Omelia di Natale di Mons. Barreiro
Testo dell’omelia pronunciata in occasione del Natale 2012
Vi proponiamo un’omelia di Mons. Ignacio Barreiro in cui sottolinea la ricchezza della liturgia del Santo Natale e l’amicizia che il Signore offre ad ognuno di noi con il dono immenso della Sua amicizia, facendosi così vicino a noi, fino ad incarnarsi in un bambino. Questo testo, ricco di profondità teologica e di amore per il mistero dell’Incarnazione, ci restituisce la chiarezza della sua predicazione e la forza di una fede vissuta e trasmessa con fedeltà alla Tradizione della Chiesa.
Nel tempo Santo del Natale, queste parole continuano a offrire luce e orientamento, ricordandoci che il Verbo fatto carne è il fondamento della nostra speranza e della vera pace.
Natività del Signore
Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo
La Chiesa nella sua ricchezza liturgica celebra tre messe diverse a Natale. La Messa di Mezzanotte, dove principalmente si celebra la nascita umana di Gesù. La Messa dell’Aurora che canta l’apparizione di Cristo luce del Mondo che viene per strapparci alle tenebre del Peccato. In questa messa se fa la commemorazione di San Anastasia martire. La Messa del Giorno, pone l’accento sulla divinità del Verbo incarnato. Per questo il vangelo è il magnifico prologo del Vangelo di San Giovanni, che manifesta con una forza inimitabile la natura divina di questo Bambino.
L’antifona dell’introito celebra la nascita di un Bambino che è Re dell’Universo e a lui è affidata la salvezza di tutti gli uomini. Con parole del Profeta Isaia lui è descritto come messaggero del grande consiglio. Per acquistare la salvezza noi dobbiamo eseguire con attenzione i suoi ammonimenti. Con l’aiuto della sua grazia e seguendo i suoi insegnamenti ci potremo liberare dell’antica schiavitù del peccato, come manifesta l’orazione di questa Messa. Questa liberazione del peccato porterà alla pace. Cristo è anche il principe della Pace, perché noi individualmente e le società nel loro insieme solo trovarono la vera pace vivendo in conformità con la verità che lui è venuto a portare nella terra.
Oggi ascoltiamo l’inizio dell’Epistola agli Ebrei, dove si mostra come Gesù Cristo figlio del Padre, è assolutamente superiore e diverso nella sua sostanza alle rivelazioni anteriori fatte per bocca dei profeti e degli angeli nel corso dell’Antico Testamento. Tanto questa lettera come il Prologo di San Giovanni dimostrano che Cristo è stato lo strumento di Dio Padre per la creazione dell’Universo.
San Giovanni nel suo prologo ci spiega come il verbo di Dio, la parola “sostanziale” ed eterna della seconda persona della Trinità arriva nel mondo come la sua luce. Una luce che mai potrà essere sopraffatta dalle tenebre del Mondo, dal peccato e dall’agire del nemico dell’uomo. Aggiungendo dopo la nota triste che il mondo non lo riconobbe, neanche i membri della sua casa, vuole dire la maggioranza del popolo di Israele. Dopo cambiando di tono, ci assicura che quelli che lo riceveranno potranno diventare figli di Dio. Benedetto XVI nel suo recente libro, L’infanzia di Gesù, ci spiega che la fede in Gesù, ci dona una nuova provenienza, ci fa nascere da Dio. In altre parole, ci fa diventare figli adottivi di Dio Padre.
La generazione di Cristo come rileva San Tommaso d’Aquino nel suo Commento alle Sentenze è il miraculum omnium miraculorum, il miracolo di tutti i miracoli. Molti miracoli avevano marcato l’intervento del Signore nella storia della sua progressiva rivelazione nell’Antico Testamento, ma niente da simile era accaduto prima, né niente del genere accadrà dopo, che Dio Onnipotente si è fatto uomo. Quest’avvenimento è al centro della nostra fede ed è la gran fonte della nostra speranza. Nessuno si può considerate cristiano se non crede nella divinità di Cristo.
I fini dell’incarnazione sono due: la riparazione del peccato e la trasformazione dell’uomo in conformità con l’immagine divina, diventando in questo processo i suoi figli. Storicamente, stando a quanto dice la Sacra Scrittura, il Verbo si è incarnato proprio allo scopo di realizzare quella riparazione e quella riconciliazione con Dio, che l’uomo da solo non ha nessun mezzo di compiere. Nel processo della restaurazione della nostra natura, Dio vuole che questa natura sia guarita e trasformata e abbia nuovamente una similitudine con la sua natura, come Lui stesso lo abbia voluto quando aveva creato l’uomo all’inizio, a sua immagine e somiglianza. Cristo nella sua incarnazione opera in due forme complementari. Dio non solo vuole soltanto la guarigione della nostra natura ma che noi diventiamo suoi amici. Perché ci sia una vera amicizia fra due persone, c’è bisogno di una certa eguaglianza e similitudine fra ambedue le persone come dimostra con molto senso comune Santo Tommaso d’Aquino. Per questo prende la nostra natura per poter diventare uno come noi e allo stesso tempo eleva la nostra natura perché noi possiamo essere come Lui. Ci dà un modello esterno, la testimonianza della sua vita vissuta in circostanze storiche molto concrete e la forza della sua grazia per trasformarci in conformità con questo modello. Questo processo si fa in forma complementare in noi. Nella misura in cui la nostra natura si restaura, diventiamo simili a Dio, e nella misura che diventiamo più simili a Dio, abbiamo più forza per purificare la nostra natura da tutto quello che è alieno al modello che Dio ci ha dato in Gesù Cristo.
Oggi in questo Natale mi auguro di cuore che Cristo, Re dell’Universo, trovi un trono magnifico nelle nostre anime e così regni veramente nella società la sua pace.
Sia lodato Gesù Cristo


