Anche durante una pandemia, la battaglia contro la cultura della morte continua

Di Don  Shenan J. Boquet

(Originale in Inglese)

 

Il male non si ferma, e nemmeno noi dovremmo farlo

Qual è la prima cosa della quale ci preoccupiamo nel mezzo di una pandemia globale? Per molti di noi, è la salute dei nostri cari, amici e vicini che sono in pericolo, o sono le conseguenze economiche e di come potrebbero colpire le nostre famiglie.

Disgraziatamente, il problema che maggiormente angustia una parte della popolazione, è se, e quanto facilmente, la gente potrà uccidere i figli nella pancia della madre.

Vice News e Mother Jones, due delle testate più liberali negli Stati Uniti, hanno reagito alla pandemia chiedendo alla Food and Drug Administration (l’Agenzia per gli alimenti e i medicinali, abbreviato in FDA, è l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, n.d.t.) di allentare le norme che regolano gli aborti medici. Il fatto che queste norme siano state pensate per proteggere le donne dalle complicazioni mortali che possono verificarsi durante gli aborti medici non sembra disturbarli. Invece, hanno sostenuto che la FDA dovrebbe immediatamente rendere possibile per le donne abortire i loro bambini a casa usando la pillola abortiva, senza mai vedere fisicamente un medico. In base a questa proposta, le donne sarebbero in grado di ottenere una prescrizione per la pillola abortiva grazie alla “telemedicina” (cioè con una videochiamata) e quindi ottenere la pillola stessa per posta o presso la loro farmacia locale.

Sebbene gli attivisti pro aborto abbiano suggerito di allentare le regole come risposta “temporanea” al coronavirus, la verità è quasi certamente più sinistra. È molto probabile che i gruppi abortisti stiano semplicemente sfruttando la pandemia mortale per poter rendere l’aborto sempre più facile. Molti Stati attualmente hanno posto dei limiti alla telemedicina per ragionevoli motivi di sicurezza. Inoltre, la FDA non permette di spedire pillole abortive per posta, anch’essa per ragionevoli motivi di sicurezza. Tuttavia, se la FDA dovesse allentare le sue regole durante la pandemia, sarà poi difficile fare marcia indietro, e questo è il problema. Come recita un vecchio proverbio, “Mai sprecare una bella crisi”.

P. Shenan Boquet Presidente di VUI
P. Shenan Boquet
Presidente di VUI

Anche durante una pandemia, la cultura della morte non si riposa

Sfortunatamente questo dimostra che, anche nel mezzo di un blocco quasi totale della società, la cultura della morte non riposa. Al contrario. Sembra che gli abortisti siano impegnati anima e corpo a garantire l’attuale possibilità di abortire, e se possibile, di ampliarla.

I parlamentari e i responsabili pro-vita si sono meravigliati perché ai primi di marzo, a quanto sembra, il Presidente della Camera, Nancy Pelosi, ha provato ad eludere i divieti del governo sui finanziamenti all’aborto erogando aiuti finanziari nel disegno di legge del governo federale per il coronavirus. Per decenni, la spesa pubblica è stata protetta dall’emendamento Hyde, che proibisce di finanziare l’aborto con il denaro pubblico. Tuttavia, a quanto riportato, Pelosi ha tentato di introdurre alcuni finanziamenti per la sanità nel disegno di legge per il coronavirus che non erano disciplinate dall’emendamento Hyde.

Un funzionario della Casa Bianca ha affermato che i finanziamenti, non disciplinati dall’emendamento Hyde, potrebbero finire nel “fondo nero” dell’industria dell’aborto. Fortunatamente, sono intervenuti i parlamentari pro-vita e si sono assicurati che il disegno di legge rispettasse l’emendamento Hyde. Tuttavia, in un classico caso di bue che dice cornuto all’asino, Planned Parenthood ha accusato i pro-vita di “strumentalizzare” la crisi di salute pubblica “per attaccare il finanziamento dell’aborto”. In realtà, Planned Parenthood e soci stanno strumentalizzando una crisi di salute pubblica per incrementare gli aborti e, peggio ancora, per poter uccidere con i soldi del governo.

“Mentre le scuole chiudono e gli ospedali si preparano all’emergenza, la speaker[1] Pelosi porta avanti inutili guerre culturali”, ha dichiarato il senatore Ben Sasse: “la speaker Pelosi dovrebbe combattere la pandemia di coronavirus, non sfruttare i fondi di emergenza per combattere l’emendamento bipartisan Hyde […] Dobbiamo intensificare i nostri test diagnostici, non condurre guerre culturali per volontà di Planned Parenthood. Santo cielo!”

Se c’è una procedura medica che può definirsi “facoltativa” questa è l’aborto. Gli aborti non curano alcuna malattia. L’unica cosa che fanno è uccidere un bambino e ferire una madre. Eppure, anche nelle giurisdizioni nelle quali la maggior parte delle aziende non indispensabili stanno chiudendo le porte per attenersi alle direttive del governo, molte strutture dove si praticano aborti sono aperte, affermando di erogare prestazioni sanitarie “fondamentali”. In Illinois, ad esempio, Planned Parenthood sta chiudendo molte delle sue cliniche, ma sta tenendo aperte quelle dove si praticano aborti. Nel frattempo, il Massachusetts ha esplicitamente escluso l’aborto dall’elenco dei servizi “non fondamentali”.

