La fine della legge Roe sull’aborto negli USA è vicina, ma il nostro lavoro continua

di Don Shenan J. Boquet

(Originale in Inglese)

I giorni per la sentenza Roe vs. Wade sono contati. Questa sembra essere, straordinariamente, l’opinione comune dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ascoltato le udienze (originali in Inglese trascritti qui) mercoledì 1° dicembre in Dobbs vs. Jackson Women’s Health Organization.

Questo eclatante caso riguarda una sfida lanciata dall’ultima struttura per aborti del Mississippi contro il divieto statale di abortire dopo le 15 settimane. Quella legge, approvata nel 2018, è stata bloccata dall’entrare in vigore dai tribunali locali, sulla base dell’argomentazione che essa violerebbe la sentenza Roe vs. Wade, il famigerato caso della Corte Suprema che ha legalizzato l’aborto negli Stai Uniti nel 1973.

La Roe e le cause successive, tra cui Planned Parenthood vs. Casey (1992), affermano che esiste un “diritto” costituzionale all’aborto fino a quando è possibile – cioè, fino al momento in cui il bambino può sopravvivere al di fuori del grembo materno. La legge del Mississippi, che vieta l’aborto dopo 15 settimane, è stata in parte vista come una sfida diretta alla sentenza Roe, nella speranza che la Corte Suprema potesse finalmente ribaltare la Roe, la qual cosa renderebbe molto più facile ai singoli stati promulgare leggi che vietino l’uccisione dei bambini nel ventre materno. (Si ricordi che gli Stati Uniti sono una repubblica federale, in cui quindi le legislazioni dei singoli stati devono essere bilanciate con quelle del governo federale – N.d.T.)

La speranza si è accesa a maggio, quando un numero sufficiente di giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha accettato di accogliere la causa contro la legge del Mississippi. Come hanno notato allora i giuristi, non c’era motivo plausibile per cui la Corte dovesse accettare la causa, a meno che un numero sufficiente di giudici non fosse disposto a ribaltare completamente la sentenza Roe, o (almeno) a trovare un nuovo compromesso che consentisse ai singoli stati di vietare l’aborto prima di quanto consentito da Roe e Casey.

Tuttavia, pur riconoscendo che la situazione sembrava propizia, molti esperti capi di movimenti pro-vita hanno guardato il caso solo con cauto ottimismo, sapendo che le precedenti opportunità di rovesciare la sentenza Roe alla Corte Suprema si sono concluse con un’amara delusione.

P. Shenan Boquet Presidente di VUI

Un cambio di rotta nella Corte?

Le udienze di mercoledì 1° dicembre 2021 hanno notevolmente cambiato il clima. Quasi tutti i commentatori – sia pro-aborto che pro-vita – che hanno assistito alle discussioni hanno convenuto che i sei giudici conservatori della Corte si sono mostrati tutti disponibili, più o meno esplicitamente, a ribaltare la sentenza Roe.

In un articolo per The Atlantic intitolato “The End of Roe”, la giurista Mary Ziegler ha scritto: “A chiunque abbia ascoltato l’udienza di oggi sull’aborto non può sfuggire il fatto che sta accadendo qualcosa di storico. … L’udienza di oggi ha mostrato che la Corte è pronta a ribaltare Roe a titolo definitivo quando si pronuncerà su Dobbs, probabilmente a giugno o all’inizio di luglio”.

I redattori di National Review pregustano il piacere di indovinare la sentenza della Corte, e sono d’accordo nel ritenere che è sembrato sia successo qualcosa di molto positivo. “I veterani dei vecchi casi della Corte Suprema sanno che è rischioso fare previsioni partendo dalle domande in discussione”, hanno scritto, “ma è difficile immaginare come la discussione sarebbe potuta andare meglio per la causa pro-vita”.

