Il DDL Cirinnà e la verità sull’omosessualità

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Di Mons. Ignacio Barreiro. In questi tempi in Italia è in discussione il disegno di legge Cirinnà del 6 ottobre 2015 e relative modifiche nei primi mesi del 2016. Disegno di legge che è già passato al Senato (con modalità dubbie e antidemocratiche) e aspetta di essere discusso alla Camera dei Deputati. Oggetto di tale disegno di legge, è la “regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”. Non è la prima volta che in Italia si tenta di legiferare in tale senso, avendo già passate legislature intrapreso invano iniziative analoghe (PACS, DICO).Data la particolare gravità della situazione e l’ossessivo martellamento mediatico che ha generato tanta confusione, è oggi più che mai necessario fare chiarezza sugli insegnamenti immutabili della Chiesa sull’omosessualità.

La Chiesa ha sempre insegnato che gli atti omosessuali costituiscono un gravissimo disordine morale e che anche solo un’inclinazione di questo tipo è disordinata perché è un male in se stessa; un’inclinazione che, se non è acconsentita e assecondata, non è un disordine morale. Ma l’esistenza in sé di questa inclinazione indica una patologia perché è un’inclinazione che non si dovrebbe trovare nella persona. La normalità è che una persona provi un’attrazione sessuale corrispondente al suo corpo di uomo o di donna verso una persona del sesso opposto; quando ciò non avviene, c’è una situazione patologica. Il problema contemporaneo è che questo dato che dovrebbe essere evidente, viene contestato come una delle conseguenze della rivoluzione contro la verità oggettiva e contro la legge naturale universale che si trova inscritta nel cuore e nella mente di ogni persona e che è conoscibile attraverso il retto uso della ragione. Gli stati moderni che sorgono come conseguenza di questa visione rivoluzionaria, non si basano sul bene comune e sulla verità oggettiva, ma su un culto demagogico della libertà intesa in forma negativa, dando consacrazione legale a qualsiasi pretesa che la maggioranza del corpo elettorale desideri per il cangiante gioco delle maggioranze politiche. Una prova di questo lo vediamo nella legislazione “permissiva” (divorzio, aborto, eutanasia, etc.) di tanti paesi sulle due sponde dell’Oceano Atlantico, che spesso considerano “diritti” della persona qualsiasi suo desiderio, anche di quello che, dimenticando la responsabilità degli atti della persona medesima, porta a commettere injuria verso esseri innocenti. La conseguenza di questa visione volontaristica emerge con chiarezza nell’ideologia del genere che sorge in ambienti femministi ma serve anche per giustificare la condotta omosessuale. L’ideologia del genere rifiuta la determinazione che proviene dal sesso biologico e sostiene che la mascolinità o la femminilità sono determinate dalla cultura. Un corollario di questa teoria sarebbe che la persona umana potrebbe scegliere il suo genere e dunque potrebbe optare per qualsiasi orientamento sessuale. Il risultato di questa rivoluzionaria costruzione teorica è dunque negare che l’inclinazione omosessuale sia una patologia e che in molti casi possa essere guarita.

