Introduzione all’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione

HLI Educational Series

La maggior parte dei Cattolici rifiuta l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione,

non perché l’abbiano valutato attentamente,

ma perché non hanno mai dovuto farlo.

 

Quando qualcuno sente dire che la Chiesa Cattolica ha un insegnamento sulla contraccezione, una risposta comune è “Perché?” Visto che questo insegnamento fondamentale è così raramente affrontato nelle sedi dove quotidianamente i Cattolici possono ascoltarlo ed prenderlo in considerazione, c’è una diffusa ignoranza, e quindi un rifiuto, dell’insegnamento della Chiesa.

Questo insegnamento risale a molti secoli fa, ma è stato ripetuto e ampliato da Paolo VI nell’Humanae vitae nel 1968. In seguito alla confusione costante e al diffuso rifiuto di questo insegnamento, Papa San Giovanni Paolo II ha fatto ulteriormente luce su questa dottrina nella sua enciclica Evangelium vitae e in una serie di udienze del Mercoledì per diversi anni, in seguito note come La Teologia del Corpo. Qui presentiamo una breve introduzione a un insegnamento stupendo che riteniamo, una volta compreso, sarà abbracciato con grande gioia.

 

Perché la Chiesa dice sempre “no?”

La Chiesa ha la solenne responsabilità di difendere la verità e di farlo con carità. Essa ha un grande interesse sia per il bene dei Cattolici che dei non Cattolici, perciò ricerca il “bene comune” di tutti nella società. Il suo insegnamento sulla contraccezione è fatto “nella luce di una visione integrale dell’uomo e della sua vocazione, non solo naturale e terrena, ma anche soprannaturale ed eterna” (Humanae vitae, 7).

Siamo stati creati da Dio e per Dio e la Chiesa propone le verità necessarie per aiutare gli uomini e le donne a vivere questa vita in modo che possano godere della vita eterna con Lui. La Chiesa elargisce i suoi insegnamenti perché ama tutti gli uomini i quali, come ci ricorda la Scrittura, sono resi liberi dalla verità sia in questa vita che in quella successiva.

Nonostante quello che la maggior parte delle persone sente dire sulla dottrina della Chiesa da altre fonti – che si tratta solo di una serie di “no” a tante cose buone – l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione si basa sulla sua dottrina circa la sessualità e il matrimonio, che è innanzitutto un’affermazione di grandi beni alla quale la Chiesa risponde con uno squillante “Sì!”

 

Il vero significato del matrimonio

La Scrittura afferma che il matrimonio non è un’istituzione fatta dall’uomo, ma un’istituzione naturale che è stata divinamente ordinata da Dio. Il matrimonio è la bellissima relazione tra un uomo e una donna che dura per tutta la vita, è esclusivo, ed è aperto alla vita nuova. “È stato sapientemente e provvidenzialmente istituito da Dio creatore per realizzare nell’umanità il suo disegno di amore” e il matrimonio tra i battezzati è stato elevato da Cristo alla dignità di un sacramento (Humanae vitae, 8).

Attraverso il matrimonio, i coniugi arricchiscono la vita l’uno dell’altro grazie all’unione nell’amore e in modo che il loro amore reciproco possa dare origine a una nuova vita. Tutto ciò è espresso in modo molto bello nel Libro della Genesi da Adamo che, vedendo Eva, esclamò: “Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa, perché dall’uomo è stata tolta” (Genesi 2,23) e la nostra comprensione del matrimonio è arricchita ulteriormente dal primo comando di Dio di essere “fecondi e moltiplicatevi” (Genesi 1,28).

 

Cosa insegna la Chiesa sulla contraccezione?

L’atto coniugale è e deve rimanere sempre aperto alla nuova vita, quindi l’unione di coniugi nell’amore coniugale non deve mai essere deliberatamente chiuso alla vita o all’amore. Come spiega Paolo VI, “la chiesa insegna che qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (Humanae vitae, 11). Nel piano divino di Dio l’atto coniugale unisce i coniugi nell’amore e genera una nuova vita. Dio ha stabilito una “connessione inscindibile” tra il fine unitivo e il fine procreativo dell’amore coniugale, quindi quando una coppia rifiuta uno di questi nobili fini della propria unione sessuale, danneggia il suo coniuge e il suo matrimonio, anche se le sue intenzioni sono buone.

Il rapporto con il contraccettivo implica una scelta contro la possibilità di una nuova vita così da prevenire la gravidanza. Esso deliberatamente rende sterile l’atto sessuale all’interno del matrimonio che dovrebbe essere aperto alla vita. La coppia che deliberatamente e con consapevolezza si comporta così commette un peccato mortale.

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La contraccezione è “contro la vita”.

