Il sacerdote è insostituibile nella predicazione del Vangelo della Vita – In memoria di Mons. Barreiro

Di Don Shenan J Boquet

 
Leggendo uno degli ultimi articoli di Padre Boquet, centrato sulla figura sacerdotale nella battaglia per la vita e per la famiglia, non posso che pensare alla figura di Mons. Ignacio Barreiro Carámbula. In particolar modo penso che le seguenti parole descrittive del sacerdote sono adatte alla sua persona:
 “Il sacerdote è in prima linea nella difesa contro l’ingegneria linguistica, le filosofie e le dottrine che confondono i coniugi nella loro comprensione dell’amore coniugale…
 Il sacerdote non deve mai dimenticare che gli è stato affidato il Vangelo di Cristo. Egli non è il Maestro ma l’amministratore. Non deve insegnare le sue idee personali o una filosofia che ha inventato o che predilige; non deve parlare di sé o per sé, per guadagnare popolarità, fortuna o fama. Egli non deve esprimere un suo pensiero personale. Configurato a Cristo, insegna nel nome di Cristo. Propone la verità che è Cristo stesso, la Sua parola e il Suo modo di vivere, che è “la via, la verità e la vita” (Giovanni 14, 6)”.
Lottando contro l’ingegneria linguistica e intellettuale che ci sommerge oggi, il buon Monsignore è stato per noi un vero e proprio esempio di vita di studio, preghiera e contemplazione senza la quale tale lotta non potrebbe sussistere. Il 13 aprile 2019 sono due anni dalla sua morte, e lo ricordiamo in particolar modo dove è meglio ricordarlo: all’Altare. In gratitudine profonda per tutto quello che questo sacerdote davvero generoso e caritatevole ha fatto per me e per tante persone che conosco, ricordo con affetto la sua buon anima.
 Don Francesco Giordano

Segue la traduzione dell’articolo di Don Boquet:

Forse nessun’altra enciclica nella storia della Chiesa è stata messa così tanto alla berlina e ha causato così tante polemiche come l’enciclica Humanae Vitae. Ancora oggi, a distanza di cinquanta anni, provoca accese discussioni e polemiche, spesso da parte di persone (inclusi alcuni sacerdoti) che non hanno mai letto il documento. Tuttavia, quando si legge l’enciclica, si comprende con facilità il suo profondo insegnamento e la sua difesa del piano divino di Dio sulla sessualità umana, il matrimonio, la famiglia e la vita. La Chiesa, in questa enciclica, predica la Buona Novella ed è a favore dell’amore e della vita.

Papa Paolo VI inizia illustrando la concezione di Dio come Amore, e come questo amore trabocca in un nuovo amore e in una nuova vita. Le persone umane create da Dio hanno una dignità immutabile – essendo fatte a immagine e somiglianza di un Dio amorevole – e hanno un destino immortale. La bellezza della dottrina della Chiesa cattolica sulla sessualità umana si basa sulla dignità della persona umana. Il dono della vita è un dono molto prezioso – da amare e rispettare – che rende possibile pregustare e tendere alla vita eterna, dove ci sarà una felicità senza fine resa possibile dall’unione con il nostro Padre amorevole.

Dio ha affidato agli sposi “il gravissimo dovere di trasmettere la vita umana” – il meraviglioso dono di essere associati a Lui nella creazione di una nuove persone. Generare e crescere figli è un atto di immensa generosità e incommensurabile responsabilità; permette alle persone umane di partecipare ad un atto dal valore inestimabile, collaborando con Dio nel portare all’esistenza una nuova anima immortale.

Per aiutarci ad apprezzare la magnanimità di Dio, Papa Paolo VI sottolinea l’importanza del sacerdote nel suo ruolo di pastore di anime come guida spirituale degli sposi. Il sacerdote è in prima linea nella difesa contro l’ingegneria linguistica, le filosofie e le dottrine che confondono i coniugi nella loro comprensione dell’amore coniugale, che è un amore oblativo. Dice ai sacerdoti:

“parlate poi con fiducia, diletti figli, ben convinti che lo Spirito santo di Dio, mentre assiste il magistero nel proporre la dottrina, illumina internamente i cuori dei fedeli, invitandoli a dare il loro assenso. Insegnate agli sposi la necessaria via della preghiera, e istruiteli convenientemente, affinché ricorrano spesso e con grande fede ai sacramenti dell’eucaristia e della penitenza, e perché mai si scoraggino a motivo della loro debolezza” (Humanae Vitae, 29).

