Esultiamo e impegniamoci nel presente post-Roe

Di Don Shenan J. Boquet

(Originale in Inglese)

Dio sia lodato! Cos’altro posso dire – o può dire ciascuno di noi – per commentare questo incredibile momento della storia degli Stati Uniti? E in effetti, mentre scrivevo questo articolo venerdì pomeriggio, ho visto che la frase “Dio sia lodato!” andava di moda su Twitter, proprio sotto il titolo “La Corte Suprema degli Stati Uniti annulla la sentenza storica sull’aborto Roe contro Wade”.

Come avrete sicuramente sentito, venerdì 24 giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti ha clamorosamente rovesciato la sentenza Roe, che nel 1973 aveva inventato un “diritto costituzionale” ad abortire. La Corte Suprema ha deciso, con una maggioranza di 6 contro 3, di confermare il divieto di aborto dello stato del Mississippi dopo 15 settimane di gravidanza. In questo modo, la maggioranza ha capovolto due sentenze chiave che tutelavano la prassi dell’aborto: Roe vs. Wade del 1973 e Planned Parenthood vs. Casey del 1992.

I giudici che hanno votato per il ribaltamento di Roe e Casey sono stati i Giudici Alito, Barrett, Gorsuch, Kavanaugh e Thomas. Il Giudice Roberts ha espresso un’opinione concorde, in cui ha sostenuto la maggioranza nella sua decisione di difendere il divieto del Mississippi di abortire a 15 settimane, oggetto della decisione; tuttavia, non è d’accordo con la decisione della maggioranza di eliminare completamente Roe, invece di adottare un approccio più graduale. I giudici Kagan, Sotomayor e Breyer hanno votato contro.

Nella decisione senza compromesso della maggioranza, il Giudice Samuel Alito ha sostenuto che la Roe era “gravemente sbagliata” fin dall’inizio. Esercitando un “violento potere giudiziario”, i giudici che hanno emesso per primi la sentenza Roe “eccezionalmente debole” sono entrati “in rotta di collisione con la Costituzione”. Con la Roe, ha sostenuto Alito, “la Corte ha usurpato il potere di affrontare una questione di profonda importanza morale e sociale che la Costituzione lascia inequivocabilmente al popolo”.

Inoltre, invece di risolvere la questione dell’aborto, come speravano i giudici che avevano originariamente votato a favore della Roe, la Roe e la Casey (caso analogo, su cui ci è stato un pronunciamento lo stesso giorno della Roe) hanno “infiammato il dibattito e accentuato le divisioni”. Alito ha concluso: “È tempo di ascoltare la Costituzione e di restituire la questione dell’aborto ai rappresentanti eletti dal popolo”.

P. Shenan Boquet Presidente di VUI

Decenni di sacrifici

È difficile per me credere a queste parole che leggo.

Per quasi 50 anni, innumerevoli attivisti pro-vita hanno versato sangue, sudore e lacrime per arrivare a questo giorno. Dal giorno della sentenza Roe, nel 1973, molte persone hanno percepito l’ingiustizia dell’aborto legale così profondamente da essere costrette a lasciare tutto e a impegnarsi a tempo pieno per salvare le vite dei bambini non nati.

Alcune di loro hanno trascorso migliaia di ore davanti alle cliniche abortiste, con la pioggia o con il sole, per avvicinare le donne in crisi, offrendo loro speranza e amore nei momenti di dubbio e paura. Altre hanno aperto centri di assistenza alla gravidanza o addirittura intere reti di tali centri. Altre ancora, con il carisma della politica, hanno redatto leggi o esercitato pressioni sui legislatori per limitare l’aborto legale, spostando gradualmente il consenso della legge in direzione della vita.

Innumerevoli persone, non potendo dedicarsi a tempo pieno a questo compito, hanno comunque impegnato enormi quantità del loro tempo libero e delle loro risorse nella lotta. Per quasi 50 anni, centinaia di migliaia di persone si sono riunite ogni anno alla Marcia Nazionale per la Vita a Washington il 22 gennaio, anniversario della Roe, quel giorno dell’infamia da deprecare. Molti altri hanno fatto volontariato nelle scuole locali, nelle istituzioni, nei centri per la gravidanza o hanno fatto in modo di crescere figli che accogliessero il dono della vita.

