L’erosione del matrimonio

Di Donald DeMarco  (Fonte: www.ncregister.com)

 

Disconoscere la forma oggettiva, radicata nella natura, del matrimonio apre le porte a ridefinizioni arbitrarie.

 

Viene ormai dato per scontato dalla maggior parte della gente che la questione del matrimonio tra persone dello stesso sesso sia essenzialmente una questione di diritti civili. Pertanto, qualsiasi obiezione ad esso, indipendentemente da quanto ragionevole, è vista come una forma di discriminazione o addirittura di bigottismo.

La questione fondamentale, tuttavia, non ha nulla a che fare con i diritti civili, ma con la domanda se un contratto tra persone dello stesso sesso sia veramente un matrimonio. Quello che è stato superficialmente tralasciato, è comprendere la natura del matrimonio.

Chi è alla ricerca di un’esposizione chiara, ragionevole e oggettiva della natura del matrimonio potrebbe dare una letta a “What Is Marriage” (collegamento qui: Testo di “What Is Marriage”) di Robert George e altri, apparsa nell’Harvard Journal of Law & Public Policy. Gli autori sostengono: “Il matrimonio è l’unione di un uomo e di una donna che si impegnano in modo permanente ed esclusivo l’uno con l’altra; la coppia adempie il suo fine (intrinsecamente) naturale generando e allevando insieme i figli. Gli sposi suggellano (consumano) e rinnovano la loro unione con gli atti coniugali – atti che costituiscono la parte concreta del processo riproduttivo, che quindi li unisce in un’unità riproduttiva” (traduzione nostra).

Questa definizione provvisoria contiene diversi elementi che sono stati respinti, non dalla Chiesa Cattolica, ma da molti singoli Cattolici e dal mondo secolarizzato in generale. La nozione di unione “permanente” è stata rifiutata a causa della diffusa accettazione del divorzio. Il fatto che l’unione debba essere “esclusiva” è violato nella nostra società permissiva da numerose infedeltà coniugali.

L’aborto è nemico del “generare” figli. Infine, la contraccezione e la sterilizzazione non sono coerenti con l’atto coniugale con il quale i coniugi “suggellano” o “consumano” la loro unione.

Il divorzio, l’infedeltà, l’aborto, la contraccezione e la sterilizzazione hanno aperto una voragine nella natura del matrimonio, lasciandolo come un guscio relativamente vuoto e rendendolo passibile di essere occupato da un contratto che non è il matrimonio. Per analogia, è molto simile al granchio eremita, che occupa un guscio vuoto per farsi una nuova casa accogliente. Il granchio non si costruisce una propria casa naturale e sfrutta l’opportunità di occupare l’ex casa di un animale il cui guscio è ormai vuoto. Quando Roma ha perso la sua forza morale interiore, fu invasa e occupata dai barbari.

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La società ha perso il senso di quello che è nella sua essenza il matrimonio, avendolo erroneamente interpretato nel modo in cui oggi è comunemente vissuto. Pertanto, una falsa rappresentazione ha oscurato quella autentica. È un fenomeno simile alla legge di Gresham in economia, per cui la moneta cattiva scaccia quella buona. Un determinato cristiano può essere un misero esempio di Cristo, ma non dovrebbe essere visto come un suo accettabile rappresentante.

Un modo fondamentale per ripristinare l’immagine autentica del matrimonio è attraverso l’esempio di sposi che riflettano veramente la sua natura. La Chiesa Cattolica è consapevole sia dell’importanza che della difficoltà di contribuire a far sì che ciò avvenga. Cercare di far diventare per gli sposi il matrimonio “più facile” imitando gli stili di vita secolari, tuttavia, si rivelerà controproducente. Eppure non c’è quasi nulla di più importante per il bene della società che riedificare ciò che per essa è fondamentale ossia il matrimonio e la famiglia, nella loro autenticità.

Il matrimonio è qualcosa nel quale un uomo e una donna entrano. È qualcosa che li precede. Non è un accordo che procede da loro, secondo le loro preferenze private. È un’alleanza più che un contratto.

Due filosofie dominanti sono perniciose per il matrimonio nella sua essenza. Una è il relativismo, il quale sostiene che il valore di qualsiasi cosa non è inerente all’oggetto ma risiede nel modo in cui mi relaziono con esso. Quindi, il matrimonio può essere ridefinito per adattarsi ai miei gusti. Il secondo è il decostruttivismo, secondo cui nozioni come “uomo”, “donna” e “matrimonio” sono state formulate arbitrariamente e quindi possono essere facilmente decostruite e ricostruite.

Queste due filosofie, tuttavia, hanno implicazioni molto più ampie della sola influenza negativa sul matrimonio. Perdere di vista la natura oggettiva delle cose e distruggere tutto nell’errata convinzione che tutto sia il frutto di una costruzione falsa, comporta conseguenze disastrose per la società nel suo complesso. Queste filosofie gemelle spianano la strada al nichilismo.

L’importanza del vero matrimonio per la società è ben espressa da Edmund Burke: “La religione cristiana, riservando il matrimonio alle coppie e rendendo la relazione indissolubile, ha fatto, con queste due decisioni un passo verso la pace, la felicità, la stabilità e la civilizzazione del mondo, maggiore che da qualsiasi altra parte, nel progetto complessivo della saggezza divina”.

 

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Donald DeMarco

 

Donald DeMarco è membro senior di Human Life International, professore emerito presso la St. Jerome University di Waterloo (Ontario), e professore aggiunto presso l’Holy Apostles College and Seminary di Cromwell (Connecticut).

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