La povertà dell’aborto

di Denise Hunnell (Versione in lingua Inglese: truthandcharityforum.org )

 

“È povertà decidere che un bambino debba morire così che tu possa vivere come meglio credi”. Questa toccante citazione di Santa  Teresa di Calcutta è risuonata nelle mie orecchie mentre leggevo l’ultimo articolo di Karen Hartman apparso sul Washington Post.  L’articolo è stato pubblicato il 22 gennaio 2016, in occasione dell’anniversario della sentenza della Corte Suprema, Roe vs. Wade sull’aborto. Mentre migliaia di militanti pro-vita marciavano attraverso Washington D.C. nonostante un’imminente bufera di neve, il Washington Post ha regalato ai suoi lettori una difesa sentimentale dell’aborto da parte della signora Hartman, la quale ha portato come giustificazione il suo aborto.

Come ogni altra donna che ha abortito, Karen Hartman è una donna ferita. Ha represso tutti gli istinti materni di protezione del suo bambino e ha coscientemente tolto la vita a suo figlio. Ha bisogno di preghiere e compassione, non di una condanna brutale. Tuttavia, è un’autrice e una scrittrice. Conosce il potere delle parole e ha messo le sue parole a servizio dell’aborto. Quindi, è importante confutare le sue parole e denunciare la loro fallacia.

Il suo primo argomento per giustificare il suo aborto è il fatto di avere lei 42 anni e suo marito 56. Avrebbero avuto rispettivamente più di 60 e 70 anni quando questo figlio si fosse diplomato alle superiori. Dare alla luce questo bambino rischiava di lasciarlo senza uno o entrambi i genitori per una parte significativa della sua vita. Questo, secondo la signora Hartman, ha giustificato l’aborto.

In realtà, ogni bambino che nasce deve affrontare un tale rischio. Ci sono disgrazie e malattie. La vita non offre garanzie. Se, prima di avere figli, volessimo avere la garanzia che entrambi i genitori saranno in vita e in buona salute durante l’adolescenza dei figli, nessuno avrebbe mai potuto avere un figlio. Ogni genitore deve accettare un bambino così com’è e affrontare la sfida della vita. Evidentemente la signora Hartman non crede davvero che lei e suo marito potessero offrire a questo bambino una famiglia amorevole e accogliente per tutto il tempo che sarà loro concesso di vivere sulla terra. Non è forse il caso di provare questo amore, anche per un breve periodo di tempo, piuttosto che togliere ogni possibilità di vita a suo figlio?

La sua giustificazione seguente coinvolge suo figlio di allora 6 anni. Aveva desiderato un altro bambino quando suo figlio era un lattante, ma la sua attuale gravidanza non avrebbe portato “il fratello coetaneo che prima avevo desiderato per cinque anni”. Invece di vedere la sua gravidanza come una chiamata a essere madre e donarsi a questo bambino, ha valutato l’utilità del suo bambino non ancora nato per suo figlio. Questo bambino non sarà prefabbricato con una data per iniziare a giocare. Questo figlio non si adatta alle caratteristiche del bambino che lei voleva per completare la sua immagine di famiglia ideale.

Credo che questo sia un riflesso della perdita della nostra cultura del senso di genitorialità intesa come vocazione. I bambini sono visti come prodotti a beneficio degli adulti. Con questo aborto, non solo ha negato al suo bambino non nato la possibilità di una vita, ma ha negato all’altro suo figlio l’opportunità di un punto di riferimento emotivo di tutta una vita. Certamente, nei primi anni il suo figlio maggiore non si sarebbe necessariamente divertito con i giochi infantili ed elementari di questo secondo bambino. Ma ciò non significa che non avrebbe ricevuto nulla dall’esperienza di avere un fratello più piccolo. La possibilità di imparare la pazienza, la gentilezza, la generosità e molte altre virtù è inerente a tutte le relazioni tra fratelli. Man mano che crescono, la differenza di età svanisce e si instaurano autentici legami d’amore. Tra i miei quattro figli adulti c’è un intervallo di otto anni tra il primogenito e l’ultimo, tuttavia il più grande e il più piccolo sono spiriti affini e estremamente vicini. È ragionevole negare al tuo figlio minore il diritto alla vita per paura che non piacerà al tuo figlio maggiore?

Il suo argomento successivo per giustificare il suo aborto è che le ha permesso di fare grandi passi in avanti nella sua vita professionale che sarebbero stati impossibili se avesse avuto un bambino piccolo. Ha portato a termine tre lavori commissionati dai più importanti teatri e si è occupata di un incarico accademico che le ha permesso di completare un’opera teatrale che languiva da anni. Considerate questo. Ha barattato la vita di suo figlio per quattro commedie e gli elogi che le hanno procurato. Cosa dirà ora al suo figlio di otto anni? La mamma ti ama e ti vuole finché non mi ostacoli nelle mie ambizioni? Quando diventi un ostacolo al successo professionale, sei sacrificabile?

L’ultimo errore in difesa dell’aborto di Karen Hartman arriva nell’ultimo paragrafo del suo scritto. Ella proclama: “Io difendo il diritto di scegliere in che modo, quando e con chi generiamo una vita”. Il problema di questa affermazione è che quando ha abortito una vita era già stata creata. E nel profondo del suo cuore, lo sa. Perché altrimenti l’addetto all’ecografia avrebbe allontanato lo schermo da lei quando ha detto di voler abortire? Perché ha trovato inquietante sentire il battito del cuore del suo bambino? L’immagine di suo figlio non ancora nato e il suono del battito del suo cuore hanno confermato la realtà della vita nel suo grembo.

La vita era presente dentro di lei molto prima che fosse visibile nell’ecografia. Nel momento del concepimento grazie all’unione dello spermatozoo con l’ovulo è stato creato un essere umano vivente unico. Questa non è rivelazione religiosa. Questa è scienza. Prendete qualsiasi manuale di biologia elementare o di anatomia umana e leggete la definizione di vita. C’è sempre una serie di requisiti e di processi che devono essere presenti per definire vivo un essere. Ci devono essere metabolismo, crescita, differenziazione, movimento e reattività agli stimoli. Lo zigote monocellulare prodotto dalla fecondazione soddisfa ogni criterio di vita. Cosa ancora più importante, questa vita non è solo un prolungamento della madre, ma un individuo distinto la cui crescita e il cui sviluppo sono dirette dal suo stesso DNA. La madre sostiene e alimenta questa crescita ma non la controlla.

Non scrivo questo per mettere alla berlina Karen Hartman. Ma ha reso nota la sua storia per sostenere e incoraggiare altre donne ad abortire. Queste donne sono spesso spaventate, disperate e ignare delle alternative all’aborto. Esse meritano di conoscere queste razionalizzazioni dell’aborto senza sentimentalismi e alla luce della verità. Non devono scegliere la povertà di sacrificare la vita dei loro figli a causa di timori o ambizioni mondane. Devono poter scegliere la vita.

 

La dottoressa Denise Jackson Hunnell, membro di Human Life International in U.S.A.
La dottoressa Denise Jackson Hunnell
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