Celebrare La Giornata del Bambino Non Nato

Di Don Shenan J. Boquet

(Originale in Inglese: www.hli.org )

“Ad accogliere «la Vita» a nome di tutti e a vantaggio di tutti è stata Maria, la Vergine Madre, la quale ha quindi legami personali strettissimi con il Vangelo della vita. Il consenso di Maria all’Annunciazione e la sua maternità si trovano alla sorgente stessa del mistero della vita che Cristo è venuto a donare agli uomini (cf. Gv 10, 10). Attraverso la sua accoglienza e la sua cura premurosa per la vita del Verbo fatto carne, la vita dell’uomo è stata sottratta alla condanna della morte definitiva ed eterna.”

─ Papa San Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, n. 102

Oggettivamente, c’è solo una risposta adeguata alla notizia dell’arrivo di una nuova vita umana: la gratitudine. Ogni vita umana è un tale miracolo che dovremmo essere sbalorditi ogni volta che veniamo a sapere che è stato concepito un bambino. Ogni bambino, senza eccezione, è un dono di Dio e deve essere accolto, amato e protetto.

Soggettivamente, però, la realtà è molto più complessa. Viviamo in un mondo segnato dagli effetti del peccato, tra cui l’incertezza, la sofferenza e la morte. Di conseguenza, anche quando la notizia del concepimento di un bambino viene accolta con gioia, quella gioia è spesso mescolata a paura e ansia. In molti casi, la paura e l’ansia sopraffanno la gioia, così che la nuova vita, invece di essere accolta e celebrata, è vista come un peso e una minaccia.

P. Shenan Boquet Presidente di VUI

“Il bambino sarà sano?” “La madre starà bene?” “Il mio coniuge/partner sarà presente per aiutare a crescere questo bambino?” “Siamo pronti ad essere genitori?” “Possiamo permetterci un bambino?” “Il nostro bambino vivrà una vita felice o soffrirà molto?” “Che ne sarà della mia vita e delle mie libertà; come le influenzerà questo bambino?”

Queste sono domande che vengono spontanee ai genitori. Spesso non ci sono risposte esatte o facili. Mettere al mondo un figlio è un’impresa piena di incertezze. È possibile che il bambino non sia sano. È possibile che il bambino porti difficoltà economiche, o che metta a dura prova il rapporto dei genitori, o che li metta alla prova in forme per le quali non sono preparati. È anche possibile che il bambino usi male il suo dono di libertà, vivendo una vita che si aggiunge alla sofferenza del mondo, piuttosto che alleviarla.

Eppure, pur con tutto questo, ogni società saggia e sana ha affermato la bontà della genitorialità e della nuova vita. Sì, ci sono grandi rischi nell’accogliere la vita, ma sono rischi che vale la pena correre. Ci sono paure e ansie legittime, ma sono paure e ansie che vale la pena affrontare. La vita è un bene. La vita è un miracolo. La genitorialità è un dono.

In effetti, nel cuore stesso della fede cristiana c’è l’affermazione incarnata di questa grande verità: che la vita umana è degna di essere vissuta, e che non importa quanto grande sia l’incertezza, non importa quanto grande sia la possibile sofferenza, la vita deve essere accolta a braccia aperte, e con grande fede e fiducia. Dio stesso ha assunto la forma umana e ha vissuto su questa terra, mostrandoci una volta per tutte che gli esseri umani possiedono una dignità e un valore che superano di gran lunga ciò che può essere espresso a parole.

Due grandi solennità pro-vita

La settimana scorsa abbiamo celebrato la solennità di San Giuseppe. San Giuseppe è per noi l’emblema del padre coraggioso. Di fronte ai misteri che vanno ben oltre la sua comprensione – il concepimento di un bambino per azione dello Spirito Santo – San Giuseppe ha risposto con assoluta fiducia in Dio, assumendo un compito per il quale era indiscutibilmente “indegno” e “impreparato”.