La contraccezione contribuisce ad una cultura della morte creando un mondo in cui i bambini sono considerati un peso sgradito, un ostacolo agli obiettivi personali o, peggio ancora, un nemico da evitare a tutti i costi. Questa negatività verso una nuova vita che è parte integrante della “mentalità contraccettiva”, è il motivo per cui molti bambini concepiti sono considerati un “incidente”, un “imprevisto” o sono “indesiderati”.

San Giovanni Paolo II ha osservato che la contraccezione e l’aborto sono i “frutti di una medesima pianta”. “Di fatto”, egli scrive, “la cultura abortista è particolarmente sviluppata proprio in ambienti che rifiutano l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione” (Evangelium vitae 13). Studi recenti hanno confermato qualcosa che potrebbe sembrare controverso, ma che in realtà era stato previsto dai capi di Planned Parenthood (“Genitorialità pianificata”, la più importante associazione pro aborto del mondo, n.d.t.), qualora la contraccezione avesse ottenuto una maggiore accoglienza: il maggior uso dei metodi contraccettivi non riduce la richiesta di aborti, ma piuttosto provoca l’aumento degli aborti perché l’aborto diventa una sorta di “Piano C” dopo che la donna è rimasta inaspettatamente incinta in seguito agli atti che naturalmente portano alla gravidanza[1]. Questa ignoranza di sé colpisce l’identità della donna e distorce le relazioni tra uomini e donne poiché la sessualità staccata dal suo fine naturale, diventa senza senso e produce l’atteggiamento di chi usa l’altra persona per il proprio godimento.

 

Non si tratta solo di una potenziale nuova vita, ma di amore.

Ricordiamo che Gesù ci ha rivelato sulla Croce che la vera e piena natura dell’amore è l’amore che si dona. I mariti e le mogli sono chiamati a curare l’amore e l’unità nel loro matrimonio. Ogni coppia vuole il matrimonio proprio perché essa desidera ardentemente di amare in modo profondo e pieno. Ma l’amore è più di un sentimento: è una scelta ed è difficile. Invece di rendere l’amore più semplice, la contraccezione in realtà lo fa diventare più difficile.

Ne La teologia del corpo, San Giovanni Paolo II spiega che noi comunichiamo con i nostri corpi. Il rapporto coniugale senza contraccettivo consente ai coniugi di donarsi e accogliersi pienamente l’un l’altro, senza che ci siano barriere, né che si tenga qualcosa per sé sottraendola all’altro. Nei rapporti con il contraccettivo, invece, le coppie rifiutano la fertilità l’uno dell’altro, si proteggono l’uno dall’altro, e rinunciano al dono pieno di sé. San Giovanni Paolo ha sottolineato che “in tal caso l’atto coniugale privo della sua verità interiore, perché privato artificialmente della sua capacità procreativa, cessa anche di essere atto di amore”. (Giovanni Paolo II, Udienza Generale di Mercoledì, 22 agosto 1984). Nel rapporto con il contraccettivo è impossibile il dono completo di sé che le coppie sposate desiderano profondamente. In definitiva, la contraccezione è l’opposto dell’amore.

 

Questo significa che dobbiamo riprodurci come conigli?

Assolutamente no. Seguendo l’insegnamento sulla “paternità responsabile” contenuta in Humanae vitae e nei documenti precedenti della Chiesa, San Giovanni Paolo II ha sottolineato che “Purtroppo su questo punto il pensiero cattolico è sovente equivocato, come se la Chiesa sostenesse un’ideologia della fecondità ad oltranza, spingendo i coniugi a procreare senza alcun discernimento e alcuna progettualità. Ma basta un’attenta lettura dei pronunciamenti del Magistero per constatare che non è così”. (San Giovanni Paolo II, Angelus del 17 luglio 1994) Quando le coppie hanno seri motivi per posticipare la nascita dei figli, possono farlo astenendosi dal rapporto sessuale periodicamente utilizzando la “pianificazione familiare naturale” o “fertilità consapevole”.

I coniugi devono con la preghiera e responsabilmente decidere quando avere figli, pur mantenendo sempre un atteggiamento generoso di apertura ad una nuova vita e all’amore completo.

[Questa risorsa è disponibile come opuscolo di otto pagine in lingua inglese che può essere ordinato dal nostro negozio online. Ordina qui copie tramite il negozio online di HLI.]

 

 

Letture consigliate:

Humanae vitae, Enciclica di Papa Beato Paolo VI.

Evangelium vitae, Enciclica di Papa San Giovanni Paolo II.

La teologia del corpo, insegnamento di Papa San Giovanni Paolo II.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, in particolare 2360 – 2379.

 

 

[1] Dr. Malcolm Potts, Direttore Medico di International Planned Parenthood Federation, nel 1973. Citato in Andrew Scholberg, “The Abortionists and Planned Parenthood: Familiar Bedfellows.” International Review of Natural Family Planning, Winter 1980, pagina 298.

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