Gender e verità

Le parole possono purtroppo essere distorte e abusate; ma non potrebbero essere false se non potessero essere anche vere. Il linguaggio può diventare uno strumento ambiguo nelle bocche dei folli e dei ciarlatani, ma il linguaggio in quanto tale conserva il suo potere di significare e comunicare la Verità.

Thomas Merton, La ascesa alla Verità

Di Don Francesco Giordano

Come Cristiani, siamo particolarmente attenti al posto che il Verbo ha da quando ex nihilo, il Verbo, il Logos, ha creato il cosmo, imprimendogli l’ordine che riflette il Suo Essere. Nella narrazione della Genesi leggiamo come l’ordine si è realizzato, cioè attraverso la separazione e la distinzione. “Dio […] separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte”[1]. Alcuni versetti dopo, leggiamo che Dio, in quanto comunione di Persone, dice: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza” (Genesi 1: 26). Questa identificazione dell’uomo è poi associata alla sua partecipazione con un altro quando il Dio Trino dice: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”[2]. Una volta che Eva è stata creata, Adamo vede con meraviglia la bellezza di colei che doveva governare la terra al suo fianco e, come Dio, le dà un nome. Papa Benedetto XVI ci ricorda che “La realtà […] nasce dalla Parola”[3]. Dio usa la parola per portare l’universo all’esistenza, così lo stesso linguaggio umano possiede un’analoga potenza creatrice. L’uomo, infatti, ha il compito di nominare gli animali[4].

Perché iniziare un articolo sul gender parlando della Parola di Dio, della Creazione dell’uomo e della denominazione degli animali? Oltre all’insegnamento esplicito sulla sessualità binaria, è evidente il potere delle parole e delle idee non solo nel riflettere la realtà ma nel creare la realtà. Riflettere la realtà dovrebbe essere il compito delle nostre parole, mentre la creazione della realtà è il ruolo della Parola di Dio. Se cominciamo a usurpare il ruolo di Dio e a farci simili a Dio, allora siamo caduti nella trappola in cui i nostri antenati caddero quando il serpente tentò Eva: “… diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”[5]. I Padri insegnano che così ci appropriamo di qualcosa che non è nostro, cioè conoscere quello che Dio conosce e fare quello che Dio fa. Dopotutto, non è questa la tentazione baconiana della filosofia moderna, di una conoscenza che è potere?[6] In molti modi è così, e lo vediamo oggi con l’ideologia del gender.

Don Francesco Giordano, Direttore di VUI Italia
Don Francesco Giordano, Direttore di VUI Italia

Perché creare una nuova parola? In un mondo nominalista come il nostro, la realtà è creata dal linguaggio. La verità non è più pensata come l’adaequatio intellectus et rei dicitur[7] processo nel quale l’intelletto di chi conosce deve “adeguarsi” alla cosa conosciuta, così in questo contesto è stata coniata la parola “gender” in modo da poter immaginare più di due sessi. Dopotutto, alla parola “sesso” si può rispondere solo maschio o femmina. Mentre si può affermare con sicurezza che ci sono differenze da considerare tra le singole persone, non si può eliminare la realtà sostanziale del maschio e della femmina, proprio come non possiamo eliminare il giorno e la notte. Sì, in inverno a Roma, alle quattro di pomeriggio, il sole non è così forte come lo è a mezzogiorno, ma è ancora giorno. Ogni ora e ogni minuto non possono avere una loro particolare definizione. Se così fosse, la comunicazione stessa sarebbe più difficile. Il linguaggio è fatto per semplificare la nostra comprensione e comunicazione della realtà, non per complicarla. Allora perché complicare la realtà? Secondo Gabriele Kuby, “… il reale traguardo resta il dissolvimento dell’identità sessuale, perché solo allora l’individuo potrà finalmente emanciparsi dalla dittatura della natura, e realizzare la totale libertà di scelta e la totale autodeterminazione, riconfigurabile in qualunque momento”[8].

Nonostante l’influenza dell’ideologia del gender, alcune persone con tendenze omosessuali non sono d’accordo con John Money e Judith Butler i quali hanno creato la parola gender per eliminare la sessualità binaria. Penso, ad esempio, a Camille Paglia che ammette che l’omosessualità è in contrasto con la nostra vera natura[9]. I sentimenti di una persona, dopo tutto, non possono definire la sua identità sessuale più del suo corpo. Tuttavia, possiamo semplicemente eliminare i sentimenti? È su questo che si deve concentrare la questione, non nel tentativo di cambiare la natura, ma nello sforzarsi di comprendere perché una persona ha i sentimenti che ha, sia nel caso di attrazione per lo stesso sesso sia nel caso di incertezza sul proprio sesso. Dopotutto, perché secondo Simone de Beauvoir donna non si nasce ma si diventa, mentre oggi sentiamo dire che omosessuali si nasce? Quale delle due? Nessuna. Si nasce maschio o femmina con tutto quello che significa geneticamente e non si può cambiare sesso con interventi chirurgici e trattamenti ormonali. Nel concreto, la ricerca dimostra che ci sono 6.500 differenze genetiche tra l’uomo e la donna, quindi i trattamenti ormonali sono potenzialmente molto dannosi[10]. La natura non può essere ignorata, non importa quanto la nostra società volontarista, che considera l’esercizio della volontà come misura del valore, lo voglia ignorare. Alla radice di questo problema c’è il liberalismo, e Sean Haylock fa un eccellente collegamento tra liberalismo, tecnica, liberazione sessuale e transumanesimo[11].