Ci sono stati molti esempi nei quali i giudici più conservatori si sono comportati come se la Roe fosse in bilico. Ovviamente, non dovremmo essere sorpresi che un giudice così decisamente pro-vita come il giudice Alito, suggerisca (come ha fatto) che la linea della Roe “non è davvero sostenibile” e che sembra “arbitraria” (cosa che in realtà è).

Più incoraggiante, tuttavia, è che anche i giudici Gorsuch, Kavanaugh e Barrett – i tre recentemente nominati da Trump alla Corta Suprema, le cui posizioni sono meno note – sembravano scettici sul fatto che la Roe vs. Casey potesse resistere a un attento esame.

Ad esempio, a un certo punto il Giudice Kavanaugh si è mostrato scettico sul fatto che – contrariamente alla Roe – la Costituzione abbia qualcosa da dire sull’aborto. Facendo eco agli argomenti pro-vita, il giudice Kavanaugh ha osservato che “il problema centrale qui è che la Corte è stata costretta… a prendere posizione nel dibattito sociale più controverso nella vita americana e a farlo in una situazione in cui… la Costituzione è neutrale rispetto alla questione dell’aborto”. Quindi, ha concluso, gli analisti legali pro-vita “direbbero che la decisione dovrebbe essere lasciata al popolo, agli stati o al Congresso”.

È importante sottolineare che molti dei giudici sono sembrati mettere in discussione il principio dello stare decisis – cioè del principio giurisprudenziale (dei paesi di cultura anglosassone – N.d.T.) per cui i giudici dovrebbero, in generale, seguire le sentenze del tribunale precedente – il che dà un motivo inoppugnabile per insistere nel rovesciare la Roe.

Gran parte del dibattito sul destino della sentenza Roe è incentrato sulla questione dello stare decisis, con giuristi e giudici favorevoli all’aborto che sostengono che il rovesciamento di Roe danneggerebbe la “reputazione” o la “legittimità” della Corte. Tuttavia, come ha intelligentemente argomentato mercoledì in aula Scott Stewart, Procuratore Generale dello Stato del Mississippi, la legittimità della Corte non si protegge difendendo ciecamente le sentenze precedenti, ma se si ha il coraggio di “rimanere saldi e fermi” e di seguire il “principio costituzionale” di annullare il precedente errore quando esso diventa manifesto.

In altre parole, la reputazione della Corte non si protegge raddoppiando gli errori eclatanti, ma scegliendo di difendere la verità, a tutti i costi.

Amen a tutto questo.

Il nostro lavoro è solo all’inizio

È fondamentale ricordare, tuttavia, che anche se la Roe venisse ribaltata o modificata, non sarebbe la fine del movimento per la vita. Neanche per sogno.

È vero il ribaltamento della sentenza Roe è qualcosa per cui i pro-vita si sono impegnati e hanno pregato per decenni. Quando ci siamo riuniti alla Marcia per la Vita, abbiamo cantato ed esposto striscioni che esortavano la Corte a “ribaltare la Roe”. Ma ribaltare la Roe non è mai stato l’obiettivo finale. L’obiettivo è la fine dell’aborto.

Come Tom McClusky, Presidente di March for Life Action, ha osservato al New York Times che, una volta ribaltato la sentenza Roe, ci saranno alcuni attivisti pro-vita che “canteranno vittoria e se ne andranno via”. Tuttavia, ha aggiunto, “Vogliamo edificare una cultura in cui l’aborto sia impensabile. Quindi, anche se per qualche miracolo la prossima primavera la Roe sarà ribaltata, ci sarà ancora un sacco di lavoro da fare”.

Ribaltare la sentenza Roe non vuol dire mettere l’aborto immediatamente fuori legge. Semplicemente il problema sarebbe delegato ai singoli Stati. Fortunatamente, da decenni, brillanti avvocati e legislatori pro-vita si sono concentrati con preveggenza sulla legislazione a livello statale, lavorando per approvare una legislazione fortemente pro-vita, anche se tale legislazione non potrà entrare in vigore fino a quando la Roe non sarà ribaltata.

