L’uguaglianza di Biden non vale per i bambini nel grembo materno

di Don Shenan J. Boquet

(Originale in Inglese)

Venerdì 29 ottobre, il Presidente Joe Biden ha incontrato Papa Francesco in Vaticano. Senza dubbio il presidente è stato lieto di avere un incontro apparentemente così caloroso e amichevole, con le telecamere che diffondevano nel mondo la parvenza di una forte unità tra il secondo presidente cattolico degli Stati Uniti e la Chiesa alla quale appartiene “devotamente” come non perde mai occasione di ricordare alla gente.

Anche i media principali, da parte loro, sembravano stranamente desiderosi di elencare tutte le testimonianze del Cattolicesimo del presidente – strano visto il tipico disprezzo degli stessi media per la fede religiosa palesata da quasi tutti gli altri funzionari pubblici, in particolare se politicamente o socialmente sono su posizioni conservatrici. Molti notiziari includevano la locuzione tipica – a quanto sembra assolutamente necessaria – “il romano cattolico devoto Joe Biden…”

È surreale per quelli di noi impegnati nella lotta per difesa della vita umana e dell’integrità della famiglia leggere questa espressione più e più volte, anche se sembra che ogni settimana porti con sé, direttamente dalla stanza ovale, qualche nuovo attacco contro tutto ciò in cui crediamo. In effetti, la caratteristica più evidente di questa amministrazione non è il Cattolicesimo “devoto” di Biden, ma piuttosto l’impegno quasi “religioso” della sua amministrazione per i valori anti-vita e anti-famiglia cari alla cultura progressista.

P. Shenan Boquet Presidente di VUI

Una strategia di “equità di genere” a favore dell’aborto

Infatti, pochi giorni prima che il Presidente Biden volasse a Roma, la sua amministrazione ha pubblicato una “Strategia nazionale per la parità di genere e l’eguaglianza” in 42 pagine. Il documento, come ci si poteva aspettare, raccoglie in sé una serie di idee contrarie alla vita e alla famiglia.

In una sezione del documento, ad esempio, l’amministrazione spiega che sta seguendo un approccio “intersettoriale” per affrontare il presunto fallimento nel garantire un trattamento equo a “neri, latini, indigeni e nativi americani, americani asiatici, nativi hawaiani, abitanti delle isole del Pacifico e altre persone di colore; membri di minoranze religiose; lesbiche, omosessuali, bisessuali, transessuali, queer e persone intersessuali (LGBTQI+)”, ecc.

Cosa abbia a che fare tutto questo con la parità di genere non è del tutto chiaro, ma per i sostenitori progressisti dell’amministrazione Biden, un linguaggio come questo tocca i tasti giusti.

Ma questa non è ancora la cosa peggiore. Come hanno scritto i redattori del National Review, il fatto che l’amministrazione inserisca nel documento l’“assistenza sanitaria” tra le problematiche di genere sembra “strano” dato che “in questo paese le donne vivono in media più degli uomini di 5,7 anni e questo divario è cresciuto nell’ultimo decennio”. “Ma ovviamente”, aggiungono con saggezza, “la questione della ‘salute delle donne’ che più esalta l’immaginario dei progressisti è il mantenimento del diritto di sterminare i bambini nel grembo materno”.

Tra le altre promesse, il documento della Casa Bianca si impegna a “proteggere il diritto costituzionale all’aborto sicuro e legale stabilito negli Stati Uniti dalla sentenza Roe vs. Wade, promuovendo al contempo l’accesso alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi sia in patria che all’estero”. In particolare, il documento si impegna a tradurre in legge la sentenza Roe vs. Wade e ad abrogare l’Emendamento Hyde, che vieta il finanziamento dell’aborto con il denaro pubblico.

