Legalizzare l’aborto pone fine ai disgustosi aborti clandestini?

Di Brian Clowes

(Originale in Inglese)

Gli attivisti pro-aborto avevano un problema prima della sentenza Roe vs. Wade (la sentenza che ha legalizzato l’aborto negli Stati Uniti, N.d.T.).  Non potevano proporre l’aborto come una procedura accettabile per l’opinione pubblica, e le statistiche non corroboravano le loro argomentazioni a favore della legalizzazione.  Così hanno fatto ricorso a una serie di argomenti emotivi per sostenere la loro causa. Senza dubbio, il più efficace tra questi è stato l’argomento secondo cui migliaia di donne morivano ogni anno a causa degli aborti illegali, antigienici e clandestini, prima che la procedura fosse legalizzata.

Gli abortisti continuano a sostenere queste considerazioni anche dopo la sentenza Roe vs. Wade, ma il loro scopo ora è quello di combattere tutte le restrizione al “diritto” di abortire.  Ad esempio, quando l’Emendamento Hyde che limita i finanziamenti federali all’aborto è entrato in vigore nel 1976, l’American Civil Liberties Union ha fatto l’assurda affermazione: “Centinaia di donne quest’anno moriranno perché non possono permettersi un aborto”[i]. Recentemente, la giornalista Ellen Goodman ha dichiarato angosciata: “Dopo tutto, chi di noi ricorda quando il controllo delle nascite era illegale e 10.000 donne americane all’anno morivano a causa degli aborti clandestini, non poteva immaginare un mondo senza scelta. Noi c’eravamo”[ii].  La Senatrice Barbara Boxer, ha detto che “dovete sapere che si stima che ci siano stati fino a 1,2 milioni di aborti illegali ogni anno, quindi questi 5.000 sono quattro decimi dell’1%.  Penso che in realtà sia un numero sottovalutato. Personalmente credo che sia più alto, dato che erano clandestini, e molti di essi sono stati praticati in situazioni non igieniche”[iii].

 

Gli “aborti clandestini” sono una menzogna

Non ci sono assolutamente prove a sostegno di queste affermazioni ridicole.  Anche gli ideatori di questa leggenda hanno ammesso di essere a conoscenza che era una menzogna fin dall’inizio. L’abortista pentito, il dott. Bernard Nathanson, è stato uno dei primi fondatori della NARAL Pro Choice America, e ha gestito per anni la più grande clinica abortista della nazione.  Come è noto ha detto:

Il dott. Bernard Nathanson
Il dott. Bernard Nathanson

Di quante morti stavamo parlando quando l’aborto era illegale? Nel NARAL, dicevamo sempre “da 5.000 a 10.000 morti all’anno”. Confesso che sapevo che le cifre erano totalmente false, e suppongo che lo sapessero anche gli altri se si fossero fermati a pensarci.  Ma nella “moralità” della nostra rivoluzione è stata una cifra utile, ampiamente accettata, quindi perché fare di tutto per correggerla con statistiche corrette?[iv]

Il dottor Nathanson non era certo il solo a pensarla così.  Molti capi di spicco del movimento abortista hanno provato a dire la verità sul numero di vittime causate dagli “aborti clandestini”, ma sono stati semplicemente ignorati dai corrotti media del mainstream.  Il più importante tra questi era il dottor Malcolm Potts, direttore medico della International Planned Parenthood Federation, e uno dei primi attivisti che ha contribuito a diffondere l’aborto in tutto il mondo. Il dottor Potts ha detto nel 1970: “Coloro che vogliono la liberalizzazione della legge [sull’aborto] sottolineeranno i rischi dell’aborto illegale e affermeranno che centinaia, o migliaia, di donne muoiono inutilmente ogni anno – quando il numero reale è molto più basso”[v].

Le cifre reali dei Centres for Disease Control (Centri per il controllo delle malattie – CDC) sui decessi causati dall’aborto, sia legale che illegale, per gli anni immediatamente prima della sentenza Roe vs. Wade (1973) erano di 90 morti nel 1970, 83 morti nel 1971 e 90 morti nel 1972.  Nel 1974 i decessi registrati erano 54 e nel 1975 erano 49.

