Fatima e la «battaglia finale» sul matrimonio

Di padre Shenan J. Boquet da www.hli.org, tradotto dall’inglese

Nel 2008 il cardinale Carlo Caffarra, rivelò che, poco dopo che papa Giovanni Paolo II gli aveva affidato il compito di fondare il Pontificio Istituto per gli Studi sul Matrimonio e sulla Famiglia, aveva scritto a suor Lucia, la veggente di Fatima, chiedendole di pregare per lui. Con sua grande sorpresa, pochi giorni dopo ricevette una lunga risposta da parte di suor Lucia. Nella sua lettera era contenuta questa sorprendente affermazione:

La battaglia finale tra il Signore e il regno di Satana riguarderà il matrimonio e la famiglia.

Suor Lucia offrì però anche parole di incoraggiamento al cardinale Caffarra, che era appena entrato in prima linea in questa battaglia: Non abbia paura, perché chiunque operi per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e osteggiato in ogni modo, perché questa è la questione decisiva.

Suor Lucia concluse: Tuttavia, la Madonna ne ha già schiacciato la testa.

Come non rimanere colpiti da queste parole, al tempo stesso inquietanti e consolanti, quando guardiamo intorno a noi e vediamo che non solo la nostra cultura secolarizzata, ma anche la Santa Madre Chiesa è attraversata da profonde divisioni proprio sulle questioni fondamentali riguardanti il matrimonio e la famiglia?

I nemici di Cristo hanno da tempo rivolto la loro attenzione alla famiglia, riconoscendo che essa, in quanto Chiesa domestica, primo luogo di governo, prima scuola, primo ospedale, prima economia e prima istituzione mediatrice della società, costituisce il principale ostacolo alla loro rivoluzione morale.

Sotto molti aspetti, infatti, la storia dell’ultimo secolo è anche la storia dell’attacco dell’Anticristo alla famiglia: un attacco che sembra raggiungere proprio ora il suo culmine, mentre vediamo il divorzio, la contraccezione, la pornografia, la convivenza e persino il cosiddetto «matrimonio» tra persone dello stesso sesso e il transgenderismo diventare una norma sociale quasi indiscussa.

Per miopia, molti pensano che l’assalto al matrimonio sia iniziato con il tentativo di legalizzare il cosiddetto «matrimonio» tra persone dello stesso sesso. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità! Ciò a cui stiamo assistendo oggi non è altro che il culmine di una rivoluzione iniziata molti, molti decenni fa, molto prima che la maggior parte di noi avesse persino sentito parlare del «matrimonio» omosessuale.

Quando si sente dire che la Madonna, a Fatima, avvertì che gli «errori della Russia» si sarebbero diffusi in tutto il mondo, «provocando guerre e persecuzioni contro la Chiesa», si pensa naturalmente all’ideologia rivoluzionaria, economica e politica dei comunisti, che effettivamente provocò innumerevoli guerre e portò alla morte violenta di milioni e milioni di persone.

Ma non dobbiamo dimenticare che le idee di Marx — che i rivoluzionari russi misero in pratica ed esportarono in tutto il mondo — non erano esclusivamente politiche.

Nel Manifesto del Partito Comunista, Marx affermò chiaramente di considerare la famiglia nucleare uno strumento della borghesia capitalista e di ritenere necessario abolirla per spianare la strada alla rivoluzione. Secondo Marx, la famiglia avrebbe dovuto essere sostituita da una «comunità di donne», cioè da una forma radicale di «amore libero», mentre i bambini avrebbero dovuto essere considerati patrimonio comune ed educati dallo Stato.

L’attacco alla famiglia fu una delle prime azioni intraprese da Vladimir Lenin e dagli altri comunisti dopo la presa del potere in Russia: il matrimonio religioso fu sostituito con quello civile, il divorzio venne praticamente legalizzato su richiesta e l’educazione fu posta nelle mani dello Stato.

Nel 1926, un giornalista di The Atlantic visitò l’Unione Sovietica e denunciò le conseguenze devastanti di queste innovazioni: un aumento catastrofico dei divorzi — in molti casi avviati da uomini che abbandonavano ripetutamente donne giovani e vulnerabili — così come degli aborti, che in precedenza erano un fenomeno quasi sconosciuto in Russia, e del numero di bambini abbandonati.