Chi era, dopo tutto, per fare da padre adottivo all’Uomo-Dio? Chi era lui, povero falegname com’era, per superare in astuzia Erode, o per assumersi le enormi responsabilità di garantire una vita adeguata per la Vergine Maria e per Cristo? Che paura, che ansia avrebbe avuto tutto il diritto di provare San Giuseppe! Eppure, si è fidato e ha abbracciato la sua vocazione; ha accolto la vita.

Questa settimana celebriamo un’altra solennità, ricca di insegnamenti e incoraggiamenti per quelli di noi che lavorano per creare una Cultura della Vita – la solennità dell’Annunciazione.

Quando l’Angelo Gabriele apparve a Maria, anche lei era in ansia (“A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.”) e ha risposto alla notizia con una domanda (“Come è possibile? Non conosco uomo?”). Sicuramente, in quel momento Maria ebbe anche qualche presentimento della grande sofferenza che attendeva lei e suo Figlio – che il suo stesso cuore sarebbe stato trafitto da una spada, e che suo Figlio sarebbe stato rigettato dal mondo.

Eppure, la sua risposta fu di assoluta fiducia nella bontà di Dio: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. (Luca 1:29, 34, 38)

Il grande dramma dell’accettazione dell’aborto da parte della nostra società consiste nell’insegnare agli uomini e alle donne a non affrontare con coraggio le loro paure e ansie, ma a cercare piuttosto una via di fuga. Ma nel fornire una via di fuga, l’aborto non solo toglie la vita al bambino, ma toglie anche ai genitori l’opportunità di crescere nell’amore e di aprire i loro cuori ai doni che il loro bambino avrebbe potuto portare loro.

“Con l’aborto, la madre non impara ad amare, ma uccide anche il proprio figlio per risolvere i suoi problemi”, disse notoriamente Madre Teresa. “E, con l’aborto, si dice a quel padre che non deve assumersi alcuna responsabilità per il bambino che ha messo al mondo. È probabile che il padre metta altre donne nelle stesse difficoltà. Quindi l’aborto porta solo ad altri aborti. Qualsiasi paese che accetti l’aborto non sta insegnando al suo popolo ad amare, ma ad usare qualsiasi violenza per ottenere ciò che vuole. Ecco perché il più grande distruttore dell’amore e della pace è l’aborto”.

Se solo ogni madre e ogni padre del mondo rispondesse alla nuova vita con la stessa fiducia della Vergine Maria e di San Giuseppe, l’aborto sarebbe sradicato da un giorno all’altro! Che dono, dunque, ci fa la Chiesa nel porre queste due solennità a una settimana di distanza l’una dall’altra nel cuore della Quaresima, costellando questo periodo di penitenza con due grandi celebrazioni che sostengono la vita.

25 marzo – La giornata del bambino non nato

Gli attivisti pro-vita hanno da tempo riconosciuto la stretta connessione tra la solennità dell’Annunciazione del 25 marzo e la loro missione di garantire che ogni vita umana sia accolta, amata e protetta. Per questo motivo, i movimenti pro-vita in molti paesi hanno celebrato la Giornata del Bambino Non Nato il 25 marzo.

La Giornata del Bambino Non Nato è stata celebrata ufficialmente per la prima volta in Argentina nel 1999. (Tragicamente, all’inizio di quest’anno l’Argentina ha legalizzato l’aborto. Quanto più significativo e urgente è questo giorno per i nostri fratelli argentini quest’anno! Ricordiamoci di pregare specialmente per loro questo 25 marzo).

Sotto il pontificato di Papa San Giovanni Paolo II, questa ricorrenza si diffuse in vari altri paesi, diventando un giorno per onorare il valore e la dignità di ogni persona umana dal momento del concepimento, come anche un giorno di commemorazione per quei bambini non nati che hanno perso la vita a causa della violenza e del crimine dell’aborto.