Molti di questi guerrieri pro-vita non sono vissuti per vedere questo giorno. Sono passati quasi cinque decenni dalla Roe, durante i quali milioni di bambini non nati sono stati uccisi per mano degli abortisti. Ogni tanto, in varia misura, siamo stati tentati di perdere la speranza, temendo che gli abortisti avessero ragione quando dicevano che la “corso della storia” stava dalla parte dell’aborto, non della vita.

Oggi sappiamo, come abbiamo sempre saputo nel nostro cuore, che questo non è vero. Il corso è cambiato. Il male non ha mai l’ultima parola. Anche se le nuvole nere dell’ingiustizia e dell’omicidio coprono la terra, sappiamo che dietro quelle nuvole splende il sole luminoso della verità e della giustizia.

Venerdì, in occasione della grande Solennità del Sacro Cuore di Gesù e della Natività di Giovanni Battista, che le Scritture raccontano aver “sussultato” nel grembo di sua madre, quelle nubi sono state squarciate e i raggi di luce hanno brillato. Sicuramente tanti grandi militanti pro-vita deceduti, come Padre Paul Marx, O.S.B., Joe Scheidler e la fondatrice della Marcia per la Vita Nellie Grey (il cui compleanno, in un’altra miracolosa confluenza di eventi, è stato venerdì!) stanno facendo una grande festa in Cielo in questo momento, sapendo che il loro lavoro non è stato vano.

Bambini già salvati

L’effetto della decisione di venerdì è stato immediato.

Come molti rappresentanti pro-vita hanno notato nelle ultime settimane e mesi, il ribaltamento della Roe non significa che l’aborto diventi automaticamente illegale a livello nazionale. Significa invece che la questione torna agli Stati, i cui cittadini e rappresentanti eletti devono decidere la legge sull’aborto Stato per Stato.

Tuttavia, molti Stati pro-vita si stavano preparando da tempo a questo giorno, approvando varie leggi “automatiche” che entrano immediatamente in vigore con l’abolizione della Roe. Altri Stati hanno divieti precedenti alla Roe ancora in vigore, il che significa che con la Roe fuori gioco, l’aborto diventa immediatamente illegale anche in quegli Stati.

Come sorprendente testimonianza del fatto che l’America si sta da tempo orientando in difesa della vita, ben ventisei Stati hanno già vietato, o si prevede che vietino l’aborto parzialmente o completamente. Nel caso dei tredici Stati con le leggi “automatiche”, la maggior parte di questi divieti sono già entrati in vigore.

E già si vedono le conseguenze benefiche. A poche ore dalla decisione, sono cominciate ad arrivare notizie di strutture abortiste che hanno chiuso i battenti e mandato a casa il personale. Secondo una stima, un quarto delle strutture abortiste negli Stati Uniti avrebbe chiuso immediatamente con la cancellazione della Roe.

In Texas, il Procuratore Generale Ken Paxton ha colto nel segno quando ha proclamato il 24 giugno una festa annuale e quel giorno ha chiuso il suo ufficio. “Per mezzo secolo, gli Americani hanno dovuto vivere sotto i dettami illegittimi, illegali e incostituzionali di una Corte Suprema faziosa e ostinata”, ha dichiarato Paxton in un comunicato. “Mai più. Oggi la questione dell’aborto torna agli Stati. E in Texas, questa domanda ha già avuto una risposta: l’aborto qui è illegale. Non vedo l’ora di difendere le leggi pro-vita del Texas e la vita di tutti i bambini non ancora nati”.

Nel frattempo, nel Sud Dakota, il Governatore Kristi Noem ha chiarito che la legge “automatica” è entrata in vigore e che gli abortisti saranno perseguiti in caso di violazione.

In altre parole, già oggi i bambini sono salvati dall’aborto. Ogni giorno in cui Dobbs, anziché la Roe, è la legge del paese, è un giorno in cui centinaia, e forse anche migliaia, di bambini non nati sono salvati da una morte prematura.