Come erano effettivamente gli aborti illegali

Di fronte a queste cifre, gli abortisti di solito tirano fuori descrizioni disgustose degli aborti praticati da macellai ubriachi su donne indifese prima della sentenza Roe vs. Wade.  Sherry Matulis delira:

Mi piacerebbe vedere se la loro [dei pro-vita, N.d.T.] tronfia pseudo-moralità reggerebbe qualora dovessero provare in prima persona che cos’è una vera e propria “fabbrica degli aborti”: l’incredibile, indescrivibile sporcizia e la puzza.  Le ragnatele che pendono dal soffitto. Il pavimento imbrattato di sangue. Le due aspirine “anestetiche”. Il secchio dei rifiuti in fondo a un vecchio tavolo da cucina smaltato. Il vecchio macellaio ubriaco che si avvicina, un bicchiere di whisky in una mano e uno strumento affilato nell’altra […] Agita il pugno davanti la faccia e dice: “Questo farà male e faresti meglio a tenere la bocca chiusa o te la chiuderò io!” Poi tormenta per 15 sconvolgenti minuti gli organi di […] donne giovani, mature, nere, bianche – note nei libri di medicina solo con le loro iniziali a causa dei loro uteri perforati o danneggiati dal lisòlo, e per le infezioni e le sofferenze che ne sono derivate e per gli eventuali decessi […] Donne morte a 16, 18, 20, 22 anni[vi].

Queste descrizioni pittoresche degli aborti clandestini sono popolari tra gli estremisti abortisti, ma non sono affatto rispondenti alla realtà di quello che succedeva veramente prima della legalizzazione dell’aborto.

Il tipico abortista clandestino era un professionista medico abilitato (nella maggior parte dei casi, un medico) che lavorava in un ambiente pulito, spazioso e sterile. Godeva del rispetto e della protezione della polizia e di molti dei cittadini più illustri della comunità.

Ad esempio, Ruth Barnett ha praticato oltre 40.000 aborti illegali a Portland, in Oregon, senza una sola vittima.  Ha detto:

Nei film fanno sempre vedere una donna che inciampa salire di nascosto una scala sporca e sgangherata che la porta in una stanza cupa – o farsi strada, furtivamente, in un vicolo buio che porta a una baracca diroccata dove qualche dottore alcolizzato o macellaio ignorante pratica l’aborto.  Una clinica come la mia non era affatto così.  Era un luogo luminoso e gioioso, dove i problemi delle donne venivano gestiti in modo rapido, efficiente e dignitoso, indipendentemente dalla situazione della paziente[vii].

Alcune delle donne più agiate andavano in Messico per mantenere la riservatezza, e la situazione era la stessa anche lì.  Una scrittrice di “Zero Population Growth” (ZPG) riporta una brillante relazione di una giovane donna che ha raccontato a un abortista di Città del Messico:

Le cose andavano molto bene a Città del Messico. Tutto procede così velocemente che sembra quasi di sognare. La clinica (in realtà più simile a una villa) è molto bella e confortevole. La mattina in cui ho abortito c’erano circa diciassette donne, più alcune nel pomeriggio. Ti fanno alzare immediatamente e ti danno subito da mangiare frutta e biscotti e qualcosa da bere – un aiuto per non avere i crampi. Alcune di noi quel pomeriggio sono andate a fare un giro turistico. Città del Messico è davvero bella, e non ho avuto alcun problema con nessun aspetto del viaggio o del mio soggiorno. Sai, in un certo senso è stato quasi divertente[viii].

Le prove che l’aborto fosse “sicuro e illegale” vanno ben oltre gli aneddoti. Il dottor Alfred Kinsey ha osservato che “circa l’87 per cento di tutti gli aborti procurati che abbiamo registrato nelle nostre cartelle cliniche sono stati eseguiti da medici”[ix]. La dottoressa Mary S. Calderone, fondatrice della SIECUS [Sexuality Information and Education Council of the United States], ha scritto: “La conferenza [del 1955 di Planned Parenthood] ha stimato che il 90 per cento di tutti gli aborti illegali sono eseguiti da medici. Chiamateli come volete, abortisti o in qualsiasi altro modo, sono sempre medici, formati come tali; e molti di loro sono ancora membri rispettati nelle loro comunità”[x].

Queste statistiche smascherano la menzogna degli aborti clandestini.

La legalizzazione dell'aborto pone fine agli abominevoli aborti clandestini IMMAGINE PICCOLA

Gli aborti di oggi sono molto peggio

 Sfortunatamente, la descrizione pittoresca fatta dalla Matulis degli aborti clandestini prima della Roe vs. Wade, si adatta meglio a ciò che accade in molte fabbriche degli aborti legali che operano oggi.