Quali potenti parole di incoraggiamento da parte del nostro futuro santo! Eppure, cosa triste, ho incontrato troppe volte una certa mancanza di zelo, per svariate ragioni, da parte dei miei confratelli nella predicazione della dottrina cattolica integrale sul matrimonio e sulla vita umana.

Se avessi ricevuto cinque dollari ogni volta che ho sentito dire “nella mia chiesa non ho mai ascoltato omelie sulla contraccezione, l’aborto, la convivenza, la fornicazione o l’omosessualità”, oppure “Questa è la prima volta che sento un sacerdote parlare di questi problemi” o ancora “Sembra che il nostro pastore abbia paura ad affrontare qualsiasi problematica che riguardi la vita e la famiglia”, sarei miliardario.

In commemorazione del cinquantesimo anniversario dell’Humanae Vitae, vorrei sottolineare la figura del sacerdote come colui che insegna, governa e santifica. È insostituibile nella difesa degli sposi e della vita familiare, nella costruzione di una Cultura della Vita.

 

Mons. Ignacio Barreiro Carámbula durante la celebrazione della S. Messa
Mons. Ignacio Barreiro Carámbula durante la celebrazione della S. Messa

Chi è il sacerdote?

Nel modo più profondo possibile, l’ordinazione sacerdotale di un uomo crea un uomo nuovo, una persona che, se vive realmente la sua vocazione, può proclamare con San Paolo: “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Galati 2, 20). È stato ordinato per continuare l’opera di redenzione del Salvatore fino alla fine dei tempi. È trasformato non da quello che può fare, ma da quello che è diventato – un sacerdote di Gesù Cristo. È stato scelto appositamente, chiamato a proclamare il Vangelo della salvezza e a condurre i fedeli alla loro meta finale: il Cielo e la visione beatifica.

Il vescovo durante il rito dell’ordinazione sacerdotale nella sua omelia parla della natura del sacerdozio e di come l’opera di Cristo, maestro, sacerdote e pastore, continua attraverso il sacerdozio ministeriale. Egli anche ribadisce a coloro che devono essere ordinati che devono modellare le loro vite sul Buon Pastore “che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”. (Matteo 20, 28)

“Quanto a voi, figli e fratelli dilettissimi, che state per essere promossi all’ordine del presbiterato, considerate che esercitando il ministero della Sacra Dottrina sarete partecipi della missione di Cristo, unico Maestro. Dispensate a tutti la Parola di Dio, quella Parola che voi stessi avete ricevuto con gioia. […] Leggete e meditate assiduamente la Parola del Signore per credere ciò che avete letto, insegnare ciò che avete appreso nella fede, vivere ciò che avete insegnato. Sia dunque nutrimento al Popolo di Dio la vostra dottrina, gioia e sostegno ai fedeli di Cristo il profumo della vostra vita, perché con la parola e l’esempio – vanno insieme: parola ed esempio – edifichiate la casa di Dio, che è la Chiesa. Voi continuerete l’opera santificatrice di Cristo” (Papa Francesco, Omelia per le Ordinazioni Sacerdotali, Basilica Vaticana, Domenica, 17 aprile 2016).

Il Catechismo della Chiesa Cattolica descrive gli Ordini Sacri come “il sacramento grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa sino alla fine dei tempi” (CCC, 1536). Il sacerdote riceve nell’ordinazione le facoltà di presiedere la Messa, amministrare i Sacramenti, assolvere i peccatori, ungere i malati, proclamare e spiegare il Vangelo e dare benedizioni. Il suo intero ministero pastorale e la sua guida nell’edificazione di una comunità locale di fedeli è in ultima analisi la riconciliazione del popolo peccatore con il suo Dio. Attraverso la grazia e l’autorità che gli sono state affidate attraverso gli Ordini Sacri, egli non solo deve insegnare le verità della rivelazione, ma anche ispirare il suo gregge e i fedeli a mettere in pratica ciò che insegna, come egli crede e vive. In collaborazione con il suo vescovo, deve essere il principale animatore e sostenitore di una comunità cristiana.

Da chi altri si può andare?

È in corso una guerra culturale e la comunità cristiana non è immune al processo di degrado sociale e morale. Molti sono confusi sul significato della vita, sulle proprie scelte fondamentali e sui propri scopi. Ci si interroga sulla natura del mondo, da dove viene, dove stiamo andando, e non sappiamo più da cosa e per cosa siamo stati fatti.