L’amministrazione inoltre depreca il fatto che “la salute e i diritti riproduttivi negli Stati Uniti sono sotto attacco”. In particolare, mette in evidenza come nella sua ottica, il Texas Heartbeat Act, “viola palesemente i diritti costituzionali delle donne” perché “impedisce l’accesso all’aborto nel secondo stato più grande della nostra nazione e minaccia i diritti riproduttivi di ​​tutto il paese” (il Texas Heartbeat Act consente di citare in giudizio chi esegue, aiuta e favorisce un aborto, quando si può percepire con un’ecografia il battito cardiaco del bambino, cosa possibile a partire da circa sei settimane di gravidanza – N.d.T.).

Questa opposizione a una legge che sta salvando migliaia di vite umane cozza in modo stridente con l’introduzione del documento, in cui il Presidente Biden e la Vicepresidente Harris scrivono che il piano strategico rientra nella “nobile tradizione americana” perché “l’America è unica tra le nazioni del mondo in quanto l’abbiamo plasmata su un’idea: che siamo tutti uguali per dignità e dobbiamo essere trattati allo stesso modo”.

Per Biden e la Harris, sembrerebbe che il “siamo tutti uguali”, non valga per i bambini nel grembo materno.

Cattolico devoto?

Per fortuna alcuni vescovi negli Stati Uniti non hanno esitato a sottolineare lo scollamento tra la retorica del “Cattolico devoto” e la realtà delle posizioni morali tristemente non cattoliche del Presidente Biden.

L’Arcivescovo Joseph Naumann di Kansas City, capo del Committee on Pro-Life Activities (Comitato per le attività pro-vita) della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, ha recentemente dichiarato a EWTN News Nightly di trovare “triste” che l’amministrazione Biden sia “controllata da abortisti estremisti”.

“[Biden] ama definirsi un Cattolico devoto”, ha aggiunto l’Arcivescovo Naumann. “Lo esorto a iniziare a comportarsi come tale, specialmente sulle questioni relative alla vita. E permettere che la sua fede, e non la piattaforma del suo partito, informi davvero la sua coscienza e le decisioni che sta prendendo”.

Recentemente, l’ex deputato democratico Daniel Lipinski, che è stato uno degli ultimi politici federali democratici veramente pro-vita, ha scritto un interessante editoriale per il Washington Post. In esso, ha osservato che chi sostiene che, politici cattolici abortisti come Biden e Pelosi sono pienamente in linea con Papa Francesco perché concordano con lui su questioni come l’immigrazione, sta imponendo le ristrette categorie politiche americane alla Chiesa Cattolica.

“La dura realtà per i Democratici che vorrebbero reclutare Papa Francesco dalla loro ‘parte’ è che esiste un conflitto diretto tra molte delle linee politiche del partito e gli insegnamenti della Chiesa Cattolica, soprattutto per quel che concerne le importantissime questioni relative alla vita e alla dignità umana” ha scritto Lipinski.

Che poi ha aggiunto:

“Meno di due settimane dopo che sia Biden che la Pelosi (democratica californiana) hanno condannato la legge del Texas che di fatto vietava la maggior parte degli aborti chirurgici, il Papa ha affermato che “chi fa un aborto, uccide” e una volta ha sostenuto che abortire è come “affittare un sicario per risolvere un problema”. Il papa ha anche affermato che l’“ideologia del gender” è “pericolosa” e ha rifiutato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, spiegando che “Il matrimonio è un sacramento [e] la Chiesa non ha il potere di cambiare i sacramenti”.

Messaggi contrastanti

Lipinski ha ragione nel sottolineare come Papa Francesco abbia fatto alcune dichiarazioni molto forti sul tema dell’aborto e dell’ideologia del gender, e che le opinioni di Biden sono in aspro contrasto con la dottrina ufficiale della Chiesa. Sfortunatamente, tuttavia, le posizioni del Santo Padre su tali questioni non si sono riscontrate quasi per niente durante il suo incontro di venerdì con il presidente Biden.

Un breve comunicato del Vaticano ha reso noto solo che durante l’incontro tra i due “ci si è soffermati sul comune impegno nella protezione e nella cura del pianeta, sulla situazione sanitaria e la lotta contro la pandemia di Covid-19, nonché sul tema dei rifugiati e dell’assistenza ai migranti”. Soltanto in un secondo momento, il comunicato riporta che “non si è mancato di fare riferimento anche alla tutela dei diritti umani, incluso il diritto alla libertà religiosa e di coscienza”.