Un articolo dell’Huffington Post deplorava il fatto che il coronavirus potrebbe “paralizzare i servizi per l’aborto”. Anche se per ora questo non è successo, se dovesse accadere, sarebbe un raggio di sole nel mezzo di una tempesta.

Angel of death. Retro styled ancient statue of sad angel as symbol of pain, fear and end of life.

La battaglia pro-vita continua

Il male non si ferma. E nemmeno noi dovremmo fermarci.

Gli abortisti, mostrando tutta la loro palese ipocrisia, hanno risposto allo scoppio del coronavirus criticando 40 Days for Life per aver mantenuto le sue pacifiche veglie di preghiera al di fuori delle cliniche abortiste. Tuttavia, ovviamente l’unica ragione per cui i volontari di 40 Days devono essere presenti è perché le cliniche abortiste continuano a praticare aborti. Cioè, le cliniche che praticano l’aborto continuano a svolgere una procedura medica non necessaria e facoltativa – una procedura che implica possibili complicazioni, rischiando così di sovraccaricare un sistema sanitario già sovraccarico – nel mezzo di una pandemia, e si permettono di criticare i pro-vita.

Ovviamente, i pro-vita che partecipano a 40 Days for Life devono rispettare le direttive del governo sugli assembramenti e osservare tutte le misure di sicurezza, tra le quali mantenere una distanza di sicurezza, lavarsi le mani, ecc. Questo è il punto su cui ha richiamato l’attenzione Shawn Carney, l’organizzatore di 40 Days for Life, in un recente video e in una dichiarazione nella quale ha esortato i partecipanti a seguire le linee guida del CDC (Centers for Disease Control and Prevention), a limitare la dimensione dei gruppi e a tenersi aggiornati su tutte le nuove istruzioni delle autorità.

Allo stesso tempo, tuttavia, Carney ha giurato che, a meno che le veglie pacifiche non vengano esplicitamente vietate, “non ce ne andremo”. E ha aggiunto:

“Vediamo che l’industria dell’aborto fa quello che fa sempre durante queste emergenze nazionali. Le sfruttano per promuovere l’aborto. Ecco chi sono. Ecco quello che fanno. E quindi, voglio incoraggiarvi ad essere quello che siete e fare quello che fate. E cioè pregare e digiunare”.

E continuate a essere fisicamente presenti fuori delle strutture, se vi sentite chiamati a farlo.

È incredibile quello che anche un singolo militante pro-vita può riuscire a fare stando davanti a una clinica abortista. Sono stato incoraggiato da un post di Facebook di qualche giorno fa di John Barros, un uomo che ha passato anni della sua vita stando davanti a una clinica abortista in Florida e che ha così salvato migliaia di bambini. Anche durante questa pandemia, continua ad essere presente. E in un giorno della scorsa settimana, quattro differenti donne hanno cambiato idea e hanno scelto la vita! Barros ha raccontato quello che è accaduto con una donna: “Ha abbassato il finestrino dell’automobile e mi ha fatto il sorriso più carino possibile. Mi ha guardato e mi ha detto ‘Non l’ho fatto. Grazie’ mi ha fatto il segno di ok con il pollice e se ne è andata”.

Sì, dobbiamo prendere tutte le precauzioni per proteggere noi stessi e i nostri cari, ma non possiamo diminuire i nostri sforzi per difendere la vita e la famiglia neanche un po’. Purtroppo, a Human Life International abbiamo visto che le donazioni sono state colpite dall’attuale crisi. Credo che molti altri gruppi pro-vita si trovino nella stessa situazione. È fondamentale che i pro-vita non permettano alla paura e alle sfide legate a questa pandemia di distrarli dalla battaglia in difesa della vita e della famiglia.

Finora, la pandemia ha causato la morte di decine di migliaia di persone. Ogni morte è una tragedia e queste morti sono una tragedia. Non minimizzerò la portata della crisi che stiamo affrontando. Eppure, da quando, qualche mese fa, il coronavirus è venuto fuori per la prima volta, l’aborto ha tolto la vita a milioni di bambini innocenti.

Perfino – o soprattutto – nel mezzo di sconvolgimenti temporanei e incertezze sociali, continua la battaglia tra la Cultura della Morte e la Cultura della Vita. Ci sono molti modi in cui i pro-vita possono continuare a contribuire a tale sforzo, anche dall’intimo delle proprie case durante un periodo di distanziamento sociale. Si può trovare un utile elenco di azioni concrete da intraprendere qui. È possibile anche visitare il sito di HLI per saperne di più sul movimento globale pro-vita e formarsi su questioni che riguardano la vita e la famiglia.

Come sempre, tuttavia, vi esorto soprattutto a impegnarvi ad approfondire la vostra vita di preghiera e a pregare e digiunare specificamente per la fine dell’aborto e il trionfo della Cultura della Vita. Come cristiani che credono che Cristo abbia già vinto la battaglia, la nostra risposta a qualsiasi crisi non dovrebbe mai essere la paura, ma piuttosto un ricorso immediato alla preghiera.

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[1] Per Speaker si intende il Presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti

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