La dignità umana in un mondo tecnologico

Di Don Shenan Boquet (Originale in inglese: www.hli.org )

Non è certo discutibile affermare che la nostra cultura ha da tempo abbandonato le sue radici giudaico-cristiane. Su questioni sociali fondamentali come la contraccezione, l’aborto e il divorzio, la nostra civiltà sembra ormai in totale disaccordo con i principi che hanno guidato l’Occidente cristiano per innumerevoli secoli.

Eppure, sembra che non abbiamo ancora toccato il fondo in questo esperimento di ribellione. Ogni giorno, il mondo industrializzato accelera la sua corsa verso qualcosa che ricorda in modo inquietante la società descritta da Aldous Huxley in Brave New World – una tecnocrazia distopica in cui ciò che è fondamentalmente umano viene soppiantato da una crescente dipendenza dalla tecnologia e da una sua quasi adorazione.

Il riferimento a Brave New World appare particolarmente calzante in questo periodo, mentre si diffondono online articoli sullo sviluppo di un “robot per la gravidanza”. Nel romanzo di Huxley, la procreazione è affidata a un’autorità governativa centrale che crea e fa nascere i bambini in laboratorio. Secondo quanto riportato negli articoli, un’azienda cinese starebbe per rendere disponibile commercialmente un robot in grado di portare a termine una gravidanza umana. Il presunto fondatore dell’azienda avrebbe dichiarato: “Alcune persone non vogliono sposarsi ma vogliono comunque una ‘moglie’; altre non vogliono rimanere incinte ma desiderano comunque un figlio.”

In realtà, la notizia si è poi rivelata falsa. Tuttavia, non è difficile capire perché anche testate importanti, come Newsweek, siano cadute nella trappola. Abbiamo ormai da tempo varcato la soglia della fantascienza, in cui tecnologie disumanizzanti sono state introdotte negli ambiti più intimi e sacri della vita umana.

Oggi è diventato comune, ad esempio, che una coppia con difficoltà a concepire si rivolga a un laboratorio, dove ovulo e spermatozoo vengono uniti in una provetta (fecondazione in vitro), e successivamente l’embrione viene impiantato nel grembo materno. Ma anche questo legame tra madre ed embrione viene sempre più spesso considerato opzionale. Coppie benestanti, che preferiscono non affrontare fisicamente i disagi della gravidanza, possono semplicemente affidarsi a una madre surrogata a pagamento.

A mio avviso, il passaggio dalla maternità surrogata umana a quella robotica è davvero breve. Si potrebbe persino sostenere che il robot sia una scelta più “umana”, considerando l’evidente disumanizzazione implicita nel trattare una donna (spesso in condizioni di povertà) come un mero incubatore per il figlio di qualcun altro.

La nuova religione della tecnologia

Nel frattempo, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale sta diffondendo rapidamente una forma di transumanesimo futurista, un tempo confinato ai circoli più radicali della Silicon Valley. Grandi aziende come Facebook, Google, Apple e OpenAI stanno gareggiando apertamente per creare quella che definiscono “intelligenza artificiale generale”, o persino super-intelligenza, in grado di eliminare interi settori dell’attività umana.

Con il rilascio di questi strumenti al pubblico, molte persone si stanno abituando a dialogare con le macchine, anche su questioni profondamente personali e delicate.

L’obiettivo a lungo termine, però, non è solo creare macchine super-intelligenti, ma fondere l’essere umano con queste macchine, dando vita a una nuova razza di “super-umani”. Il primo passo in questa direzione è lo sviluppo di visori per la realtà virtuale, che permettono di vivere in un mondo artificiale modellato secondo i gusti dell’utente. Ma l’obiettivo finale è la fusione completa tra uomo e macchina, attraverso impianti cerebrali che consentano di connettersi a Internet o addirittura comunicare telepaticamente con altri esseri umani.

Tutti questi sviluppi possono essere letti attraverso un’unica chiave: l’esercizio illimitato del potere. L’uomo moderno non riconosce alcun limite alla propria volontà, e ritiene giusto modellare anche il proprio corpo a suo piacimento, fino al punto di mutilarlo per fingersi dell’altro sesso, o di un “genere” indefinito.