Per quanto importanti siano gli argomenti elencati per primi, è difficile capire perché dovrebbero avere una tale priorità in un momento in cui un presidente, presunto Cattolico, negli Stati Uniti sta diffondendo un attacco a tutto campo contro la vita e la famiglia. Non c’è dubbio, infatti, che in questo momento l’amministrazione Biden costituisca la più grande minaccia alla Cultura della Vita e della Famiglia negli Stati Uniti.

In una dichiarazione rilasciata la scorsa settimana, il Cardinale Raymond Burke ha deplorato la “situazione che dura da tanto ed è gravemente scandalosa dei politici cattolici che insistono nel sostenere e portare avanti programmi, politiche e leggi in grave violazione dei precetti più fondamentali della legge morale, mentre, allo stesso tempo, affermano di essere devoti cattolici, e vanno a ricevere la Santa Comunione”.

Il Cardinale Burke ha scritto la dichiarazione prima dell’incontro annuale della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti a novembre, dove si deve discutere la questione dei politici abortisti e della Comunione. Purtroppo, tuttavia, proprio nel momento in cui i vescovi degli Stati Uniti stanno valutando se prendere una posizione forte in difesa della vita, ricevono messaggi contrastanti sulle priorità da seguire da parte del Vaticano e del Santo Padre.

Disgraziatamente, poco dopo aver concluso il suo incontro con il Papa, il Presidente Biden ha dichiarato ai media che il Santo Padre gli avrebbe detto che è un “buon cattolico” e che dovrebbe continuare a ricevere la Comunione. Alla domanda su questa dichiarazione, un portavoce del Vaticano ha semplicemente risposto che “è una conversazione privata”.

Non conosciamo tutti i dettagli di quello che si sono detti Papa Francesco e Biden. Possiamo certamente sperare che il Santo Padre abbia lanciato un forte appello alla coscienza di Biden. Tuttavia, vale la pena notare che in una recente intervista Papa Francesco ha dichiarato (link: ) di non aver mai rifiutato la Comunione a nessuno.

Ma anche se il Papa non ha chiesto conto a Biden delle sue posizioni, se Biden vuole cercare la verità, può trovarla. È stata sempre accessibile. Come Papa San Giovanni Paolo II aveva spiegato perfettamente nell’Enciclica Evangelium Vitae:

“Non è possibile, infatti, costruire il bene comune senza riconoscere e tutelare il diritto alla vita, su cui si fondano e si sviluppano tutti gli altri diritti inalienabili dell’essere umano. Né può avere solide basi una società che — mentre afferma valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace — si contraddice radicalmente accettando o tollerando le più diverse forme di disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole ed emarginata” (Evangelium Vitae, 101).

È strano per gli attivisti pro-vita come me che Papa Francesco condanni così duramente l’aborto definendolo omicidio, paragonandolo ad “affittare un sicario”, e tuttavia non ribadisca con forza questo argomento fondamentale durante uno dei pochi incontri con il presidente degli Stati Uniti, cattolico e abortista. Come sottolinea giustamente il Cardinale Burke nella sua lettera, non possono essere sottovalutate le conseguenze dello scandalo provocato da così tanti e influenti politici “cattolici” che sostengono apertamente l’aborto. Anche se sembrerebbe che il Santo Padre non ritenga questo tema abbastanza importante da doverlo discutere con il Presidente rende certamente più difficile il compito degli attivisti e dei vescovi pro-vita negli Stati Uniti.

Dobbiamo pregare per il Santo Padre, che usi la sua amicizia e influenza con il Presidente Biden per esortarlo alla conversione sul più urgente di tutti i problemi. E dobbiamo pregare per il Presidente Biden, che si sta avvicinando agli ultimi anni della sua vita, affinché possa ancora imparare a usare il suo enorme potere per proteggere, piuttosto che per attaccare la vita e la famiglia, riparando così alcuni dei grandi danni che ha provocato durante tutta la sua lunga carriera politica.

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