Oggi verrà ucciso Charlie. La barbarie è tra noi.

di Daniele Sebastianelli (pubblicato su www.foritalynews.it)

Staccare la spina. È la spietata parola d’ordine dell’Alta Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, che ratifica la decisione dell’Alta Corte inglese, che mette la parola fine alla vita del piccolo Charlie Gard, il bimbo di due mesi affetto da una grave patologia che lo costringe a vivere attaccato alle macchine al Great Ormond Street Hospital di Londra.

Dopo una lunga battaglia legale, la decisione ha il sapore della beffa irridente e sarcastica che cozza in maniera impressionante con quella dicitura “diritti dell’uomo” che campeggia nel nome della Corte europea. Già, perché qui si tratta di delitti, semmai.

La decisione è motivata dal desiderio di non far proseguire al bambino una vita senza prospettive di miglioramento. Dunque, secondo la corte, una vita non degna di essere vissuta. Troppa sofferenza. Meglio la morte. E via il “problema”.

Una decisione che trasuda di politica fin nelle viscere e che dimostra la volontà intransigente di chi vuole imporre l’eutanasia a suon di sentenze vincolanti per gli Stati, senza tener conto della volontà contraria dei cittadini e, in questo caso, scippando letteralmente dalle mani dei genitori di Charlie il diritto di decidere per lui. Chris e Connie, il papà e la mamma, non hanno neanche il diritto di portare Charlie a casa per trascorrere le ultime ore di vita con lui. Permesso negato. Charlie deve morire in un freddo ospedale inglese.

“Noi e soprattutto Charlie siamo stati terribilmente abbandonati lungo tutto il processo”, sono state le parole trasmesse in video da Chris e Connie, che hanno ringraziato tutte le persone che hanno pregato e sostenuto la loro causa. “Abbiamo il cuore completamente spezzato – hanno scritto su facebook – Non ci è permesso di scegliere se nostro figlio vivrà”. Charlie ci lascerà “sapendo di essere stato amato da migliaia di persone”, hanno detto.

Il 30 giugno è la data fissata dalla corte. A dimostrazione che quando una decisione vuole essere presa davvero, i tempi sono brevissimi. Troppe le polemiche. Troppi i messaggi di solidarietà alla famiglia. Tropo il rumore mediatico che sta “disturbando” l’applicazione della sentenza. Meglio sbrigarsi e chiudere in fretta il caso. Anche la Pontificia Accademia per la Vita, ieri, per bocca dell’attuale presidente, mons Paglia, ha ribadito che “che non si può mai porre in essere alcun gesto che metta fine intenzionalmente a un’esistenza umana compresa la sospensione della nutrizione e dell’idratazione”. Veglie di preghiere, manifestazioni, raccolte firme, petizioni all’ospedale, anche al primo ministro inglese Theresa May, non sono bastate a far cambiare la decisione. Questa sera alle 19.00, diverse sigle appartenenti al mondo pro-life cattolico si incontreranno in piazza San Pietro, sotto l’obelisco, per pregare il rosario per il piccolo Charlie e la sua famiglia. L’ultima testimonianza d’amore di chi vuole fargli sapere che è importante e non è solo.

E così un povero bimbo indifeso che chiedeva solo di essere amato un po’ di più perché più bisognoso, lascia questo mondo dove non ha trovato spazio. Paradossale, quando i nostri media, i social e i discorsi ufficiali di capi di stato e di governo sono strapieni fino alla noia di parole quali accoglienza, diritti, integrazione.

Oggi è la data fissata. Se non ci sarà un miracolo, Charlie morirà con atroci sofferenze. La “dolce morte” è solo una diabolica illusione. Charlie morirà per soffocamento, senza cibo né acqua.

L’Europa, culla del diritto e della civiltà ha tradito se stessa. La barbarie è tra noi.

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