Secondo l’abortista Guttmacher Institute (link: ), se la sentenza Roe sarà ribaltata, ventisei Stati vieteranno, del tutto o in parte, l’aborto. In un’analisi dettagliata, l’abortista democratica Jessica Post osserva che nove stati non hanno mai abrogato i divieti di aborto pre-Roe. Con la Roe ribaltata, tali divieti tornerebbero immediatamente in vigore. Nel frattempo, dodici stati (di cui quattro con divieti pre-Roe nei codici di diritto) hanno approvato le cosiddette “leggi d’innesco”, che vieteranno automaticamente l’aborto una volta ribaltata la Roe.

D’altra parte, tuttavia, quattordici Stati e Washington hanno promulgato leggi che difendono con forza l’aborto. In quegli Stati, l’uccisione dei bambini nel grembo materno continuerebbe come prima. In pratica, alcune donne si recheranno in quegli stati per far uccidere i propri figli come, e probabilmente, più di prima.

Nella sua analisi, tuttavia, Jessica Post ha involontariamente fatto un elogio della grinta e della lungimiranza della strategia pro-vita, osservando che “i Repubblicani hanno lavorato per decenni per vincere le elezioni dei singoli stati in modo da poter approvare il divieto definitivo di abortire che esalta la loro base di estrema destra con la speranza di ribaltare la Roe. Non possiamo più fare affidamento sulla Corte Suprema per proteggere questo diritto fondamentale. Quel tempo è finito”. Ha aggiunto: “C’è bisogno che i Democratici si dedichino anima e corpo all’elezioni dei singoli stati, proprio come hanno fatto i Repubblicani”.

Che riconoscimento alla saggezza dei pro-vita! Tuttavia, la Post ha ragione: una volta (o se) che la Roe sarà ribaltata, tutta l’attenzione sarà rivolta al livello dei singoli Stati. A quel punto, ci sarà più che mai bisogno che gli attivisti pro-vita si impegnino a livello locale e statale. Non sarà possibile passare la mano: a quel punto, la questione sarà proprio alle nostre porte.

E i nostri sforzi non possono essere diretti solo a far passare (e difendere) le leggi in difesa della vita! Se l’aborto diventerà illegale in molti stati, aumenterà il numero di donne che avranno bisogno di un sostegno reale per mettere al mondo i propri figli in sicurezza. Avremo bisogno di un movimento come nessun altro per dare aiuti concreti alle famiglie, affinché nessuna coppia debba affrontare da sola le incertezze e le difficoltà di una gravidanza difficile. È vero, i pro-vita hanno già fatto un lavoro mastodontico per costruire una rete di sicurezza sociale fondando migliaia di centri pro-vita di gravidanza. Se la sentenza Roe sarà ribaltata, tuttavia, quella rete dovrà espandersi ulteriormente.

Pregate affinché i nostri giudici abbiano coraggio

Esistono molte varianti del proverbio “non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”. Le indicazioni alla Corte di mercoledì 1° dicembre sono state molto promettenti. Tuttavia, come hanno scritto i redattori della National Review, “la maggioranza della Corte sembra capire che la Roe è una legge iniqua. Resta da vedere se avranno il coraggio di comportarsi di conseguenza”.

Questa deve essere oggi la nostra preghiera: pregare ardentemente e digiunare per i nostri giudici della Corte Suprema. Hanno sentito le argomentazioni. Un numero sufficiente di loro sembra essere in sintonia con la verità. Ma c’è una differenza tra conoscere la verità e agire in base ad essa. La maggior parte di noi non può a capire il livello di pressione – psicologica, sociale e spirituale – che viene esercitata su di loro. Se ribaltano la Roe, tutta l’ira della potente lobby dell’aborto, e degli spiriti maligni che si rallegrano del massacro dell’aborto, sarà rivolta nella loro direzione.

Difendiamoli con la preghiera. Possiamo tutti noi vivere abbastanza per vedere non solo la fine della sentenza Roe, ma anche la fine della violenza e della virulenza dell’aborto, negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

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