Saggezza contro potere

Di fronte a questi sviluppi, la Chiesa rimane distaccata, molto meno colpita dai successi tecnologici (che in molti casi sono indubbiamente impressionanti) che preoccupata per le loro potenziali conseguenze etiche e antropologiche.

È sorprendente pensare che molti dei leader di questa rivoluzione siano programmatori poco più che ventenni. Il livello della loro ingegnosità – persino genialità – è spesso pari solo alla loro ignoranza – o indifferenza – nei confronti delle conseguenze delle macchine che stanno costruendo.

Molti di questi nuovi Prometei tecnologici hanno dedicato fin da giovanissimi ogni energia alla creazione delle macchine più potenti mai concepite. Ma, a differenza delle generazioni di rivoluzionari scientifici del XVIII, XIX e persino XX secolo, essi non hanno avuto quasi nessun contatto o formazione nelle discipline umanistiche: storia, filosofia, letteratura o teologia.

Il loro sguardo è fisso sul superamento di sfide tecnologiche complesse, con l’obiettivo di ottenere rapidamente la ricchezza e il prestigio che spettano al primo che arriva. Questo focus assoluto avviene però a scapito di ogni riflessione ponderata sull’impatto che tali tecnologie potrebbero avere sull’umanità.

La loro attitudine è riassunta perfettamente dalla battuta del dottor Ian Malcolm nel film Jurassic Park: “I vostri scienziati erano così occupati a vedere se potevano farlo che non si sono chiesti se dovevano.”

L’alta dignità dell’uomo nella dottrina cristiana

La Chiesa non pretende di essere esperta nei dettagli tecnici delle nuove tecnologie. Ma si propone come esperta dell’uomo: di ciò che è, di ciò che desidera nel profondo, e (soprattutto) dei suoi punti di rottura e del bisogno di guarigione.

La Chiesa ha una lunga memoria. Ha visto nascere e crollare imperi, ha attraversato rivoluzioni tecnologiche, guerre, epidemie, e la scoperta di nuovi continenti. A chi è travolto dall’entusiasmo del momento, può sembrare antiquata, cupa, ostile e irrilevante.

Eppure, come abbiamo imparato tragicamente nel XX secolo, il mondo ignora gli ammonimenti della Chiesa a suo rischio e pericolo. Alla fine dell’Ottocento, il Comunismo appariva a molti come una nuova luce, promettendo un’età di libertà e uguaglianza. Ma il primo ostacolo da eliminare, in quella rivoluzione, era proprio la Chiesa, con i suoi dogmi e insegnamenti “rigidi”.

Tutti sappiamo come è andata a finire.

Il peccato originale e la fragilità umana

In questo nuovo scenario di rivoluzione tecnologica e morale, la Chiesa continua a mantenere la sua posizione. Mentre il mondo corre avanti senza freni, essa continua a meditare e a ricordare le verità eterne: che rimangono vere indipendentemente dal fatto che sia il 1° o il 21° secolo.

Tecnologia, scienza, potere, denaro, efficienza… non sono strumenti sufficienti per realizzare la dignità dell’uomo. Né sono adeguati a rispondere ai dilemmi morali e sociali della nostra epoca. Per rendere il mondo più umano, l’uomo deve conoscere la propria natura.

La dottrina cattolica sulla natura umana tiene insieme due verità apparentemente contraddittorie ma profondamente complementari: che l’uomo è profondamente ferito, e che possiede una dignità superiore a ogni altra creatura.

Curiosamente, il mondo moderno accusa spesso la Chiesa di avere una visione troppo pessimista dell’uomo. Il peccato originale, secondo alcuni, è un insulto all’umanità. Eppure, come osservò G.K. Chesterton in Ortodossia, è l’unico dogma cristiano che si può verificare aprendo un qualsiasi giornale. La cronaca quotidiana di violenza e avidità umana è prova più che sufficiente della nostra natura ferita.

A causa del Peccato Originale, l’uomo ha perso la Grazia e si ritrova con desideri disordinati, rivolti non più al Bene Supremo, ma ai piaceri effimeri.