Quindi, cosa può fare un sacerdote quando ha a che fare con una persona in preda a tale confusione? Per prima cosa, ha bisogno di comprendere l’ideologia e le sue radici filosofiche. Quindi, deve essere esperto di antropologia cristiana[12]. Infine, deve ascoltare chi viene in cerca di aiuto e cercare di capire perché la persona ha tali sentimenti. Spesso, gli studi dimostrano che ci sono ferite profonde da affrontare e si deve capire come inserirsi nel modo più efficace nella comprensione della persona di sé. Si deve diventare esperti della condizione umana, indicando alle persone l’oggetto del vero amore, Nostro Signore Gesù Cristo. Diversamente dal disordine derivato dal concentrarsi sul particolare, se dirigiamo lo sguardo su Dio, ci apriamo al bene universale che include il particolare. Se ci fissiamo sul particolare, ci limitiamo e siamo limitati da esso. La virtù, così, ha un effetto universalizzante sulle facoltà e sulla personalità di un essere umano. Siamo perfezionati dalla virtù. Mentre il vizio fissa una persona sui singoli oggetti, la virtù conduce la persona verso tutti gli oggetti, come dovrebbe essere. Ne derivano la magnanimità e la vera libertà, come testimoniato dai santi. Quindi, si deve tornare a insegnare le virtù, specialmente come sono spiegate da grandi filosofi recenti, come Josef Pieper, e continuare a tenere fissi i nostri occhi sul particolarità di Gesù così da tenere fissi nostri occhi sull’universalità di Dio.

Nostro Signore ci ha insegnato come offrire la nostra sofferenza in sacrificio, e ne sono derivati molti frutti salutari, non ultima la nostra stessa salvezza. Possiamo pensare a Caravaggio, per esempio. Si dice che avesse una tendenza omosessuale, ma la sua grande sofferenza ha contribuito a produrre quel che di meglio l’umanità ha da offrire. In un mondo corrotto dal gender e dal transumanesimo come il nostro, dobbiamo sforzarci di apprezzare il valore della sofferenza e prendere le distanze da una critica nichilista, nietzscheana, di essa, abbracciando piuttosto l’insegnamento contenuto nella Seconda Lettera di San Paolo ai Corinzi: “Ed egli mi ha detto: ‘Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza’. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte” (2 Cor 12,9-10).

[1] Genesi, 1: 4-5.

[2] Genesi, 2: 18.

[3] Benedetto XVI, Verbum Domini 9.

[4] Cfr. Genesi, 2: 19.

[5] Genesi 3: 5.

[6] Cfr. Francesco Bacone, Meditationes Sacrae, 1597 DC.

[7] San Tommaso d’Aquino, De Veritate, q.1, a.1.

[8] Gabriele Kuby, La rivoluzione sessuale globale: Distruzione della libertà nel nome della libertà, Sugarco, Milano, 2017, p. 60.

[9] Cfr. Camille Paglia, “Rebel Love: Homosexuality”, in Vamps and Tramps: New Essays, Vintage Books, New York, 1994, pp. 70-71.

[10] Cfr. Timothy Fortin, Fatherhood and Perfection of Masculine Identity: A Thomistic Account in Light of Contemporary Science, PUSC, Roma 2008, capitolo 1.

[11] Cfr. Sean Haylock, “Sexual Liberation and the Emergence of Transhumanism,” Crisis Magazine, 8 Agosto, 2017.

[12] Suggerisco, ad esempio, i seguenti: Aquinas on the Emotions di Diana Fritz Cates; Introduction to the Science of Mental Health di P. Chad Ripperger; Thomas Aquinas on the Passions di Robert Miner; Thomas Aquinas on Human Nature di Robert Pasnau; o Aquinas on Friendship di Daniel Schwartz. Sebbene abbia una certa inclinazione per le opere che si rifanno a San Tommaso d’Aquino, esistono ovviamente altri ottimi libri da considerare. Nello specifico, ci sono alcuni ottimi libri di Aardweg, Nicolosi e Goldberg sull’omosessualità. Di recente, un libro eccellente che consiglio vivamente è quello di Daniel Mattson, Why I don’t call myself gay.

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