È ora, in questo momento cruciale, che il sacerdote, colui il quale è chiamato a edificare e a sostenere il popolo di Dio, proclama come San Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Giovanni 6, 68). In mezzo a così tante filosofie contrastanti, è il sacerdote, incaricato di annunciare la Buona Novella, che il Maestro manda nel Suo nome alle nazioni: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo” (Marco 16,15).

Gli sono affidati la Parola di Dio e il suo insegnamento ed egli nel suo ministero è come l’ancora di salvezza. Gli vengono ricordate dal vescovo, le parole che gli sono state dette nel giorno della sua ordinazione diaconale, quando il Libro dei Vangeli è stato messo nelle sue mani: “Ricevi il Vangelo di Cristo, di cui ora sei l’araldo. Credi a ciò che leggi, insegna ciò che credi e metti in pratica ciò che insegni”.

Il sacerdote non deve mai dimenticare che gli è stato affidato il Vangelo di Cristo. Egli non è il Maestro ma l’amministratore. Non deve insegnare le sue idee personali o una filosofia che ha inventato o che predilige; non deve parlare di sé o per sé, per guadagnare popolarità, fortuna o fama. Egli non deve esprimere un suo pensiero personale. Configurato a Cristo, insegna nel nome di Cristo. Propone la verità che è Cristo stesso, la Sua parola e il Suo modo di vivere, che è “la via, la verità e la vita” (Giovanni 14, 6).

La vita del sacerdote deve essere completamente identificata con Cristo Capo e Sommo Sacerdote e, in questo modo, la Parola, che non è sua, diventa una parola profondamente personale. Egli accetta e cerca di vivere, come proprio, tutto quello che il Signore Gesù ha insegnato e che la Chiesa ha trasmesso e accolto nel suo ministero sacerdotale. Il popolo di Dio desidera, ha bisogno e il diritto di ascoltare dai suoi sacerdoti l’autentica Parola di Dio e la dottrina della Chiesa attraverso cui possono rinnovare il loro incontro con Cristo che dice: “Seguimi”.

Mons. Ignacio Barreiro Carámbula durante una manifestazione a difesa della vita
Mons. Ignacio Barreiro Carámbula durante una manifestazione a difesa della vita

In Persona Christi

San Giovanni Vianney, il santo patrono dei sacerdoti, comprese il ruolo insostituibile del sacerdote e chi egli è:

“Oh come è importante il sacerdote! … Se egli si comprendesse, morirebbe … Dio gli obbedisce: egli pronuncia due parole e Nostro Signore scende dal cielo alla sua voce e si rinchiude in una piccola ostia […]. Tolto il sacramento dell’Ordine, noi non avremmo il Signore. Chi lo ha riposto là in quel tabernacolo? Il sacerdote. Chi ha accolto la vostra anima al primo entrare nella vita? Il sacerdote. Chi la nutre per darle la forza di compiere il suo pellegrinaggio? Il sacerdote. Chi la preparerà a comparire innanzi a Dio, lavandola per l’ultima volta nel sangue di Gesù Cristo? Il sacerdote, sempre il sacerdote. E se quest’anima viene a morire [per il peccato], chi la risusciterà, chi le renderà la calma e la pace? Ancora il sacerdote… Dopo Dio, il sacerdote è tutto! … Lui stesso non si capirà bene che in cielo”. (San Giovanni Vianney, “Le Sacerdoce, c’est l’amour du cœur de Jésus in Bernard Nodet, Le curé d’Ars. Sa pensée – Son cœur).

A ragione, guardiamo ai nostri sacerdoti nel loro ruolo insostituibile a servizio della Vita e della Famiglia per trovarvi sicurezza, guida morale e un punto di riferimento. Non è un segreto che anche i sacerdoti debbano combattere per essere discepoli autentici. Essi, come le persone di cui sono i servitori, sono aggrediti da una cultura laicista e violenta, decisa a silenziare la loro influenza e la loro voce, specialmente nei paesi occidentali e scristianizzati.