Gli abortisti rispondono con violenza e rabbia

Nel periodo precedente alla sentenza di venerdì, gli estremisti pro-aborto hanno minacciato – e perpetrato – la violenza, in risposta alla possibilità di perdere il “diritto” di uccidere i bambini non nati. Il caso più eclatante è stato il tentativo di omicidio del Giudice Kavanaugh, sventato solo quando l’aspirante assassino si è scontrato con gli agenti della polizia federale davanti alla casa del giudice Kavanaugh.

Nelle settimane precedenti la decisione, numerosi centri di gravidanza pro-vita e chiese sono stati vandalizzati. Diversi centri pro-vita sono stati incendiati, causando grossi danni. Altri sono stati imbrattati con graffiti osceni e favorevoli all’aborto, o hanno subito la rottura dei vetri delle finestre, o hanno ricevuto minacce contro il proprio personale.

Un gruppo chiamato “Jane’s Revenge” (La vendetta di Jane) ha rivendicato la responsabilità di molti di questi attacchi. Il gruppo, che può essere definito a ragione un’organizzazione terroristica nazionale, si presenta come una rete decentrata di numerosi attivisti e gruppi.

“Nell’ultimo mese abbiamo dimostrato quanto sia facile e divertente attaccare”, hanno scritto in una dichiarazione pubblicata sul loro sito web il 15 giugno. “Siamo flessibili, mutevoli e non rispondiamo a nessuno se non a noi stessi. Abbiamo promesso di adottare misure sempre più drastiche contro le infrastrutture oppressive”. E aggiungevano, minacciosi: “Siate certi che lo faremo, e queste misure potrebbero non assumere la forma di qualcosa di così facilmente rimediabile come il fuoco e i graffiti”.

Nei giorni precedenti la sentenza, hanno iniziato a tappezzare Washington di volantini che invocavano una “notte di rabbia” in risposta alla sentenza. “LA NOTTE IN CUI LA CORTE SUPREMA ROVESCIA LA SENTENZA ROE VS. WADE SCENDI IN STRADA E RIBELLATI”, recitavano i volantini. “AI NOSTRI OPPRESSORI: SE GLI ABORTI NON SONO SICURI, NON LO SIETE NEMMENO VOI. JANE’S REVENGE”.

Per il momento, questa “notte di rabbia” per lo più è fallita. Tuttavia, ci sono stati altri atti di vandalismo contro i centri pro-vita e alcune proteste pro-aborto sono diventate violente, portando ad arresti. Un centro di gravidanza pro-vita in Colorado è stato incendiato sabato mattina, il giorno dopo la sentenza. Nel frattempo, in seguito alle minacce, le chiese e i centri di gravidanza di tutto il Paese hanno aumentato la sicurezza.

È davvero scandaloso che l’amministrazione Biden rimanga relativamente in silenzio sugli attacchi alle chiese, ai centri di assistenza alla gravidanza e alle organizzazioni pro-vita. Questo è terrorismo interno e deve essere denunciato.

Pregare, sostenere le madri in crisi, impegnarsi

Come ho accennato alcune settimane fa, questo è il momento in cui tutti i pro-vita devono andare oltre e trovare il modo di sostenere le donne che hanno gravidanze difficili.

Per decenni, il movimento pro-vita si è distinto per la sua generosità, con militanti pro-vita che hanno donato enormi quantità del loro tempo, talento e beni per camminare al fianco delle donne e dei padri dei loro figli, aiutandole ad affrontare un momento di incertezza e paura con coraggio e speranza.

Anche se il governo ha elargito miliardi di dollari in donazioni pubbliche ad associazioni come Planned Parenthood, abbiamo risposto istituendo vaste reti di sostegno ai centri di assistenza alla gravidanza, spesso interamente con fondi privati e tempo donato gratuitamente.

Eppure, in qualche modo, dobbiamo trovare un modo per fare ancora di più.

