“Students for Life” assegna un “F” a tutti i membri del Congresso dopo la ripresa dei finanziamenti a Planned Parenthood (www.vitaumanainternazionale.org )
Nei mesi successivi, i leader del Partito Repubblicano hanno lanciato segnali contrastanti sulla questione: a gennaio il presidente della Camera Mike Johnson ha dichiarato che “non avrebbe permesso” il finanziamento dell’aborto con il denaro dei contribuenti, mentre la Casa Bianca non ha escluso un compromesso sulla questione, nel mezzo di accese discussioni per ottenere i fondi necessari alle priorità legislative del presidente.
Lo scorso fine settimana, la scadenza è trascorsa senza alcuna risoluzione dell’ultimo minuto, consentendo alla più grande catena di cliniche abortive del Paese di riprendere a fatturare per ottenere i rimborsi da Medicaid. In base all’emendamento Hyde, tali rimborsi non possono essere destinati direttamente alla maggior parte degli aborti, ma fornendo a Planned Parenthood milioni di dollari per coprire spese non legate all’aborto, si libera un importo equivalente da altre fonti da destinare agli aborti.
«Il fatto che i leader del Congresso abbiano deciso di non tagliare loro i fondi nell’ambito dell’ultimo disegno di legge di riconciliazione mi sfugge completamente», ha lamentato il senatore Josh Hawley (R-MO). «È stato davvero dare per scontato il movimento pro-vita e gli elettori pro-vita, perché si conta proprio su quegli elettori affinché si rechino alle urne e votino per voi a novembre».
Il 5 luglio, Students for Life Action ha annunciato di voler manifestare il proprio disappunto assegnando a ogni membro del Congresso un voto «F», mantenendo così la promessa fatta dall’organizzazione un mese prima.
«La firma del “Big, Beautiful Bill” lo scorso anno, il 4 luglio, ha dato il via a un conto alla rovescia che ha portato alla tragedia finanziaria di ieri», ha affermato Kristan Hawkins, presidente di Students for Life. «Poiché il Congresso non è intervenuto per mantenere in vigore i tagli, Planned Parenthood e le grandi organizzazioni abortiste hanno ricevuto un regalo dai contribuenti federali nel giorno del 250° anniversario dell’America: l’accesso a centinaia di milioni di dollari provenienti dai fondi già scarsi di Medicaid. Chiediamo al Congresso di darsi da fare per riscattare la ‘F’ ricevuta ieri nella Pagella della Generazione Pro-Vita, guadagnandosi crediti extra con azioni concrete prima che il Congresso chiuda la sessione. In sostanza, gli elettori pro-vita vogliono che i fondi sanitari vengano investiti in chi ha a cuore la sopravvivenza dei propri pazienti, pres Fino alla scadenza di tale provvedimento, il taglio dei fondi federali destinati all’industria dell’aborto era la questione su cui il secondo mandato di Trump rispecchiava maggiormente l’impegno pro-vita del suo primo mandato. A poche settimane dal suo ritorno in carica nel 2025, ha iniziato ad applicare l’emendamento Hyde, ha ripristinato la «Politica di Città del Messico» che vieta alle organizzazioni non governative di utilizzare il denaro dei contribuenti per la maggior parte degli aborti all’estero e ha tagliato milioni di dollari di sussidi a favore dell’aborto congelando la spesa dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID).
ervandone la vita e la fertilità».
Ciò avviene in un periodo di forte tensione nei rapporti tra il movimento pro-vita e il Partito Repubblicano. Nel suo primo mandato, Trump ha nominato tre dei cinque giudici della Corte Suprema per ribaltare la sentenza Roe v. Wade, ma la successiva polemica sulle ripercussioni politiche dei divieti diretti di aborto lo ha portato a schierarsi contro le leggi federali pro-vita nella sua campagna elettorale del 2024 e persino ad avallare l’indebolimento, da parte dell’amministrazione Biden, delle normative sulla pillola abortiva.
L’amministrazione Trump sta attualmente esaminando i dati relativi alla pillola abortiva, alimentando la speranza di un potenziale ribaltamento di quella posizione, ma i risultati non saranno disponibili prima delle elezioni di medio termine di questo autunno. L’amministrazione è stata accusata di temporeggiare intenzionalmente per impedire che la questione influenzi le elezioni di medio termine, e un timore simile potrebbe spiegare l’inazione riguardo ai finanziamenti federali all’industria dell’aborto.
Tale valutazione potrebbe però rivelarsi pericolosamente miope. Il Family Research Council ha recentemente commissionato un sondaggio Cygnal dal quale emerge che, sebbene la maggior parte degli elettori repubblicani non sia a conoscenza del fatto che gli aborti siano aumentati dopo la sentenza Dobbs del 2022 che ha ribaltato la sentenza Roe, coloro che ne sono a conoscenza si dicono meno propensi a recarsi alle urne questo novembre.

