’epoca pre-Roe per le donne di tutto il paese che vogliono abortire. Hochul deve sapere che il turismo abortista con tutti i pacchetti per l’aborto che includono biglietti aerei, viaggi in limousine dagli aeroporti di New York alle cliniche abortiste, soggiorni in albergo prima e dopo l’aborto e gli interventi chirurgici, porterà un guadagno finanziario al personale che pratica gli aborti nel suo stato – e ai politici che lo sostengono.


Anne Hendershott

Il turismo medico non è una novità. In passato, tuttavia, riguardava coloro che da paesi sottosviluppati si recavano verso importanti centri medici nei paesi ricchi, di solito gli Stati Uniti, per cure più complesse che non erano disponibili in patria. Più di recente, ci si riferisce al turismo medico dai paesi sviluppati, come gli Stati Uniti, dove le persone si recano nei paesi in via di sviluppo per cure mediche più economiche. Ad esempio, prima che negli Stati Uniti divenisse più facile accedere all’operazione per il cambio di sesso, la Thailandia era la destinazione più popolare del turismo medico per chi voleva sottoporsi a un intervento chirurgico a basso costo per cambiare sesso. Siti web come “Transgender Thailand” affermano di essere la “destinazione preferita” per gli interventi chirurgici di riassegnazione del sesso e offrono pacchetti di viaggio tutto incluso “assolutamente competitivi” inclusi biglietti aereo, albergo e servizi ospedalieri.

Il turismo abortista è emerso nel 1970, negli anni antecedenti la sentenza Roe vs. Wade, quando lo Stato di New York ha abrogato tutte le leggi che sanzionavano l’aborto. Nel 1972, più di 100.000 donne si sono recate a New York per abortire; più della metà di loro ha viaggiato per più di 500 miglia dai loro stati d’origine per porre fine alla vita dei loro bambini ancora non nati. New York è diventata rapidamente la destinazione nazionale preferita per l’aborto.

Anche dopo la sentenza Roe vs. Wade, New York ha continuato ad essere la destinazione del turismo abortista scelta dalle donne che vivevano in stati in cui abortire era più difficile o costoso. I guadagni dell’industria dell’aborto – e dei loro politici favorevoli all’aborto – nello Stato di New York saranno stati enormi. Ma, come sottolinea il mio articolo su Crisis del 2015, “L’avidità ha sempre guidato l’industria dell’aborto”.


Madame Restell in un giornale dell’epoca

Le politiche abortiste e la loro applicazione a New York sono sempre state guidate dall’avidità. Alla fine del 1800, la famigerata praticatrice di aborti Madame Restell, possedeva una rete di strutture dove abortire, che si è sviluppata dalla sua struttura principale in una casa in Chambers Street e si è estesa attraversando il fiume fino a Hoboken. Nei primi tempi, si è unita al nascente giro d’affari dell’aborto di New York insieme a dozzine di altri abortisti che sono stati descritti in modo spaventoso nella Police Gazette di New York come “demoni che hanno fatto affari grazie all’omicidio professionale”. Restell è stata solo la prima a sfruttare l’industria dell’aborto facendo una fortuna personale di oltre un milione di dollari e di una casa lussuosa in pietra arenaria alla Fifth Avenue denominata dai giornali del tempo il “palazzo costruito sui teschi dei bambini”.

In Abortion Rites: A Social History of Abortion in America, Marvin Olasky, vincitore quest’anno del Great Defender of Life Award assegnato da The Human Life Review, ha scritto che Restell ha usato la sua “audace tecnica di vendita” per invogliare i clienti e corrompere politici e membri della polizia. Restell ebbe un tale successo nell’eludere qualsiasi tentativo di limitare l’aborto nella città di New York che, in breve tempo, le leggi sull’aborto ebbero in concreto l’effetto di “spazzare via ogni rivale dal suo cammino”. Con la concorrenza tenuta a bada, Restell ha dominato l’impero dell’aborto di New York per diversi decenni. Giravano così tanti soldi nell’industria dell’aborto che Restell era ben lieta di condividere parte dei suoi profitti per comprare la collaborazione della polizia e dei politici.

Così come la Restell, anche l’imprenditore Larry Lader aveva intuito i potenziali profitti dell’industria dell’aborto. Alla fine degli anni ‘60, ha collaborato con il suo amico e vicino di casa del Greenwich Village, il dottor Bernard Nathanson, un ginecologo e abortista che lavorava a New York, diventando i veri capi del movimento a New York. Per Lader, il business dell’aborto era fondato sui profitti, e sia lui che Nathanson diventarono ricchissimi grazie al loro giro d’affari. Esperti di pubblicità, Lader e Nathanson sono stati i primi a pubblicizzare il turismo abortista in città. E come la Restell, anche Lader e Nathanson sono stati politici autentici e lobbisti competenti per quello che divenne in poco tempo il loro impero dell’aborto. Il turismo abortista ha giocato il ruolo più importante in tutta questa vicenda.