Questa celebrazione ci ricorda che gli esseri umani, fatti a immagine di Dio, possiedono qualcosa che nessun’altra creatura (eccetto gli angeli) può vantare – il potenziale per una profonda amicizia con Dio. La persona umana, inoltre, gode di una dignità che supera di gran lunga quella di qualsiasi altra creazione di Dio. Questa dignità ha un valore incomparabile; è innata e immutabile; non può mai essere completamente cancellata, sia attraverso il peccato che attraverso qualsiasi altra disgrazia come la malattia, la debolezza, la povertà, la schiavitù o la violenza.

Tragicamente, oggi, le atrocità contro la dignità umana sono vividamente manifeste nei mali dell’aborto, dell’infanticidio, dell’eutanasia e della ricerca sulle cellule staminali embrionali. Molti nella società si accostano alla vita nascente con totale indifferenza, ignorando e rifiutando intenzionalmente l’inalienabile dignità umana del bambino in via di sviluppo. Inoltre, l’embrione umano, il più vulnerabile della nostra specie, è spesso trattato come una merce, considerato come un mero oggetto per la ricerca e il progresso medico e scientifico (un’industria multimiliardaria). Un bambino non ancora nato, tuttavia, non è solamente un grumo di tessuti o un grumo di cellule o un “quello là” o una “cosa”, ma piuttosto dal momento del concepimento, un bambino o una bambina di valore incomparabile, una persona umana unica, da amare, rispettare e difendere.

Papa San Giovanni Paolo II in occasione dell’inaugurazione della Giornata del Bambino Non Nato, il 25 marzo 1999, disse: “La Chiesa cattolica vede negli attacchi contro la vita umana una grave offesa al Creatore (cfr. Gaudium et Spes). In questo senso, non ho risparmiato sforzi per proclamare il valore e il carattere inviolabile della vita”.

Il Santo Padre ha pronunciato questo messaggio nella Basilica di Guadalupe, dove l’immagine miracolosa di Nostra Signora di Guadalupe raffigura la Beata Vergine in dolce attesa del Bambino Gesù. Nell’occasione disse di voler lanciare un appello “per bandire per sempre ogni attacco contro la vita e per esprimere allo stesso tempo la speranza che ‘il continente della speranza’ sia anche il continente della vita… una vita che sia degna per tutti! … Esprimo il mio augurio che la celebrazione della ‘Giornata del Bambino Non Nato’ favorisca una scelta positiva a favore della vita e lo sviluppo di una cultura in questa direzione che assicuri la promozione della dignità umana in ogni situazione”.

Ecco, quindi, alcuni modi concreti in cui i pro-vita possono celebrare la Giornata del Bambino Non Nato:

– Adottare spiritualmente un bambino che deve nascere e pregare per lui/lei e per la madre del bambino per nove mesi

– Organizzare marce per la vita o processioni recitando il Rosario nei pressi dei centri per l’aborto o degli edifici governativi

– Organizzare una raccolta di fondi per gruppi pro-vita o centri di sostegno alla gravidanza

– Offrire una messa o una veglia di preghiera per la vita

– Organizzare un sit-in per la vita nella vostra città

– Pregare davanti un centro dove si praticano gli aborti

– Ospitare una serata di film pro-vita

– Distribuire letteratura pro-vita nella vostra chiesa

– Fare il volontario in un centro di aiuto alla vita

– Allestire un “cimitero degli innocenti” da qualche parte nella vostra città per testimoniare tutte le vite perse a causa dell’aborto

– Organizzare la costruzione di un monumento commemorativo per i non nati nella vostra chiesa

Spero che vi unirete a me nel celebrare questa grande solennità della Chiesa cercando qualche modo per aiutare i nostri fratelli e sorelle più piccoli e indifesi. In questo Anno di San Giuseppe, chiediamo a San Giuseppe la sua intercessione affinché la vita sia accolta, amata, rispettata, servita e difesa.

℣. San Giuseppe, custode della vita umana e della sua intrinseca dignità, dal concepimento alla morte naturale, prega per noi.

℟. Amen.

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