La condotta omosessuale è stata annoverata tradizionalmente fra i peccati che gridano vendetta al cielo, insieme con l’omicidio volontario, l’oppressione dei poveri e la defraudazione dello stipendio dell’operaio. San Tommaso D’Aquino spiega che, poiché nel vizio contro natura si trasgredisce ciò che è determinato secondo la natura nell’uso della sessualità, ne consegue che questo è il peccato più grave contro il retto uso della sessualità. L’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e sulla complementarità dei sessi ripropone una verità evidenziata dalla retta ragione e riconosciuta come tale da tutte le grandi culture del mondo. Nerone a causa delle sue “nozze omosessuali” scandalizzò i suoi contemporanei che erano sicuramente più indulgenti degli ebrei e dei cristiani nei riguardi di queste aberrazioni. Nessuna ideologia può cancellare dallo spirito umano la certezza secondo la quale esiste matrimonio soltanto tra due persone di sesso diverso. Questo è stato evidente anche per la società occidentale fino ai nostri giorni. Nella misura in cui l’occidente ha cominciato a distaccarsi dal diritto naturale, si è legalizzata dappertutto in Europa la legittimità dei rapporti omosessuali. Una delle tragiche innovazioni dei nostri giorni, dopo che si è cercato di giustificare tantissimi gravi disordini morali come il divorzio, l’aborto e l’eutanasia, è che adesso si cerca di dare diritto di cittadinanza alla omosessualità. Le relazioni omosessuali, come sottolinea il documento Persona humana della Congregazione per la Dottrina della Fede, “sono condannate nella sacra scrittura come gravi depravazioni e presentate, anzi come la funesta conseguenza di un rifiuto di Dio.” Questo documento dopo aggiunge che ciò “attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati.” In questo documento si fa un riferimento esplicito a diversi brani delle lettere di San Paolo. Inoltre ci dobbiamo ricordare che nell’Antico Testamento la condanna agli atti omosessuali è fortissima e la Chiesa non ha mai considerato questa condanna abrogata. Si deve soltanto ricordare che le punizioni previste nell’Antico Testamento non sono più applicabili perché queste sono sempre legate alle decisioni della società politica. Ma la condanna di queste azioni rimane e non è inutile ricordare che la punizione di Dio sarà per certo più dura di quella umana o di quella che possa imporre una società politicamente organizzata. La stessa condanna morale si ritrova in molti scrittori ecclesiastici dei primi secoli ed è stata accettata dalla Tradizione cattolica all’unanimità.

Dovrebbe essere evidente per qualsiasi persona che utilizzi la retta ragione che: “Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale.” Quando lo Stato assume una politica di tolleranza di fatto su queste unioni in assenza di una legge che esplicitamente concede un riconoscimento legale a tali forme di vita, si deve smascherare con forza l’uso strumentale o ideologico che si può fare di tale tolleranza. Essa non toglie a nessuna persona di buon senso il diritto di affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione. Allo stesso tempo esiste l’obbligo di richiamare lo Stato alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo la moralità pubblica e, soprattutto, che non si espongano i giovani ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, fatto che li priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso. A coloro che a partire da questa tolleranza vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall’approvazione o dalla legalizzazione del male stesso.

Il compito della legge civile è certamente più limitato rispetto a quello della legge morale, ma la legge civile non può entrare in contraddizione con la retta ragione senza con ciò perdere la forza di obbligare la coscienza e dunque perdere la propria natura di legge. Una legge che sovverte l’ordine naturale non soltanto reca gravi danni all’uomo e alla società, ma anche causa gravi danni alla credibilità integrale del sistema giuridico di una nazione. Le legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali sono contrarie alla retta ragione perché conferiscono garanzie giuridiche simili a quelle dell’istituzione matrimoniale, all’unione tra due persone dello stesso sesso. Con legislazioni di questo tipo lo Stato viene meno al dovere di promuovere e tutelare un’istituzione essenziale per il bene comune qual è il matrimonio.

L’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali è una mostruosità. Basti pensare che cosa significa per dei bambini, l’accettare sin dalla loro più tenera età, per il processo di educazione che si riceve attraverso la vita quotidiana, un fatto che è in palese contraddizione con l’ordine morale. Questi bambini in certi paesi sono inseriti tramite le adozioni, in altri attraverso diverse pratiche di fecondazione artificiale che sono totalmente ripugnanti alla morale e al buon senso. Permettere a una coppia omosessuale di prendersi cura di bambini sotto qualsiasi titolo giuridico, causa a tali bambini un enorme danno tanto morale quanto psicologico.

Tutte le persone di buon senso sono in grado di riconoscere che la società deve la sua sopravvivenza alla famiglia fondata sul matrimonio. La conseguenza inevitabile del riconoscimento legale delle unioni omosessuali è la ridefinizione del matrimonio, che perde l’essenziale riferimento ai fattori collegati all’eterosessualità, come ad esempio il compito procreativo ed educativo. Se dal punto di vista legale il matrimonio tra due persone di sesso diverso fosse solo considerato come uno dei matrimoni possibili, il concetto di matrimonio subirebbe un cambiamento radicale, con grave detrimento del bene comune. Se lo stato colloca l’unione omosessuale su un piano giuridico analogo a quello del matrimonio o della famiglia, agisce arbitrariamente ed entra in contraddizione con i propri doveri.

Si deve rifiutare anche la pretesa di dare a queste unioni lo status giuridico di coppie di fatto. Uno dei tanti problemi della cosiddetta legge 40, sulla fecondazione assistita approvata nel febbraio 2004, è che per la prima volta si riconoscono alle coppie di fatto diritti analoghi a quelli riconosciuti alle coppie coniugate. La norma contenuta nell’art. 5 della legge che permette l’accesso alla fecondazione artificiale alle coppie di fatto, costituisce una grave violazione del diritto naturale di nascere in una famiglia formata secondo natura.
Si deve distinguere fra la pratica degli atti omosessuali e le tendenze omosessuali che alcune persone possono avere. In sé questa tendenza è sempre disordinata e patologica. Perciò si deve rifiutare la propaganda dei gruppi omosessuali che la considerano una condizione normale. Questa propaganda è particolarmente grave nei riguardi di alcuni adolescenti che hanno un certo grado di indeterminazione sessuale e che possono essere indotti a fare una scelte sbagliate nelle loro vite. Come ha sottolineato il vescovo Juan Antonio Reig Pla, Presidente della Subcommissione di Famiglia e Vita della Conferenza Episcopale Spagnola, una moltitudine di psicologi e psichiatri affermano per propria esperienza che si può guarire dall’inclinazione omosessuale.

Nel suo ultimo libro, “Memoria e Identità” San Giovanni Paolo II, denunciava le forti pressioni del Parlamento Europeo affinché già allora le unioni omosessuali fossero riconosciute come forma alternativa di famiglia, a cui competerebbe anche il diritto di adozione. In seguito egli pone la domanda retorica, valida oggi come allora, se non si fosse scatenata una nuova ideologia del male, “che tenta di sfruttare, contro l’uomo e contro la famiglia, perfino i diritti dell’uomo.” A questa domanda del Santo Padre è doveroso rispondere in modo affermativo. Tutti noi sappiamo che uno degli argomenti utilizzati per giustificare le pretese degli omosessuali è una erronea nozione dell’uguaglianza. Essi sostengono che è negato loro il diritto al matrimonio e per questo si sentono discriminati. Ma ciò non corrisponde a verità perché essi pretendono di formare un’unione che non potrà mai essere equiparata al matrimonio.

Diversi gruppi di pressione omosessuale sono mobilitati per ottenere il riconoscimento pubblico alla loro deviazione. In molti paesi Europei è già un reato assumere un atteggiamento critico verso il loro stile di vita. Ciò viene definita, con un orrendo neologismo, “omofobia”. La promulgazione in diversi paesi di leggi volte a tutelare i cosiddetti “orientamenti sessuali” è particolarmente grave per diverse ragioni, tra esse il fatto che simili “leggi” sono una seria minaccia alla libertà di espressione e a quella di religione. È importate ricordare che non è mai lecito discriminare gli omosessuali in quanto persone, ma è moralmente lecito e perfino obbligatorio fare tutto il possibile per distoglierli dalla loro stile di vita e far sì che la pratica di tale stile di vita sia scoraggiata. Qualsiasi persona che utilizzi la retta ragione non può mai perdere il diritto di criticare questa scelta immorale di vita come qualsiasi altra forma di vita contraria alla morale. Come ricordava l’allora Cardinal Ratzinger in un’intervista, in Svezia, un pastore luterano, che aveva predicato contro la pratica dell’omosessualità partendo ad un brano della Scrittura, è finito in carcere per un mese. In seguito il Pastore Green è stato assolto in appello. Non di meno questa persecuzione giudiziale è un grave segnale di avvertimento.

La Chiesa insegna con chiarezza quali siano i doveri dei membri della società politica e dei dirigenti politici: “Se tutti i fedeli sono tenuti ad opporsi al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, i politici cattolici lo sono in particolare, nella linea della responsabilità che è loro propria. In presenza di progetti di legge favorevoli alle unioni omosessuali, sono da tener presenti le seguenti indicazioni etiche. Nel caso in cui si proponga per la prima volta all’Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale.”

In conclusione è doveroso per un Cattolico e per ogni persona che riconosca l’esistenza di una legge naturale oggettiva, opporsi al riconoscimento legale delle unioni di persone dello stesso sesso e anche a qualsiasi riconoscimento di “diritti” collegati a una determinata scelta o orientamento sessuale.

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