L’articolo di The Atlantic è difficile da leggere, non solo per la sofferenza del popolo russo che descrive, ma anche per gli inquietanti parallelismi con la nostra epoca.

Ironia della sorte, l’Unione Sovietica fu presto costretta ad abbandonare, e persino a invertire radicalmente, molte delle proprie politiche ostili alla famiglia. I costi sociali e finanziari della disgregazione familiare stavano infatti indebolendo gravemente lo Stato, fino a minacciarne la stessa sopravvivenza.

L’Unione Sovietica imparò così a proprie spese quella verità che il Catechismo della Chiesa Cattolica riassume in modo così conciso:

«Il benessere della persona e della società umana e cristiana è strettamente connesso con una situazione sana della comunità coniugale e familiare» (CCC 1603).

Ma l’odio comunista-marxista per la famiglia non è scomparso. Al contrario, le idee radicali di Marx furono riprese e sviluppate dai cosiddetti «marxisti culturali»: un insieme eterogeneo di ideologi che hanno ereditato l’avversione comunista per la civiltà occidentale «borghese» e giudaico-cristiana, insieme allo zelo rivoluzionario, riconoscendo però che la vera rivoluzione doveva avvenire sul piano culturale, soprattutto nell’ambito della morale sessuale.

Sotto molti aspetti, là dove i comunisti fallirono nel 1918, i rivoluzionari sessuali degli anni Sessanta hanno avuto successo: hanno rovesciato il precedente ordine morale e hanno radicato così profondamente nella legge e nella cultura le idee di Marx sulla famiglia, che oggi è difficile persino immaginare come la loro rivoluzione possa essere invertita.

Molti dei mali del mondo moderno possono essere ricondotti alla demolizione dei costumi sessuali e della famiglia. Tra questi vi è, non da ultimo, l’apostasia di massa dell’Occidente dalla fede cristiana, un fenomeno che continua ad accelerare.

Dopotutto, se la famiglia — la Chiesa domestica, il «seme della fede» — viene completamente distrutta, quale speranza può avere la Chiesa stessa di trasmettere e alimentare una fede che viene ostacolata ad ogni passo fin dal momento in cui un bambino viene al mondo?

Questo, naturalmente, era l’obiettivo dei rivoluzionari atei fin dall’inizio. La distruzione della famiglia non era mai stata il fine ultimo, ma soltanto il mezzo: la via più sicura per sradicare il Regno di Dio e instaurare il regno di questo mondo.

Eppure, invece di lasciarci prendere dallo scoraggiamento, dobbiamo ricordare le parole di suor Lucia, che ricordò al cardinale Caffarra che la Madonna «ne ha già schiacciato la testa». In altre parole, la vittoria in questa battaglia è già assicurata.

Questo, però, non significa che nel frattempo non ci sia molto lavoro — e molta sofferenza — da affrontare.

Ascoltiamo le parole della Madonna a Fatima, così semplici, così dirette e così potenti:

«Sono venuta per avvertire i fedeli di emendare la loro vita e chiedere perdono per i loro peccati. Non devono più offendere Nostro Signore, poiché Egli è già troppo gravemente offeso dai peccati degli uomini. La gente deve recitare il Rosario. Che continuino a recitarlo ogni giorno».

E ancora:

«Sacrificatevi per i peccatori e dite spesso, specialmente quando fate qualche sacrificio: “O mio Gesù, questo è per amore tuo, per la conversione dei peccatori e in riparazione delle offese commesse contro il Cuore Immacolato di Maria”».

Oggi la missione della Chiesa — e la nostra missione — è difendere l’insegnamento limpido di Cristo sulla natura e sull’indissolubilità del matrimonio, non come un’imposizione oppressiva sulla nostra libertà, ma piuttosto come l’unica via verso la vera libertà: l’unico cammino capace di costruire una vera cultura dell’amore.

Ma l’unica via sicura da seguire è ascoltare le richieste della nostra Beata Madre: pentirsi, pregare — soprattutto il Rosario — e offrire sacrifici per la salvezza dei peccatori.

Se faremo queste tre cose, non solo le nostre famiglie ne usciranno rafforzate, ma la situazione cambierà e i nemici della famiglia cominceranno a ritirarsi.

Preghiamo insieme, soprattutto questa settimana:

Madonna di Fatima, prega per noi!

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