Ricordo le parole di un sacerdote che ho incontrato di recente durante una conferenza di Human Life International: “Padre, non crederesti alla quantità di messaggi di odio e insulti che ricevo quando predico la dottrina della Chiesa su Vita e Famiglia, in particolare sulla contraccezione, la fornicazione e l’omosessualità”. La sua esperienza non è rara e fa sì che molti sacerdoti (e vescovi) si astengano dall’affrontare questi argomenti. Per quanto difficile possa essere, il sacerdote non è mai esonerato del suo ruolo e dal suo dovere di predicare Cristo e di “insistere in ogni occasione opportuna e non opportuna” (2 Timoteo 4, 2). Nella persona di Cristo, il sacerdote rende presente, nella confusione e nello smarrimento dei nostri tempi, la luce della Parola di Dio, la luce che è Cristo, che disse, “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28: 20). Comunque, ci aiuta capire meglio le sfide che i nostri pastori devono affrontare nell’attuale clima globale e pregare per loro molto più seriamente.

Ecco l’Agnello di Dio

Alla fine della sua enciclica Humanae Vitae, Papa Paolo VI invita i sacerdoti a compiere il loro dovere di pastori di anime aiutando le coppie sposate attraverso l’insegnamento dell’autentica dottrina della Chiesa:

“Diletti figli sacerdoti, che per vocazione siete i consiglieri e le guide spirituali delle singole persone e delle famiglie, ci rivolgiamo ora a voi con fiducia. Il vostro primo compito – specialmente per quelli che insegnano la teologia morale – è di esporre senza ambiguità l’insegnamento della chiesa sul matrimonio. Siate i primi a dare, nell’esercizio del vostro ministero, l’esempio di un leale ossequio, interno ed esterno, al magistero della chiesa” (Humanae Vitae, 28).

Papa Paolo VI ricorda ai sacerdoti di ogni tempo che, attraverso la loro ordinazione, hanno ricevuto il carisma dell’insegnamento e della predicazione. Non dovrebbero avere paura di proclamare la verità del piano di Dio sull’amore umano usando una chiarezza ferma ma gentile. In obbedienza alla Verità e al suo annuncio, il sacerdote aiuta a liberare il suo gregge (le coppie) dalle false dottrine e filosofie che lo confondono. La carità pastorale non significa tacere di fronte al peccato o all’errore. Il sacerdote deve essere coraggioso nello smascherare il linguaggio ambiguo dei nostri giorni, che nasconde l’immoralità, chiamando il male bene e il bene male. Cristo non ha mai esitato nel convertire le anime alla verità e all’obbedienza alla volontà del Padre. Come ministri nel suo nome, un sacerdote mosso dalla carità dovrebbe avere lo stesso fervore e zelo. Gesù ha confutato le menzogne, aiutando le anime a vedere con chiarezza la Verità e a capire la necessità di vivere la vita cristiana, e il sacerdote è chiamato a fare lo stesso, in persona Christi.

Papa Paolo VI ricorda anche ai sacerdoti il ​​loro atteggiamento e la loro posizione nei confronti delle coppie sposate, “Nelle loro difficoltà, i coniugi ritrovino sempre nella parola e nel cuore del sacerdote l’eco della voce e dell’amore del Redentore” (Humanae Vitae, 29).

Il sacerdote, vivendo la sua vocazione e mantenendo la promessa di vivere quello che predica, affronta questi temi spinosi e le vite ferite del suo popolo con umiltà e mitezza – riconoscendo con umiltà la sua natura ferita e il bisogno quotidiano della grazia, dell’azione guaritrice e della misericordia del Signore. Da questa posizione strategica, dona pazientemente spunti di riflessione e la giusta comprensione alle svariate situazioni e alle persone. Forse il punto più importante da affrontare è l’approccio estremamente positivo della Chiesa verso l’amore umano, la sessualità e il matrimonio.

Molti nella Chiesa sono rimasti delusi dal mondo e dalla situazione della Chiesa, soprattutto chi si trova in un ambiente scristianizzato. Sentono che non c’è modo di riconquistare il terreno perduto, quindi scendono a compromessi e tollerano il male. Questa non è la nostra risposta. Come Gesù, noi sacerdoti abbiamo il dovere di reindirizzare la gente verso la Verità. Il prete, un uomo configurato a Cristo, è il fulcro usato per ravvivare le anime dei fedeli e riaccendere la speranza e il coraggio di fronte alle loro lotte e per sapere che la grazia abbonda. La risposta non è allontanarsi da Cristo, ma di volgersi verso di Lui, l’Agnello di Dio.

facebooktwittermail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *