Dove sono finiti tutti i cattolici?
Di padre Shenan J. Boquet da www.hli.org, originale in inglese
«La famiglia cristiana, che è veramente una “Chiesa domestica”, ha sempre offerto e continua a offrire condizioni favorevoli alla nascita delle vocazioni. Poiché oggi la realtà della famiglia cristiana è minacciata, occorre attribuire grande importanza all’azione pastorale a favore della famiglia, affinché le famiglie stesse, accogliendo generosamente il dono della vita umana, possano essere “per così dire, un primo seminario”, nel quale i bambini imparino fin dall’inizio la pietà, la preghiera e l’amore per la Chiesa».
― Papa San Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis, 1992
Come può sopravvivere una diocesi quando celebra più funerali di quanti battesimi amministri?
È questa la domanda sollevata da una recente e impressionante analisi dei dati pubblicata da The Pillar. Come riferisce The Pillar, l’Arcidiocesi di Detroit si prepara a chiudere e accorpare alcune parrocchie. Nell’ambito di questo processo, ha pubblicato un dettagliato dossier statistico relativo a ciascuna delle sue parrocchie. L’analista Brendan Hodge ha esaminato quei numeri. E il quadro che ne emerge è drammatico.
Nel 2019, l’Arcidiocesi di Detroit ha registrato 1,2 funerali per ogni battesimo di un neonato. Delle sue 209 parrocchie, soltanto 75 hanno battezzato più persone di quante ne abbiano seppellite. In 47 parrocchie si sono registrati più di tre funerali per ogni battesimo. Sette parrocchie non hanno registrato neppure un battesimo. Come riconoscono gli stessi documenti dell’arcidiocesi, «la nostra diocesi sta invecchiando, non ringiovanendo».
Come osserva The Pillar, sarebbe facile attribuire tutto questo al declino della Rust Belt: alle fabbriche che hanno chiuso e alle famiglie che si sono trasferite in altri Stati. Ma i dati raccontano una storia diversa. La popolazione residente entro i confini dell’arcidiocesi è cresciuta leggermente tra il 2000 e il 2024, passando da 4,3 a 4,4 milioni di abitanti. Nello stesso periodo, però, il numero dei cattolici registrati è crollato da 1,4 milioni a circa 900.000.
In una domenica media, circa 139.000 cattolici partecipano alla Santa Messa in un’arcidiocesi le cui chiese potrebbero accogliere quasi mezzo milione di persone. E la partecipazione diminuisce di circa il 4 per cento ogni anno.
I sondaggi indicano generalmente che circa il 30 per cento dei cattolici americani partecipa alla Messa ogni settimana. I conteggi effettivi effettuati a Detroit, invece, collocano la percentuale tra il 14 e il 17 per cento dei cattolici registrati. Nel frattempo, dal 2010 l’arcidiocesi ha registrato in media appena quattro ordinazioni sacerdotali all’anno. Poco più della metà dei suoi sacerdoti in attività ha meno di 60 anni e si prevede che il numero complessivo dei sacerdoti scenderà da 224 a 134 entro il 2034.
I sacerdoti di Detroit celebrano già quasi tre Messe ciascuno ogni fine settimana. Se le tendenze attuali continueranno, quel numero potrebbe arrivare a cinque.
Anche i conti economici non sono incoraggianti. La parrocchia media dell’arcidiocesi con meno di 250 fedeli presenti alla Messa domenicale ha chiuso l’ultimo esercizio finanziario in perdita, nonostante i fedeli delle piccole parrocchie contribuiscano, pro capite, in misura considerevolmente maggiore rispetto a quelli delle parrocchie più grandi.
Non è solo una storia di Detroit
Purtroppo, non si tratta soltanto di Detroit.
In 58 diocesi degli Stati Uniti, i funerali superano ormai i battesimi dei neonati. L’Arcidiocesi di Detroit è semplicemente quella che ha reso pubblici i propri dati in modo così dettagliato.
Questa primavera, la Diocesi di St. Cloud, in Minnesota, ha annunciato un piano per accorpare le sue 131 parrocchie in appena 48 raggruppamenti parrocchiali: una riduzione di quasi due terzi, senza precedenti nello Stato. Il motivo è ormai familiare: la popolazione cattolica di St. Cloud è scesa dal picco di 154.000 fedeli a circa 110.000, mentre il numero dei sacerdoti è passato dai 189 degli anni Sessanta agli 81 di oggi.
Diocesi da Pittsburgh a St. Louis hanno affrontato riorganizzazioni altrettanto dolorose.
E in molte di queste diocesi ci sono sempre meno sacerdoti disponibili per amministrare i sacramenti. Quest’anno, 36 diocesi americane non avevano in programma neppure una ordinazione sacerdotale. Nessuna.
I responsabili della Chiesa rispondono a questa situazione con accorpamenti, “ridimensionamenti” e piani strategici. In parte, è inevitabile. Non si possono riscaldare edifici vuoti con le sole buone intenzioni.
The Pillar ha sintetizzato così il compito che oggi attende molte diocesi del Nord-Est e del Midwest: «evangelizzare l’85 per cento dei cattolici che normalmente non partecipano alla Messa domenicale, e farlo con meno risorse: meno chiese, meno sacerdoti e meno denaro».
Ma nei documenti di pianificazione manca quasi sempre la domanda fondamentale: dove sono finiti tutti i cattolici?
La risposta, in larga misura, è dolorosamente semplice.
Non sono mai nati.
Le vocazioni nascono nelle famiglie unite
Ed è qui che entra in gioco il secondo documento sul quale vorrei richiamare la vostra attenzione questa settimana: il rapporto annuale sulla classe degli ordinandi del 2026, preparato per i vescovi degli Stati Uniti dal Center for Applied Research in the Apostolate (CARA) della Georgetown University.
Ogni anno, il CARA conduce un’indagine tra gli uomini che si apprestano a essere ordinati sacerdoti. Il rapporto di quest’anno contiene dati che dovrebbero essere letti in ogni curia degli Stati Uniti.
Primo dato: l’88 per cento degli ordinandi di quest’anno è cresciuto con la propria madre e il proprio padre, sposati e conviventi. Il 97 per cento è stato cresciuto dai propri genitori biologici. Soltanto il 5 per cento proviene da famiglie segnate dalla separazione o dal divorzio. E questo in un Paese nel quale la disgregazione familiare è diventata un fenomeno estremamente diffuso.
Secondo dato, ancora più significativo: in media, ogni ordinando ha tre fratelli o sorelle. Il sacerdote americano tipico ordinato quest’anno, dunque, è cresciuto in una famiglia di quattro figli, in un Paese in cui il tasso di fertilità è sceso a 1,57 figli per donna. Un ordinando su dieci proviene da una famiglia di sei o più figli.
Negli ultimi quindici anni, le famiglie numerose hanno fornito in genere circa un quinto di tutti gli ordinandi. Quest’anno, invece, la proporzione è scesa a uno su dieci. Man mano che la grande famiglia cattolica scompare, si restringe anche il bacino familiare che, quasi silenziosamente, ha sostenuto il sacerdozio.
La conclusione appare evidente. Le vocazioni nascono più facilmente in famiglie in cui il matrimonio è stabile, la preghiera fa parte della vita quotidiana e i figli sono accolti con generosità. Meno matrimoni e famiglie più piccole significano meno sacerdoti. Meno sacerdoti e meno battesimi significano parrocchie che chiudono.
Il futuro della Chiesa è sostenuto, in misura sproporzionata, proprio da quel tipo di famiglia che la nostra cultura tende a scoraggiare o a considerare superata.
L’enciclica che ci siamo rifiutati di ascoltare
È significativo tornare su questi due documenti proprio in questi giorni, nei quali abbiamo recentemente ricordato l’anniversario di una delle encicliche più contestate e, al tempo stesso, più importanti del XX secolo.
Il 25 luglio sono trascorsi 58 anni dalla pubblicazione della Humanae vitae di Papa San Paolo VI, con la quale egli riaffermò l’insegnamento costante della Chiesa sul matrimonio e sulla trasmissione della vita e mise in guardia, con sorprendente lucidità, dalle conseguenze che avrebbe prodotto l’accettazione generalizzata della contraccezione.
Nei paragrafi conclusivi dell’enciclica, Papa San Paolo VI rivolse ai suoi fratelli nell’episcopato un’esortazione molto precisa:
«Vi esortiamo a dare l’esempio ai vostri sacerdoti, che vi assistono nel sacro ministero, e ai fedeli delle vostre diocesi, e a dedicarvi con tutto lo zelo e senza indugio alla salvaguardia della santità del matrimonio, per orientare la vita coniugale verso la sua piena perfezione umana e cristiana. Considerate questa missione come una delle vostre più urgenti responsabilità nel momento presente» (n. 30).
Per quasi sessant’anni, salvo eroiche eccezioni, l’esortazione del Santo Padre è stata in larga misura ignorata. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i cattolici ricorrono alla contraccezione quasi nella stessa misura dei loro concittadini non cattolici e molti di loro non hanno mai ascoltato una spiegazione dell’insegnamento della Chiesa dal pulpito, tanto meno ne hanno sentito parlare come di una via verso la gioia.
Papa San Giovanni Paolo II ha mostrato come dovrebbe essere una simile predicazione. Durante il suo pellegrinaggio in Irlanda nel 1979, parlando a Limerick, rivolse alle coppie un appello diretto:
«Il matrimonio deve comprendere l’apertura al dono dei figli. La generosa disponibilità ad accogliere i figli da Dio come dono del vostro amore è il segno distintivo della coppia cristiana. Rispettate il ciclo della vita donato da Dio, perché questo rispetto fa parte del rispetto che dobbiamo a Dio stesso, che ha creato l’uomo e la donna a sua immagine, riflettendo il suo amore vivificante nella stessa realtà della loro sessualità».
Quando San Giovanni Paolo II pronunciò quelle parole, oltre il 90 per cento dei cattolici irlandesi partecipava alla Messa domenicale: una delle percentuali più alte del mondo. L’Irlanda non ha ascoltato.
Oggi la partecipazione settimanale alla Messa è crollata a circa un terzo dei cattolici; i seminari sono quasi vuoti; quattro diocesi sono state accorpate, con la prospettiva di ulteriori accorpamenti; e l’Irlanda ha approvato per referendum costituzionale il matrimonio tra persone dello stesso sesso e, successivamente, ha modificato la propria Costituzione in materia di aborto.
I banchi vuoti delle chiese di Detroit mostrano che cosa può accadere, due generazioni più tardi, quando il messaggio della Humanae vitae non viene né predicato né accolto.
Matrimonio e famiglia: una meravigliosa avventura
Ciò di cui la Chiesa ha bisogno, molto più di una strategia di consolidamento più efficace, è un annuncio rinnovato, gioioso e senza vergogna della bellezza del matrimonio e della vita familiare.
Come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, «la sessualità si realizza in modo veramente umano solo se è parte integrante dell’amore con cui l’uomo e la donna si impegnano totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte» (n. 2361).
Questo dono totale di sé è per sua natura aperto alla vita, e le famiglie fondate su tale dono costituiscono la “Chiesa domestica”: quella che la Chiesa definisce la «prima e vitale cellula della società», il terreno nel quale possono germogliare anche le altre vocazioni.
San Giovanni Paolo II ha condensato tutto questo in una sola frase nella Familiaris consortio: «Il futuro dell’umanità passa attraverso la famiglia» (n. 86).
E potremmo aggiungere: anche il futuro della Chiesa passa attraverso la famiglia.
Papa Leone XIV lo comprende bene. Ha definito la famiglia «la culla del futuro dell’umanità». E durante un’udienza generale dello scorso novembre ha celebrato la «meravigliosa avventura» della maternità e della paternità, esortando le coppie: «Non abbiate paura di accogliere e difendere ogni bambino concepito. Proclamate e servite il Vangelo della vita. Dio è amante della vita. Perciò proteggetela sempre con cura e amore».

Proclamare la bellezza del matrimonio e della famiglia è al centro della missione di HLI. Dopo essere rimasta incinta al di fuori del matrimonio, Honorine si è rivolta insieme a Eric a HLI Rwanda per ricevere sostegno e orientamento. Grazie alla generosità dei donatori di HLI, hanno scelto di accogliere la vita del loro figlio Noel e hanno ricevuto la consulenza e la preparazione al matrimonio che li hanno aiutati ad abbracciare la vocazione matrimoniale.
Cari fratelli sacerdoti: predicate la Humanae vitae
Permettetemi dunque di rivolgere una parola ai miei fratelli sacerdoti: predicate la Humanae vitae.
Predicatela con fiducia e con compassione. Abbiate fiducia nei vostri fedeli e annunciate loro tutta la verità.
Papa San Paolo VI stesso ne indicò la ragione: «È un’insigne manifestazione di carità verso le anime il non omettere nulla della dottrina salvifica di Cristo» (n. 29).
Il rinnovamento richiederà anche una preparazione al matrimonio che presenti realmente l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione e il dono della pianificazione familiare naturale, anziché aggirare prudentemente questi temi; richiederà omelie che presentino la Humanae vitae come una buona notizia e non come qualcosa di cui vergognarsi; e richiederà pastori capaci di celebrare pubblicamente ogni nuova vita e ogni battesimo.
È precisamente questo, tra l’altro, il lavoro al quale HLI si dedica da oltre cinquant’anni in più di cento Paesi: difendere la vita attraverso il rinnovamento della famiglia.

E a ogni coppia sposata che sta leggendo queste parole vorrei dire questo: i dati di Detroit sono drammatici, ma voi potete contribuire a cambiare questa storia.
Accogliete la vita con generosità. Insegnate ai vostri figli a pregare. E non meravigliatevi se Dio dovesse chiamare uno di loro al Suo altare.
Preghiamo dunque per l’Arcidiocesi di Detroit e per ogni diocesi che sta attraversando il difficile cammino del consolidamento. E preghiamo ancora più intensamente per una nuova primavera della vita familiare cattolica, affinché la prossima generazione di responsabili della Chiesa si trovi ad affrontare un problema molto diverso: dove trovare posto per tutti quei bambini.
Le culle vuote hanno prodotto banchi vuoti.
Con la grazia di Dio, le culle piene potranno tornare a riempirli.
Human Life International