Sono state dimenticate le vittime del turismo dell’aborto: le migliaia di bambini non nati che sono stati abortiti e le innumerevoli donne le cui vite sono state distrutte dalla loro decisione di recarsi a New York per porre fine alla vita dei propri figli. Documentato con dettagli angoscianti nel libro del 1976 In Necessity and Sorrow: Life and Death in an Abortion Hospital, di Magda Denes, i lettori apprendono i costi reali del turismo abortista.

Da tempo esaurito, il libro è un ritratto veritiero della brutalità dell’industria dell’aborto. A suo merito, la Denes – una psichiatra pro-choice, che aveva scelto di abortire il proprio figlio durante quei giorni così inebrianti a favore dell’aborto a New York – sembrava scioccata dalle condizioni orribili che aveva visto durante i mesi trascorsi osservando le attività e le procedure svolte in una di quelle mete del turismo abortista nella città di New York.

Intervistando le giovani donne che andavano ad abortire, la Denes descrive il dolore che queste donne sperimentavano. In un capitolo, intitolato “The Saline Floor” (“Il piano del sale”, ossia degli aborti salini, N.d.T.), descrive le attività svolte al piano dedicato agli aborti salini che era riservato agli aborti tardivi. Narra le storie strazianti di quelle giovani donne e dei loro genitori e fidanzati che hanno viaggiato con loro partendo da piccole città attraversando tutto il paese. E sebbene le storie delle donne siano davvero strazianti, la vera tragedia emerge quando la Denes assiste personalmente agli aborti in quel piano riservato agli aborti tardivi. Scrive:

Sono stata attratta in quel posto in modo irresistibile dalle mie reazioni di incredulità, dolore, orrore, compassione, senso di colpa. Quel posto mi ha depresso, ma ci sono andata anche dopo l’orario di lavoro. Quando uscivo, apparentemente mi comportavo con l’espansività di chi è appena scampato a un disastro. Faccio brutti sogni. Il mio senso di complicità in qualcosa di innominabile cresce e aumenta. Sto valutando se rinunciare a questa inchiesta.

Fortunatamente per chi ha bisogno di ricordare che cos’è l’aborto, la Denes ha superato la sua paura e il suo senso di colpa per il suo aborto, quanto basta per continuare a documentare chi sono le vere vittime del turismo dell’aborto quando descrive ciò che ha visto in sala operatoria in seguito a un aborto:

“Sollevo con una mano il coperchio di un secchio… e ci guardo dentro. Lì dentro c’è un piccolo corpo nudo che galleggia in un liquido rosso di sangue, chiaramente la tragica vittima di un annegamento. Ma allora forse non è stato un incidente perché il corpo era viola per i lividi e il viso aveva la smorfia dell’agonia di chi è stato ucciso prematuramente. La morte mi porta ad un impeto di pazzia”.

Se la governatrice Kathy Hochul fosse stata invitata a trascorrere qualche ora a guardare gli aborti tardivi praticati in una clinica abortista, forse non si sentirebbe così ottimista riguardo il futuro del turismo abortista nel suo stato. Come a Magda Denes, si sarebbe ricordata del proprio contributo alla cultura della morte. Avrebbe dovuto affrontare la propria complicità nell’uccisione di questi bambini non nati. Ma questo è il vero problema con il turismo dell’aborto. Quella che sembra una “scappatoia”, una via di fuga dai sensi di colpa, è ben lontana dall’essere ciò che viene promesso nel benvenuto “signora Libertà” della Governatrice Hochul.

Altri stati proveranno sicuramente a replicare l’esperienza. In effetti, l’Orlando Women’s Center in Florida sta già pubblicizzando il turismo abortista sul suo sito in una sezione chiamata: “Medical Abortion Circumvention Tourism: Why the Controversy?” Promettendo l’aborto facile – e allo stesso tempo una vacanza in Florida – anticipa che le donne saranno attratte da quello che l’Orlando Women’s Center definisce lo “Stato più popolare del mondo per turisti e villeggianti”.

Come ci ricorda la Denes:

In nessun posto al mondo come al piano della sala operatoria (di un ospedale abortista) è così distinguibile la complessa natura della società. L’orgoglio dello scopo, la vanità del successo, l’avidità di denaro, il senso di morte, l’odore del sangue, la monotonia della routine, il terrore della morte si intrecciano, formando un microcosmo di casi concreti in cui ognuno è testato e messo alla prova.

Il vivace invito della Governatrice Hochul alle donne a venire a New York per porre fine alla vita dei loro figli non nati non ha a che fare con la responsabilità, ma riguarda la morte e gli interessi politici. Nessuno che abbia abortito o sia stato testimone di un aborto tardivo può rimanere insensibile all’atto mortale al quale ha preso parte. Questo non ha nulla a che vedere con il turismo a Orlando, in Florida, o nella “Grande Mela”. Piuttosto, ha a che fare solo con l’uccisione di bambini non nati, per il profitto di quelli che presto saranno noti come gli “stati abortisti”. I politici che governano questi stati assassini pagheranno un prezzo alto. Questo va ricordato alla Governatrice cattolica Hochul.

Anne Hendershott è professoressa di Sociologia e Direttrice del Veritas Center for Ethics in Public Life presso la Franciscan University di Steubenville, OH. È autrice del libro The Politics of Envy (Crisis Publications, 2020).

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