Una buona morte

Di Joseph Meaney  4/3/2017 (Fonte: www.hli.org)

Sono volato a casa per stare con mia madre e le mie sorelle dopo che una telefonata terribile mi aveva annunciato che il mio fragile padre era caduto fratturandosi le costole e che aveva avuto un attacco di cuore. La telefonata è arrivata venerdì e lunedì ero già catapultato in un altro mondo, avendo lasciato l’Europa alle spalle per tornare nel Texas del Sud. Sono passato dal mio lavoro di coordinamento internazionale pro vita per Vita Umana Internazionale alla pratica dolorosamente concreta dell’assistenza e dell’accompagnamento nel fine vita.

Noi non siamo una famiglia tipo. Papà era laureato in filosofia e mamma è un medico. Mia sorella adottiva, Anne-Sophie è una religiosa il cui ministero è incentrato sulla difesa della vita, in particolare, di quella dei malati terminali. Ha aiutato famiglie e i loro cari morenti per oltre 25 anni. La nostra fede cattolica è per noi una realtà profonda e centrale. Per decenni siamo stati educati nella Chiesa e verso di essa siamo stati generosi, cosa che risale a diverse generazioni, ricevendo in dono molte vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Siamo stati senza dubbio abbondantemente benedetti e preparati per questo viaggio molto meglio della maggior parte delle persone.

Mia madre e le mie sorelle erano tutte convinte che questa sarebbe stata la sua ultima malattia. Papà, infatti, è entrato nella vita eterna una settimana dopo il mio arrivo.

Nel prendermi cura di lui e nell’organizzare il suo funerale e la sua sepoltura, ho imparato molte importanti lezioni pro vita. Da alcuni anni, lavoro contro l’eutanasia per Vita Umana Internazionale, in particolare in Europa. Mia sorella Anne-Sophie è letteralmente in prima linea nel dare assistenza spirituale agli anziani e ai moribondi. Lei ha assistito a numerosi casi di eutanasia “illegale” o “non dichiarata”, ma tuttavia reale, sia in ambito ospedaliero che negli ospizi.

Dr. Joseph Meaney
Dr. Joseph Meaney

Quello che mi ha colpito di più è stata la differenza incredibile tra la buona morte cattolica e il sonno eterno provocato dall’eutanasia. L’ultima malattia di mio padre e il suo funerale sono state celebrazioni di fede e di speranza, seppur piene di molte lacrime di dolore. Badanti, amici e familiari sono stati profondamente toccati. Papà ha sofferto e si è lamentato per le sue costole rotte quando, essendo agonizzante, abbiamo dovuto girarlo su un fianco per cambiarlo. La maggior parte delle volte, però, diceva: “Sto bene”, anche quando evidentemente non stava bene. Ci ha edificato la sua mancanza di rabbia o di ribellione verso Dio di fronte alla morte che si avvicinava rapidamente, il che sarebbe stata una reazione naturale e una tappa lungo la strada dell’accettazione. Molte persone hanno fatto sacrifici, specialmente i familiari più stretti, che hanno vegliato giorno e notte al suo capezzale per quasi due settimane.

Tutto questo dolore e questi sacrifici sono stati amorevolmente accettati e trasformati in qualcosa di bello. Non è stata la sofferenza senza senso di un animale o di una persona che non ha alcuna speranza oltre questa vita e questo mondo. Ho compreso, come non avevo compreso prima, che per scegliere l’eutanasia o il suicidio assistito la maggior parte delle persone deve veramente sprofondare nella disperazione più assoluta. Devono essere convinti che essere costretti a sopportare la sofferenza è una cosa senza senso e crudele quando una morte accelerata potrebbe risolvere il problema senza dolore e rapidamente.

Ovviamente a sostegno dell’eutanasia ci sono ragioni vili e meschine. I tirchi e gli avari vorrebbero risparmiare sui costi dell’assistenza sanitaria, che certamente sale alle stelle nei sei mesi terminali della tipica vita moderna. I membri avidi della famiglia vogliono ricevere la loro eredità più velocemente e non vogliono vedere il denaro impiegato per la cura o per altre spese “inutili”. Alcuni semplicemente non vedono nessuna ragione per cui, ad esempio, un barbone dovrebbe ricevere cure mediche avanzate e costose, poiché non ritengono che i poveri abbiano la stessa identica dignità e gli stessi identici diritti degli altri.