La via cattolica alla realizzazione umana

La Chiesa ci ricorda con insistenza che siamo spiritualmente oscurati (Rm 1,21) e quindi non possiamo fidarci ciecamente delle nostre passioni o del nostro intelletto. Come ci ricorda San Paolo, «i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero.» (Rm 8,7). Quando l’uomo diventa la misura di tutte le cose, Dio viene sostituito dagli idoli più perniciosi e distruttivi. Quando l’uomo rifiuta la propria umanità, in linea di principio, rifiuta Dio, a cui è stato creato a immagine (Gn 1,27).

Ignorare la ferita profonda dell’uomo è partire da un presupposto disastroso. E, come disse San Tommaso d’Aquino, un piccolo errore all’inizio porta a un grande errore alla fine. Ma se l’errore iniziale è grande, quali saranno le conseguenze?

Viviamo in un’epoca in cui filosofi e maestri negano la Caduta dell’uomo e credono che l’umanità possa perfezionarsi da sola. Le conseguenze? Basta guardare ai Gulag sovietici, ai campi di concentramento nazisti o alla pianificazione familiare forzata della Cina comunista.

Ma altrettanto – e forse più – importante è la verità della grande dignità dell’uomo. L’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,27; Catechismo della Chiesa Cattolica 1701). Ha una dignità intrinseca, indipendente da qualsiasi qualità o successo.

Queste due verità – la nostra ferita e la nostra dignità – sembrano contraddirsi, ma in realtà costituiscono un paradosso profondo e reale.

La realizzazione umana non si può ingegnerizzare

Questo paradosso è evidente ogni giorno: un uomo si sacrifica per salvare uno sconosciuto, un altro uccide la propria famiglia. L’uomo è capace di grande eroismo e di profonda malvagità. Il Peccato Originale spiega la nostra tendenza al male; l’immagine divina in noi spiega la nostra capacità di bontà.

Da qui deriva l’insegnamento della Chiesa sulla necessità di pentimento, autodisciplina, verità morale oggettiva e saggezza. Ci sono cose che possiamo fare, ma che non dovremmo fare, perché rischiano di liberare il peggio della nostra natura.

Allo stesso tempo, ogni scelta deve tenere conto della grande dignità dell’essere umano. Ogni ambito della cultura deve mirare a rivelare e rafforzare questa dignità.

L’insegnamento della Chiesa sulla tecnologia

Dio ha donato all’uomo una bontà unica, rendendolo capace di conoscere il proprio fine e di muoversi liberamente verso di esso: Dio stesso. La Chiesa ci ricorda che esiste una verità oggettiva e assoluta sull’essere umano, che possiamo scoprire se cerchiamo sinceramente.

Come afferma la Dichiarazione sulla libertà religiosa:

“A motivo della loro dignità, tutti gli esseri umani, in quanto sono persone, dotate cioè di ragione e di libera volontà e perciò investiti di personale responsabilità, sono dalla loro stessa natura e per obbligo morale tenuti a cercare la verità, in primo luogo quella concernente la religione.” (Dignitatis Humanae, n. 2).

La nostra comprensione della persona ha ripercussioni morali, spirituali e civili, perché chi siamo è inseparabile da come dobbiamo vivere.

Risposta cattolica all’intelligenza artificiale

La Chiesa insegna che vivere secondo il disegno di Dio porta a una soddisfazione autentica, anche tra le sfide e le incertezze della vita. Al contrario, vivere in contraddizione con la legge di Dio lascia l’uomo insoddisfatto, perché va contro la sua vera natura.

Creare un’intelligenza artificiale super-intelligente soddisferà davvero il cuore umano? Dominare la natura risponderà ai desideri più profondi dell’anima? Liberarci dalle “catene” biologiche ci renderà veramente liberi? Trattare il nostro corpo come materia plasmabile ci renderà felici?

La disperazione e l’infelicità evidenti di molti adoratori della tecnologia, del potere e della ricchezza non offrono grandi garanzie. Per trovare la vera realizzazione, dobbiamo riscoprire le verità profonde sull’essere umano.

E per farlo, dobbiamo tornare a quei “vecchi” (ma in realtà eterni) insegnamenti della Chiesa.

Solo così potremo attraversare con saggezza e umanità questo tempo di cambiamenti rapidi e sconvolgenti.

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