Un modo per dimostrare gratitudine per il coraggio dei nostri capi pro-vita, soprattutto di quelli che lavorano nei governi statali e federali, sarebbe quello di cercare i centri di assistenza alla gravidanza e le organizzazioni pro-vita locali e trovare il modo di aiutarli. Ciò può comportare una generosa donazione o la decisione di iniziare a prestare il proprio tempo come volontari. Il nostro compito ora è quello di garantire che ogni donna che affronta una gravidanza difficile e che va in cerca di aiuto, lo trovi.

Il Texas è uno Stato che sta facendo da apripista, dirottando i fondi che un tempo venivano utilizzati per sostenere le organizzazioni pro-aborto verso alternative in difesa della vita. Lo Stato ha istituito un programma di 100 milioni di dollari per le alternative all’aborto, i cui fondi sono destinati ad esempio a fornire alle madri e ai padri corsi sulla gravidanza e sulla genitorialità, beni materiali urgenti come seggiolini per auto, pannolini e latte artificiale e aiuti per l’alloggio.

Si spera che altri Stati seguano l’esempio, riconoscendo che, come società, non c’è nulla di più importante che investire nella vita della prossima generazione. La vita e la famiglia sono le fondamenta di una società sana. Con la scomparsa della Roe, siamo ora in grado di ricostruire sulle macerie che la Roe ha lasciato, creando istituzioni e strutture che sostengano piuttosto che danneggiare la sacralità della vita e della famiglia.

E, naturalmente, tutti coloro che leggono questo articolo devono fare tutto il possibile per impegnarsi nella lotta in difesa della vita nel proprio Stato. Con la scomparsa della Roe, la battaglia si sposta definitivamente nei singoli Stati (e non dobbiamo dimenticare che le questioni della contraccezione e dell’aborto continuano a influenzare le politiche statali internazionali degli Stati Uniti). Molti Stati, come New York e la California, continueranno a essere favorevoli all’aborto come sempre e si presenteranno come i “paradisi dell’aborto”, dove le donne che vogliono abortire possono recarsi per far uccidere i loro figli non ancora nati. Per i pro-vita di questi Stati si prospetta una lunga battaglia per tradurre la sentenza Dobbs in una realtà pro-vita. Nel frattempo, negli Stati pro-vita, gli attivisti pro-vita devono creare un consenso politico schiacciante sulla questione, in modo che nessun bambino non nato nel loro Stato debba mai più temere per la propria vita.

Esultiamo!

Tuttavia, mentre ci prepariamo alla lotta che ci attende, cogliamo l’occasione per festeggiare.

Come scrive R.J. Snell su The Public Discourse, “il 24 giugno 2022 è un giorno da ricordare, da scolpire nella memoria, un giorno in cui gridare di gioia e festeggiare. Una grande ingiustizia è stata riparata. Riunitevi con i vostri figli, i vostri nipoti, con tutti coloro che con il Salmista cantano: “Exsultate Deo, adjutori nostri, jubilate Deo Jacob […] insigni die solemnitatis vestrae – Esultate in Dio, nostra forza, acclamate al Dio di Giacobbe […] nel nostro giorno di festa” (Sal. 81, 2-4).

Piangiamo i milioni di vite perse a causa dell’arroganza di sette giudici non eletti, che nel 1973 si sono presi la responsabilità di sottrarre incostituzionalmente l’autorità al popolo americano e di imporre la loro visione del mondo nichilista, radicalmente individualista e contraria alla vita all’intera nazione. Eppure, affrontiamo il futuro con rinnovata speranza e gratitudine.

Molti, tra cui Snell, ricordano le parole del secondo discorso inaugurale di Abramo Lincoln, che indicano un percorso per il movimento pro-vita. E in effetti le parole sono la giusta conclusione di questo articolo:

“Con malizia verso nessuno, con carità verso tutti, con fermezza nel diritto come Dio ci dà per vedere il giusto, sforziamoci di portare a termine il lavoro in cui ci troviamo, di fasciare le ferite della nazione, di curare colui che avrà portato la battaglia e per la sua vedova e il suo orfano, per fare tutto ciò che può ottenere e coltivare una pace giusta e duratura tra noi e con tutte le nazioni”.

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