Le ragioni “elevate” e “nobili” a sostegno dell’eutanasia sono in un certo senso peggiori. Personalmente trovo la falsa compassione in questi casi più ripugnante della semplice avidità. Questa misericordia morbosa distrugge il momento più importante in ciascuna delle nostre vite, l’ora della nostra morte. Questo momento decisivo in cui tante conversioni in punto di morte hanno trasformato la tragedia in una vittoria all’ultimo secondo, è avvelenato. L’ultimo atto della persona è allontanarsi da Dio e dalla Sua misericordia, e tutto ciò è reso possibile dalle mani degli operatori sanitari che dovrebbero essere i custodi della vita umana. Questo è un orrore che non porta la pace, ma solo il vuoto silenzio della morte eterna.

La radice più profonda del problema è il materialismo. I sostenitori dell’eutanasia non hanno alcuna speranza finale; solo una fredda disperazione. Alcune di queste persone sono piene di orgoglio o di timore e del bisogno di controllare il momento della loro morte, di possederlo. In qualche modo, ponendo prematuramente fine alla loro vita, pensano di avere una sorta di dignità pagana sul modello dei suicidi dell’antica Roma o del rituale del “seppuku” dei samurai.

È necessaria l’umiltà tipica del Cristiano per riconoscere che è Dio ad avere il controllo, e non noi. Avere il controllo non è generalmente solo un’illusione ma anche una tentazione. Il processo diabolico consiste nell’anteporre la nostra volontà a quella di Dio. La pace e la serenità derivano dalla pazienza e dalla speranza, non dalla fuga dalla morte ottenuta affrettandola. Offrire la propria sofferenza a qualcuno è un gesto che nobilita e non distrugge la dignità umana, come gli divulgatori di morte sostengono. Fare sacrifici per i propri cari e sì, essere un peso per gli altri, possono diventare vie di santificazione se rettamente vissuti.

Ora, ci sono fardelli santi e non santi. I primi sono semplicemente inevitabili data la nostra situazione attuale. Le persone per natura invecchiano e si ammalano, e le disgrazie succedono. Altri fardelli derivano dal peccato. A volte portare tali fardelli può indubbiamente generare situazioni sfibranti e malsane. Il discernimento è necessario per capire quali fardelli dovremmo portare e quali prove non dobbiamo o non possiamo sostenere.

Ho recentemente tenuto una conferenza in Belgio confrontando la morte di mio padre con il fine vita tipico dell’eutanasia. Le differenze sono più evidenti se si prende in esame l’eredità lasciata. Io non mi sento in colpa per la morte di mio padre, e sono impressionato dal suo coraggio mostrato fino alla fine. Egli non ha preso una scorciatoia o una via d’uscita più facile, e nemmeno noi. Questo si traduce in pace e gioia, piuttosto che rimorso e angoscia. Mio padre è entrato nella vita eterna nel momento stabilito da Dio, non dall’uomo. Egli non è stato trattato come un peso colpito da un’inutile sofferenza per cui dovrebbe essere soppresso. Abbiamo fatto tesoro della sua vita come di un dono prezioso, ma abbiamo anche evitato l’idolatria opposta che consiste nel prolungare la vita con ogni mezzo. Il perseguimento di trattamenti eccessivi, e anche disperati e gravosi, è l’errore opposto e speculare dell’eutanasia.

La grande confusione che regna oggi fa paura. Fate pure l’eutanasia al vostro cane o gatto che devono affrontare un dolore senza senso o la cui cura sarebbe troppo costosa, certo, ma non fatela a vostra nonna! La cecità, che non vede il motivo per cui trattiamo diversamente un animale domestico e un essere umano, è l’odierna tenebra che grida per ottenere la luce e il tocco misericordioso di Dio.

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One thought on “Una buona morte

  • 16 marzo 2017 at 20:22
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    Non voglio lasciare commenti. Condivido pienamente ed ampiamente quanto scritto.
    Aggiungo soltanto una cosa che ci ha lasciato come preghiera il buon Gesù : … Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra… E’ lo stesso Dio che ci dice di pregare così… Grazie per l’articolo, scritto con sentimento e grande fede cristiana !…

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