Per esempio, l’abortista Kermit Barron Gosnell gestiva uno stabilimento dove si praticavano gli aborti a Filadelfia che probabilmente sarebbe stato chiuso dalla polizia se fosse stato in funzione al tempo dell’aborto illegale. Ma poiché godeva della completa protezione del governo “pro-choice” dello Stato della Pennsylvania e del Dipartimento della Salute, è stato autorizzato per quasi due decenni ad operare senza ispezioni o controlli. Secondo il rapporto del Gran Giurì, Gosnell ha fatto nascere centinaia di bambini pienamente formati o quasi, e poi li ha uccisi dopo la nascita spezzando loro il collo.  Somministrava regolarmente alle sue pazienti dosi massicce di farmaci pericolosi, ha diffuso tra loro malattie veneree usando strumenti non sterilizzati, ha perforato loro l’utero e l’intestino – e, in almeno due casi, le ha uccise a causa della sua grave negligenza. Al momento dell’arresto, la sua anestesista era una liceale quindicenne che somministrava potenti farmaci alle pazienti sulla base di una serie di puntini colorati su un pezzo di carta che Gosnell le aveva dato[xi].

Sono stati denunciati decine di disgustosi stabilimenti dove si praticavano gli aborti legali e di abortisti maniaci sessuali e incompetenti, e in ogni singolo caso, i sostenitori dell’aborto si sono schierati con gli abortisti (di solito maschi) contro le loro vittime, sempre donne.

Se i cosiddetti “pro-choice” avessero veramente a cuore la vita e la salute delle donne, farebbero una campagna per fermare questi abortisti.  Ma è abbastanza ovvio che essi pongono il “diritto” all’aborto illimitato al di sopra del benessere delle donne.

 

Un pensiero finale

Infine, i “pro-choice” non parlano mai delle molte donne e ragazze che sono state uccise dai loro fidanzati, mariti o molestatori per essersi rifiutate di abortire.  Oltre alle molte donne che muoiono ancora a causa dell’aborto “sicuro” e legale, si stima che circa 25-30 donne che si rifiutano di abortire sono uccise ogni anno per questo[xii].

Gli abortisti incapaci e negligenti, insieme ai fidanzati violenti e ai maniaci sessuali, uccidono ogni anno tante donne quante sono morte a causa degli aborti illegali prima della Roe vs. Wade.  Eppure l’aborto legale viene ancora spacciato come un modo per “dare potere” alle donne.  Sarebbe meglio per le donne, e per tutta la società, se fossimo molto più sinceri sulle conseguenze e sulle statistiche dell’aborto.

 

 

[i] American Civil Liberties Union, The ACLU’s Campaign for Choice, 1987 pag.1, in rapporto all’emendamento Hyde.

[ii] Ellen Goodman. “Not Just a March on Washington”. In The Boston Globe, 25 aprile 2004.

[iii] La senatrice Barbara Boxer, durante la discussione per la conferma della Corte Suprema di John Roberts nel 2005, riportata in Steven Ertelt. Abortion Advocates Defend Illegal Abortion Claims of Women Dying, 20 luglio 2005.

[iv] Dott. Bernard Nathanson, Aborting America, New York City: Doubleday, 1979, pag. 193.  Che ci crediate o no, alcuni portavoce della NARAL riportano ancora questi numeri di fronte a tutte le prove del contrario. Uno di loro ha detto: “Il numero 5.000 [di morti per aborto illegale] è un numero con cui ci siamo sempre trovati a nostro agio” [Ted Miller di NARAL Pro-Choice America, citato da Steven Ertelt. Abortion Advocates Defend Illegal Abortion Claims of Women Dying, 20 luglio 2005].

[v] Malcolm Potts, Peter Diggory e John Peel, Abortion, Cambridge University Press, 1970.

[vi] Sherry Matulis. “Why Abortion Must Remain the Law of the Land.” In The Humanist, Luglio/Agosto 1992, da pag. 35 a 37 e 49. Adattato dal suo discorso di accettazione dell’“Humanist Heroine Award” del 1991. Enfasi nell’originale.

[vii] Ruth Barnett. They Weep on My Doorstep, Beaverton, Oregon: Halo Publishers, 1969, si vedano soprattutto le pag. 9, 36, 39, 40, 46 e 70.

[viii] Anne Nicol Gaylor. Abortion is a Blessing, New York City: Psychological Dimensions, Inc., 1975, pag. 8.

[ix] Alfred C. Kinsey, Sc.D., parlando alla conferenza del 1955 sull’aborto procurato convocata dalla Planned Parenthood Federation of America. Riportato in Mary S. Calderone, M.D., Medical Director of the Planned Parenthood Federation of America (a cura di), Abortion in the United States, New York City: Paul B. Hoeber, Inc., 1956.

[x] Mary S. Calderone, M.D. “Illegal Abortion as a Public Health Problem” in American Journal of Public Health, luglio 1960, pag. da 948 a 954.

[xi] Report of the Grand Jury in the Court of Common Pleas, First Judicial District of Pennsylvania, Criminal Trial Division, 14 gennaio 2011.

[xii] Per calcoli e riferimenti, inviare un’e-mail (in Inglese) a Brian Clowes all’indirizzo bclowes@hli.org.

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